Lavoro in Toscana: i posti ci sono, servono orientamento e pratica

Molto spesso l'impossibilità di trovare risorse umane adatte al profilo richiesto diventa un titolo di giornale


Davanti all'ennesimo caso dell'Azienda che, pur operando in tempi di crisi, non riesce a trovare dipendenti adatti al profilo richiesto sul mercato, abbiamo deciso di intervistare chi fa della formazione la propria mission imprenditoriale.

La Toscana ha contrastato più di altre regioni italiane lo scivolo economico della crisi grazie al settore turistico ricettivo e su questa ancora ha deciso di investire per proporsi sul mercato internazionale quale meta di eccellenza nell'ospitalità nella esperienzialità e nell'enogastronomia.
Una regione fatta di tante piccole imprese che operano come indotto del Luxury a 360 gradi dalla ristorazione alla moda, alle nuove tecnologie con quale stato di salute si presenta sul mercato?

Anna Sacristano è l'amministratrice di A.S. Consulting, Società fiorentina che offre consulenza ad aziende e lavoratori alla loro prima esperienza o alla ricerca di un rilancio professionale ed a lei Nove da Firenze ha rivolto alcune domande.

Il sistema Lavoro è veramente così complesso? "Nonostante il livello di disoccupazione sia molto alto e quindi proponga sul mercato diverse figure potenzialmente appetibili, esistono molte imprese che trovano serie difficoltà nella selezione dei profili da inserire in azienda. Un imprenditore mi ha appena contattata perché dopo 400 colloqui non è riuscito ad individuare una persona per l'amministrazione".

Come mai accade questo? "Perché c'è difficoltà nell'individuare un percorso formativo coerente con le motivazioni. Sembra banale ma nel fare personalmente orientamento ho potuto constatare come si tenda spesso ad inseguire modelli che non sono adeguati alla personalità del candidato. Oggi è più che mai importante conoscersi ed auto-valutarsi, successivamente serve la comunicazione di se stessi che è diventata fondamentale. Abbiamo perso la valorizzazione della risorsa umana. Noi qui facciamo gratuitamente l'orientamento in entrata ai nostri corsi e nel 2016 abbiamo ottenuto circa 500 inserimenti lavorativi e sono state aperte a fine corso circa 50 nuove imprese nel settore della ristorazione tra cucina, pasticceria, panificazione e pizzeria che offrono ancora possibilità".

Ma il settore ristorativo è riferito solo ai fornelli? "Assolutamente no ed è un mio fermo obiettivo quello di rilanciare, qualificandolo, il ruolo dei camerieri. Ovunque nel mondo la richiesta da parte delle imprese è alta ma ad oggi il cameriere è un porta-piatti. una figura delegata a chi non ha ambizioni e quindi può fare il cameriere e così è vista anche sul mercato del lavoro che riserva il lavoro di cameriere a studenti o disoccupati. Si tratta di un lavoro difficile che merita una opportuna formazione che qualificherebbe l'intero settore ristorativo".

Uno spunto interessante, ci sono figure svalutate anche in altri ambiti?
"Certo. Pensiamo al lavoro di segreteria squalificatosi ai massimi livelli, ci sarebbe invece molto da fare sul senso di responsabilità, sulla cordialità, sulla capacità di coordinarsi e sulla gestione dei rapporti tra il datore di lavoro ed i collaboratori od il reparto operativo. Altro settore è quello della Moda dove ci sono grandi opportunità ma è sparito il ruolo della modellistica o della sartoria dove si è venuto a creare un gap dovuto ad anni di allontanamento da lavori artigianali delegati agli stranieri ad esempio nella provincia di Firenze e Prato all'imprenditoria cinese che invece è cresciuta in questo ambito. Soprattutto i giovani dovrebbero guardare con curiosità ed interesse a questi lavori passando per una grande qualificazione professionale, concentrandosi soprattutto su un percorso che porti ad affrontare un colloquio serio e consapevole".

Ecco. Il colloquio. Perché le giovani generazioni non funzionano? "Purtroppo dobbiamo essere sinceri. Oggi i ragazzi non sono preparati per affrontare un colloquio ed all'incontro con il futuro datore di lavoro oltre a non presentarsi adeguatamente qualificandosi umanamente e professionalmente, chiedono prematuramente notizie del contratto e delle ferie. Sarebbe opportuno invece prepararsi in anticipo sui dati dell'azienda e fare domande sulla sua operatività, sui prodotti e sui sistemi di produzione. Mostrare interesse per il futuro posto di lavoro significa offrire all'imprenditore una risorsa umana che può fornire un risultato ed è questo che cercano gli imprenditori che devono poter delegare allo staff perché si occupano di altro e non di produrre. Poi c'è spazio anche per altre richieste".

Nel sistema moderno voi vi ponete come collante tra le aziende ed i lavoratori? "La nostra programmazione annuale dei corsi, in collaborazione con Casartigiani, parte da un panorama di quelle che sono le necessità delle imprese sul mercato toscano e non solo. Fatto questo cerchiamo insegnanti che siano professionisti nel settore, pertanto risultano molto adeguati perché aggiornati sulle novità e questo per noi è vincente poiché chi esce da qui è pronto ad operare sul mercato corrente. Per fare un esempio: quando prendiamo stagisti si ritrovano stupiti davanti a realtà che sono diverse dalla loro preparazione di base. Per me la manualità è importante come base, ma la conoscenza dei software moderni è indispensabile. Dall'altra parte le aziende hanno l'opportunità di poter far crescere al proprio interno figure professionali che si formano ed acquisiscono nuove competenze. A maggio proponiamo nuovamente corsi di Social Network, oramai basilari per le aziende dove difficilmente esistono figure dedicate, e li apriamo ai disoccupati ma anche ai dipendenti che intendono qualificarsi ulteriormente e trovare magari un nuovo inquadramento".

Tutto parte dall'orientamento.. e poi? "Orientarsi al lavoro non è solo utile ma occorre farlo per tempo e dunque bene si fa ad anticipare la scelta all'interno del percorso di studi, inoltre però la crisi ci ha insegnato che l'orientamento non finisce mai ed anche ad età avanzata occorre rimettersi in gioco partendo dall'essere consapevoli delle proprie attitudini e dei propri limiti". 

Ma è vero che manca ancora la pratica? "Si tratta di un tasto dolente. Sempre attraverso Casartigiani che ci mette in contatto con gli artigiani operanti sul territorio abbiamo sviluppato percorsi nei laboratori.. devo dire la verità? Registriamo uno scarso interesse da parte degli italiani, sono invece tanti gli stranieri che fanno richiesta di poter andare a bottega dai maestri artigiani. Questo perché lo straniero ci riconosce la cultura dell'artigianalità, siamo per loro esempio di qualità molto più di quanto non lo siamo per noi stessi. Inoltre negli anni molti artigiani hanno preferito che i propri figli facessero altri percorsi invitandoli a laurearsi in altri settori anziché puntare su un forte ricambio generazionale. Oggi che siamo tornati a guardare alle attività artigianali subiamo questa perdita di terreno. Un errore imperdonabile se pensiamo a quanti grandi nomi dell'Alta Moda ad esempio sono partiti dalle piccole sartorie di famiglia".

Il futuro cosa riserva ai nuovi pionieri? "Dobbiamo e possiamo farcela anche se sono veramente tanti gli anni di abbandono che ci separano da un artigianato che non era solo manualità, ma era cultura allo stato puro. Oggi per ritrovare quello stesso livello di bravura occorre recuperare anche tutta quella cultura che rappresenta la storia di una Italia che si regge, nonostante tutto, su tante piccole imprese che meritano grande attenzione".

Antonio Lenoci