Lavoro in Toscana: Centri per l'Impiego, ecco che fine faranno

"Centri per l'impiego a Regioni virtuose", il Ministro Poletti dice sì, poi..


Centri per l'impiego alle Regioni, almeno a quelle virtuose e pronte? La Toscana lo chiede, molti lavoratori delle ex Province (in platea) lo sperano e il ministro Poletti risponde alla fine di sì. Poi, aggiunge, quando entrerà in vigore la nuova Costituzione che ripartisce in modo diverso le competenze tra Stato e Regioni si vedrà il da farsi.

Il botta e risposta, si consuma sul palco del Palazzo dei Congressi a Firenze, dove stamani si discuteva di fondo sociale europeo in un convegno organizzato dalla Regione. Oltre 730 milioni, fino al 2020: a tanto ammonta per la Toscana il fondo. Un miliardo e mezzo con il Fesr, il fondo per lo sviluppo regionale. "Risorse - aveva ricordato in apertura l'assessore alle attività produttive, Gianfranco Simoncini – che la Regione utilizzerà con scelte che sono frutto della continuità ma anche innovative, imposte dai tempi e le riforme". Come appunto il superamento delle vecchie Province. "Gestivano il 70 per cento delle risorse – spiega -, ora fondamentalmente non gestiranno più niente". Lo farà per loro la Regione, che entro l'anno assorbirà tutto il personale della formazione e i contratti in essere. Ma che ne sarà invece dei servizi e centri per l'impiego?

A porre la prima domanda e a chiedere al Governo chiarezza al riguardo era stato Simoncini, prima ancora dell'arrivo del ministro Poletti. Più esplicito era stato poi il presidente della Toscana Enrico Rossi. "In questi anni – aveva ammesso l'assessore – probabilmente c'è stata un'eccessiva frammentazione: 110 tipologie diverse di servizi per l'impiego in tutta Italia, una per provincia, erano forse troppe". Ma passare ad un'unica agenzia nazionale non sarebbe per l'assessore la soluzione migliore. Anzi. E lo spiega. Non lo sarebbe "perché i mercati del lavoro non sono gli stessi dalla Lombardia alla Sicilia" e perchè servizi all'impresa e la formazione "non si possono slegare dalle politiche per il lavoro", cosa che invece sembrerebbe prevedere la nuova Costituzione che entrerà in vigore nel 2018 e che affida le prime due alle Regioni e l'ultima allo Stato.

Si rischia di tornare ai vecchi uffici di collocamento. La Toscana propone invece "un'agenzia nazionale, con poteri anche sostitutivi, e tante agenzie regionali quante sono le Regioni, ciascuna con i dipendenti che erano delle Province".

Dal palco risponde un'oretta più tardi il ministro al lavoro Giuliano Poletti. "Il nostro obiettivo - dice - è rafforzare i centri per l'impiego e le politiche attive per il lavoro. Ci stiamo lavorando e vogliamo farlo con le Regioni. Come? Ne parleremo dopodomani in un incontro con gli assessori regionali. I centri per l'impiego sono per noi una priorità, l'obiettivo è creare una rete intelligente".

E' un'apertura: si intuisce il porto d'approdo. Ma il presidente della Toscana Enrico Rossi chiede una parola ancora più chiara. "Non è il caso – domanda - che in questa riorganizzazione si tenga conto anche di Regioni che hanno esperienze positive? Non vorrei che si buttasse al vento il buon lavoro fatto finora". Il presidente cita un numero su tutti: i centri per l'impiego pubblici in Toscana gestiscono il 20 per cento di tutte le pratiche, contro il 4 per cento di media di altre regioni.
Percentuali, quelle toscane, molto vicine alla media europea. "Valorizziamo dunque queste Regioni - dice Rossi - Noi siamo pronti a partire da subito assumendoci la gestione dei centri per l'impiego nel quadro di una normativa nazionale". La Toscana del resto ha già approvato una proposta di legge presentata dalla giunta.

Poletti, sollecitato, interviene di nuovo e alla fine dice sì: ben venga una gestione dei centri affidati alle Regioni e in grado di farlo. "Questo almeno è il mio orientamento" puntualizza dal palco. I lavoratori tirano un sospiro di sollievo e applaudono. Però.. "Su come operativamente si potrà procedere – spiega - andrà chiaramente definito assieme al resto del Governo". "Poi - conclude - quando ci sarà una nuova Costituzione faremo quello che dovremo fare".

Redazione Nove da Firenze