Rubrica — Scomparsi in Toscana

La giornata "triste" di Montelupo

di Simone Londi, Assessore alla Pubblica Istruzione e Politiche Giovanili del Comune di Montelupo Fiorentino


Ieri per Montelupo è stata una giornata particolare, una di quelle giornate felici e tristi allo stesso tempo.

Ci siamo svegliati sicuramente felici leggendo la notizia che le nostre forze dell'ordine avevano finalmente arrestato la persona che aveva aggredito la ragazza nel parco il 14 ottobre, risolvendo così un caso che avrebbe continuato a lasciare ombre sul parco dell'Ambrogiana e sulla vita di Montelupo in generale.
E ha fatto bene il nostro Sindaco a fare un plauso alla polizia e ai carabinieri, che attraverso un meticoloso lavoro di intercettazioni, indagini con il DNA e riprese delle telecamere sono riusciti a mettere la parola fine a questa vicenda che si perpetrava da mesi.
Col passare del tempo però, l'entusiasmo iniziale si è sopito ed è venuto fuori quell'aspetto "umoristico", come direbbe Pirandello, che nasce da una considerazione meno superficiale della situazione.
E allora comincia a diventare una giornata triste per tutta una serie di motivi.
Triste perché abbiamo scoperto che il ragazzo in questione non viene da fuori ma faceva parte della nostra comunità.
Non fraintendetemi: non è che se fosse stato di un altro comune saremmo stati sollevati.
È solo che quando un ragazzo colpevole di un'aggressione abita a 200 metri da te, ti senti per forza coinvolto in maniera maggiore.
Ti senti coinvolto come amministratore della città, come cittadino che vive lo stesso paese, e come parte di quella comunità che forse, stavolta, non è riuscita a fare abbastanza.
Perché questo è un ragazzo che le nostre scuole hanno cresciuto, che le nostre associazioni hanno accolto e di cui le nostre istituzioni hanno provato a prendersi cura.
Ci prendiamo cura di tutti, ci riusciamo con tanti, non ce la facciamo con qualcuno.
E allora ci diciamo che non era possibile, che le condizioni di questo ragazzo erano talmente difficili che nessuno ce l'avrebbe potuta fare.
Ma io non voglio rassegnarmi.
Il compito di un amministratore è anche questo, non rassegnarsi.
Impegnarsi per far sì che in una comunità tutti i ragazzi studino, si formino, trovino un lavoro e abbiano una vita dignitosa probabilmente è una cosa ingenua e irrealizzabile, ma è come un orizzonte:
forse non ci arriveremo mai, ma ci deve servire per andare avanti.

Redazione Nove da Firenze