Terrorismo, Firenze: individuati i punti della città più “a rischio”

Riunito stamattina il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Nessuna strada chiusa, ma installazione di sistemi di difesa passiva che possano scongiurare quanto avvenuto a Barcellona


Rinforzare ulteriormente il già valido sistema di difesa del Centro Storico di Firenze, senza blindare o deturpare la città ed evitando intoppi alla circolazione e mobilità, ma adottando ogni iniziativa utile ad un innalzamento del livello di sicurezza.

E’ questo l’obiettivo del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi nuovamente oggi dopo gli attentati di Barcellona.

Nel corso della riunione, presieduta dal Vice Prefetto Vicario Tiziana Tombesi ed alla quale – oltre ovviamente ai vertici delle Forze dell’Ordine – ha partecipato il Comune di Firenze capeggiato dall’Assessore Federico Gianassi, è stato passato al setaccio il centro storico della città, al fine di individuare le misure più idonee per innalzare il livello di sicurezza degli obiettivi sensibili.

Più precisamente, sono stati messi sotto la lente di ingrandimento per particolari connotazioni logistiche e per presenza di flussi turistici, i seguenti tratti stradali,considerati prioritari: Via Martelli, Via de’ Cerretani, Via de’ Pecori, Via dell’Oriuolo/Piazza del Duomo, Via dei Calzaiuoli, Piazza San Lorenzo, Lungarno Diaz, Piazza Santa Croce.In questi punti, il Comune già a partire dai prossimi giorni effettuerà degli interventi che disincentivino al massimo il verificarsi di quanto avvenuto purtroppo a Barcellona, dalle cd. “fioriere antisfondamento”, considerate evidentemente più compatibili dei new jersey dal punto di vista estetico.

Nessuna chiusura totale di strade, anche per consentire la piena fruizione della città da parte dei residenti, dei pendolari e dei turisti, ma dei sistemi che rendano pressoché impossibile ai veicoli di acquisire velocità e di accedere a luoghi particolarmente frequentati.

“A seguito delle rivelazioni di alcuni miliziani dell’ISIS presi prigionieri negli scontri vicino a Raqqa - dichiara l’europarlamentare Mario Borghezio- siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di uno specifico corpo paramilitare dell´ISIS, la Brigata Al Kharsha, formatasi nei territori ancora detenuti dal califfato, il cui obiettivo sarebbe quello di addestrare i foreign-fighters e di rispedirli in Europa attivando nuove cellule terroristiche. Secondo diversi esperti, alcuni gruppi di jihadisti avrebbero già completato l´addestramento (che comprende anche una forte componente motivazionale) e, mantenendo i contatti con predicatori integralisti, sarebbero pronti a formare nuove leve in via di radicalizzazione. Le forze antiterrorismo europee stimano che i foreign-fighters già rientrati in Europa possano essere ad oggi circa cinquemila”. “Questa minaccia sempre più concreta- conclude Borghezio - deve far desistere alcuni governi europei da tentativi velleitari di ‘rieducazione’ degli jihadisti e deve far comprendere l’assoluta indifferibilità di un intervento di bonifica dei centri islamici per estirpare dalle nostre città i focolai del radicalismo”.

Redazione Nove da Firenze