Firenze in vendita: chi vuole le case, chi le grandi opere

Il Comune di Firenze vende altri immobili


Tra gli argomenti più dibattuti a Firenze l’abbandono dei fiorentini dal centro storico, definito dai media "processo di desertificazione" del tessuto urbano.
In questo contesto s’innesta oggi la polemica sulla destinazione di alcuni alloggi di proprietà del Comune di Firenze: "60 alloggi popolari, domani messi in vendita probabilmente ad un holding dello Stato ad una somma di 13.000.000 di euro" denuncia il Sunia.

L'Amministrazione ha replicato che "per valore commerciale e per contesto edilizio non hanno le caratteristiche per poter far parte del patrimonio di edilizia popolare". Non sarebbero dunque case popolari "Sono immobili da tempo inseriti nell'elenco dei beni destinati alla vendita - spiega l'assessore Federico Gianassi - non utilizzabili per finalità sociali" per questo alienabili in una unica soluzione e non una alla volta. 
L'acquirente potrebbe versare nell'immediato il 30% del valore pattuito per poi erogare alle casse comunali una rendita annua. Sarebbe giusto di 4 milioni il totale preventivato in Bilancio dalle alienazioni dell'anno in corso.

La Segreteria fiorentina del Sunia all'indomani del convegno sul diritto all'abitare in città in cui sono stati forniti i numeri relativi agli appartamenti destinati ad affitti a breve termine per turisti, non passa oltre la caratterizzazione che escluderebbe l'uso sociale dei beni e commenta così l'accaduto "Si tratta di un bell’introito, che il Comune di Firenze dice, tramite il suo assessore, di voler destinare ad asili, scuole, giardini e impianti sportivi, non intravedendo l’utilità sociale di mantenere alloggi di edilizia pubblica o comunque case destinate alle famiglie fiorentine a basso e medio reddito, ormai espulse dalla città. Quella del Comune è una scelta su come s’intende la città, una scelta che va nella direzione di consolidare il volto di una città museo turistica, espunta dalla sua cittadinanza. Scelte come questa tracciano però un segno preciso e sono la cifra distintiva di un’amministrazione che, almeno nell’agire dell’assessorato, ha deciso di non considerare i bisogni abitativi dei cittadini fiorentini in difficoltà. Scelte di cui poi l’assessore e l’amministrazione tutta, dovrà assumersi la responsabilità - afferma Laura Grandi, segretaria del Sunia di Firenze - la funzione sociale di un’amministrazione non si esaurisce nella dotazione di infrastrutture per il tempo libero, a maggior ragione quando prima non vengono soddisfatti i bisogni primari come, appunto, la casa”.

Ad accusare il colpo anche l'opposizione, Movimento 5 Stelle in testa, che aveva chiesto di destinare gli alloggi alle emergenze ed in alternativa all'affitto in regime 3+2 ovvero a canone concordato attraverso i parametri stabiliti con i tecnici delle associazioni di inquilini. Una fattispecie contrattuale che lotta sul mercato con l'affitto turistico destinata non agli indigenti ma ai monoreddito, alle famiglie che rientrano tra i nuovi poveri della Toscana. 

Palazzo Vecchio però vuole vendere e non gestire: nuovi asili, scuole, giardini e impianti sportivi dunque? Il ricavato dalla vendita degli immobili pubblici è destinato alle medie e grandi opere che a Firenze risultano essere diverse con 100 milioni di investimento all'attivo ed un hashtag #firenzecambia tra i trending topic della giunta sui social network.

Redazione Nove da Firenze