Evasi a Firenze: la fuga del lenzuolo scatena polemiche

Il sindacato Uilpa: "Troppo facile scappare e a farlo sono quasi sempre cittadini stranieri, un dato questo che deve far riflettere"


I tre detenuti che hanno messo in allerta tutte le forze dell'ordine di firenze e provincia durante la notte avrebbero eluso la sorveglianza, aperto porte e finestre per poi calarsi con un lenzuolo nel cortile dell'ora d'aria approfittando infine di una porzione perimetrale crollata in una zona sottoposta a divieto di accesso perché in stato di insicurezza.

“Se ad evadere sono quasi sempre cittadini stranieri questa è la dimostrazione che il carcere così come concepito va bene per gli Italiani, ma non per gli stranieri – a sostenerlo è Angelo Urso segretario generale della UIL PA Polizia Penitenziaria – perché il sistema basato sulla premialità ha i suoi effetti sui primi in quanto possono accedere alle misure alternative, ma non sui secondi che evidentemente non avendo analoghe prospettive non esitano appunto ad approfittare delle falle che il sistema presenta”.

Le modalità dell’evasione e le eventuali responsabilità sono tutte da chiarire, ma il sindacato spiega "Stando alle prime indiscrezioni pare che i tre, ubicati in un reparto a “custodia aperta” hanno approfittato della loro libertà di movimento all’interno della sezione per aprire una porta in fondo al corridoio, dalla quale hanno poi avuto accesso alle scale dei passeggi e da lì hanno sfondato due finestroni dai quali si sono poi calati con il più classico dei metodi, vale a dire utilizzando le lenzuola. Da lì in poi tutto è stato facile in quanto il muro di cinta era crollato e non c’erano presidi fissi di Polizia Penitenziaria".

“A Firenze è da tempo che la UIL denuncia la precarietà della struttura e l’assenza dei necessari interventi di manutenzione – aggiunge Urso – sarebbe anche sin troppo facile adesso dire: noi l’avevamo detto! Non è questo che ci interessa ma piuttosto puntare il dito contro chi continua a depauperare gli organici di Polizia Penitenziaria all’interno delle carceri”.

All’interno delle carceri negli ultimi tre anni le aggressioni, i reati, gli atti vandalici, le infrazioni disciplinari sono triplicate e le evasioni sono frequenti. “Il problema – chiosa Angelo Urso – è che siamo usciti da un dichiarato Stato di Emergenza senza che il Governo abbia sentito il bisogno di adottare misure straordinarie; gli organici sono oggi ridotti a circa 38.000 unità (45.000 circa quelle previste), all’interno delle carceri sono stati ridotti di ulteriori 500 unità da destinare all’esecuzione penale esterna pur senza avere un quadro normativo che consenta ai baschi azzurri il controllo delle misure alternative alla detenzione, presso i palazzi del potere, nonostante le sollecitazioni del Ministro, lavorano ancora circa 1000 unità in più di quelle previste (1.179).”

La riforma della Pubblica Amministrazione, la c.d. legge Madia, avrà ulteriori effetti negativi sul sistema carcerario italiano? “Se i decreti attuativi – conclude il leader della UIL – non hanno toccato che marginalmente la Polizia penitenziaria una ragione ci sarà. A parte la soppressione del servizio navale, infatti, niente altro ci ha riguardato, questa è la dimostrazione che mentre per le altre Forze di Polizia razionalizzare ha significato la ridistribuzione delle specializzazioni e la diminuzione dei presidi sul territorio, tanto da far dire in qualche caso che meno presidi equivalgono a meno sicurezza per i cittadini, per noi è l’esatto contrario perché ci ridurranno l’organico di quasi 5.000 unità ma nel frattempo continuano ad aumentare i posti letto, ad aprirsi nuovi istituti, nuovi padiglioni e nuove sezioni. Altro che razionalizzazione! Il sistema presenta crepe preoccupanti e certo non aiuta una gestione del DAP autoreferenziale, poco attenta alle esigenze della prima linea”.

Redazione Nove da Firenze