Estorsione a Firenze, aggravata dal metodo mafioso

Individuata la presenza in Toscana di soggetti facenti parte di una cosca ‘ndranghetista


Nella mattinata odierna, su incarico del P.M. Ettore Squillace Greco, i finanzieri del Comando Provinciale Guardia di Finanza di Firenze hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di misure cautelari personali (3 in carcere e 2 ai domiciliari) disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale del Capoluogo Toscano – Dott. Francesco Bagnai – su richiesta della locale Procura della Repubblica – D.D.A., diretta dal Procuratore Capo Giuseppe Creazzo, nei confronti di 5 persone perché ritenute responsabili dei reati di concorso in estorsione, aggravata dal metodo mafioso, e bancarotta preferenziale.

Le indagini - svolte dal Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria di Firenze, sotto la direzione del Procuratore Ettore Squillace Greco, applicato per questa indagine alla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze - hanno preso avvio da un’autonoma attività info-investigativa svolta nei confronti di soggetti calabresi da tempo residenti nel territorio regionale Toscano, fortemente sospettati di riciclare capitali di provenienza illecita.

Gli sviluppi investigativi hanno consentito infatti di individuare la presenza in Toscana di taluni soggetti facenti parte di una cosca ‘ndranghetista insediata nel Reggino, dedita alla commissione di sistematiche condotte estorsive nei confronti di imprenditori su tutto il territorio nazionale, attuate mediante la commissione di palesi vessazioni e velate minacce di arrecare gravi danni alle persone ed ai beni.
In particolare, le Fiamme Gialle fiorentine hanno accertato una serie di condotte estorsive operate nei confronti di un’impresa ubicata all’interno del mercato ortofrutticolo di Firenze-Mercafir.

La prolungata attività indagine ha messo in luce che le condotte estorsive (attuate con minacce e vessazioni) erano state poste in essere su “mandato” di un imprenditore bergamasco, anch’egli attivo nel settore import/export di frutta e vegetali, il quale aveva coinvolto la menzionata consorteria criminale per riscuotere “forzatamente” i crediti da lui vantati nei confronti del menzionato imprenditore toscano, cosi realizzando la contestata bancarotta preferenziale.

Gli approfondimenti contabili sulla documentazione bancaria acquisita durante le indagini - corroborati dalle risultanze delle intercettazioni telefoniche/ambientali e dagli accertamenti patrimoniali - hanno quindi consentito di ricostruire una riscossione coatta di oltre duecentomila euro, tra denaro contante e preziosi, che sono stati nel tempo consegnati ai soggetti indagati da vari imprenditori vessati, operanti nelle Regioni Toscana, Piemonte e Lombardia.

Complessivamente le persone indagate nell’indagine sono 10 e, contestualmente all’esecuzione delle menzionate misure cautelari, sono state eseguite diverse perquisizioni domiciliari/locali nelle province di Reggio Calabria, Bergamo e Trento.

Redazione Nove da Firenze