Si fanno i conti: il fiorentino Renzi come il Jolly che resta in mano

Davanti allo sconcertante quadro politico ed istituzionale offerto dalle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 di convergente c'è ben poco, persino all'interno dello stesso partito c'è chi esulta e chi accusa la sconfitta


ELEZIONI 2013 — Dalle urne esce un quadro politico ricco di interpretazioni, ma povero di prospettive. Sono tre i gruppi politici che si spartiscono l'Italia, la coalizione di Centrosinistra, quella di Centrodestra, il Movimento 5 Stelle e il Premier uscente Mario Monti con la sua Scelta Civica. Le Elezioni 2013 sono state le elezioni del web: dove ha ottenuto il più grande risultato un Movimento nato attraverso i Meet-up e lo scambio di e-mail, passato per il WikiPD, e sostenuto con ogni mezzo lecito o illecito attraverso i Social Network Twitter e Facebook.
All'indomani del voto, davanti al PD che ha perso l'occasione di "vincere facile", ad una destra italiana che si è aggrappata al ritorno di Silvio Berlusconi che ha scalato il monte dei delusi attraverso promesse mirate e soprattutto davanti all'ascesa del voto di protesta che ha inteso 'rottamare' tutto e tutti lasciando fuori dai Palazzi i vari Di Pietro, Fini ed altri bocciati eccellenti, l'attenzione si è riversata su chi aveva capito tutto ed oggi è il Genio (fiorentino) incompreso.
Matteo Renzi, sindaco di Firenze, oggi fa la parte del Jolly che ti resta in mano al Conchino, quello che hai pescato fortunosamente, non usi perché sei indeciso, o più semplicemente non sai giocarlo, e pesa tantissimo sul risultato finale. Il primo cittadino di Firenze era pronto a sposare le regole del Pd con l'intento di svecchiarlo, recuperare i voti sfuggiti alla destra e proiettarsi verso un rinnovamento radicale, civico, rivoluzionario ma civile, contro il declino. Le Primarie hanno detto "Bersani" i ragazzi restano a casa, a guardare la televisione.
Lo invocano adesso da ogni parte d'Italia il sindaco ex 'rottamatore', quello che per poco non ha sconvolto l'ancien regime di un partito che oggi si spacca tra sorridenti e musi duri, tirati, quasi imbarazzati.
Ad aver interpretato con autocritica i risultati elettorali è stato sicuramente Massimo Mattei, assessore della Giunta Renzi che su Facebook ha lanciato un lungo commento politico che raccoglie in se' un messaggio diretto "Solo un demente può esultare per questi dati". Il Pd ha retto bene a Firenze ed ha vinto in Italia per risultati numerici, poi la legge definita per spirito di profonda ammirazione "Porcellum" (che sempre per il web è contaminata da carne di cavallo) ha redistribuito i seggi in modo matematicamente sconsiderato.
Il risultato dell'ingovernabilità apparente davanti al gravoso impegno di dover eleggere a Camere riunite il nuovo Presidente della Repubblica non sembra impensierire più di tanto i neo eletti che oggi si interrogano sulle consultazioni verso un governo di responsabilità che tenga insieme interessi diversi per l'interesse comune.
Il Pdl tramite Angelino Alfano ha chiesto a caldo di "Non confermare i risultati solo ufficiosi" per via di uno scarto minimo di voti, salvo poi far trapelare la possibilità di un Cavaliere Presidente del Senato e seconda carica dello Stato, mentre Bersani già diceva "Accettiamo la responsabilità che ci è stata assegnata" pronto a partire per la nuova avventura con le toppe sull'armatura e Vendola disposto a confrontarsi con il nuovo Movimento, accanto a loro un Grillo che ha così descritto la sua campagna elettorale "Mi sono sentito come uno che entra in un corridoio dove tutti lo prendono a bastonate e deve correre per arrivare il prima possibile alla fine del tunnel".
Davanti a tutto questo la politica conta le poltrone assegnate; valuta gli scarti quadratici medi e spulcia le liste per capire chi parte per Roma e chi resta a casa, mentre il web ha scelto Matteo Renzi e chiede al sindaco di Firenze di farsi avanti, di "scaldarsi" in vista di prossime elezioni a breve. Mentre le borse oscillano come il bambino che sull'altalena chiede di essere spinto senza consideratre l'età biologica di chi è alle sue spalle, l'Italia scopre la parola "Governissimo" con la quale si ipotizzano l'asse Bersani-Berlusconi o Bersani-Grillo che non è come il Minotauro ma poco ci manca. Riusciremo a trovare l'uscita dal labirinto?. Il jolly c'era, ed è rimasto in mano.


AntLen



Redazione Nove da Firenze