Futuro incerto per i 15 lavoratori dell’Helitalia di Sesto Fiorentino

L'azienda propone il trasferimento nella sede di Colico, a Lecco, vicino al confine Svizzero. I sindacati propongono invece la sede di Tassignano, in provincia di Lucca. Per il momento non c'è accordo. Il 4 febbraio nuovo incontro fra le parti.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
28 gennaio 2010 14:28
Futuro incerto per i 15 lavoratori dell’Helitalia di Sesto Fiorentino

L’assessore ai Rapporti col Consiglio Giovanni Di Fede ha risposto, in Consiglio provinciale, ad una domanda d’attualità di Andrea Calò e Lorenzo Verdi (Prc-Pdci-Sc) sul trasferimento di 15 lavoratori della sede di Sesto Fiorentino dell’azienda Helitalia. “Nata nel 1994, Helitalia si occupa di trasporto e lavoro aereo con particolare riferimento all’impiego di elicotteri. Lo scorso 18 novembre – ha spiegato l’assessore Di Fede – è avvenuto il passaggio delle quote azionarie all’azienda più importante del settore a livello europeo.

A Firenze sono impiegati circa 60 addetti tra amministrativi, ufficio tecnico e piloti e la nuova proprietà ha deciso di chiudere l’ufficio di Sesto Fiorentino dove sono impiegati 15 lavoratori tra amministrativi e ufficio tecnico con diverse situazioni particolari. 11 sono donne, tra le quali una lavoratrice in attesa di partorire, una categoria protetta e due uomini oltre i 45 anni. Con la chiusura gli addetti saranno trasferimento presso la sede di Colico a Lecco, vicino al confine Svizzero.

La decisione aziendale, secondo i sindacati, equivale ad un licenziamento. Le stesse organizzazioni sindacali hanno proposto all’azienda di trasferire i dipendenti alla sede di Tassignano, in provincia di Lucca, con disponibilità dei lavoratori a un cambio di mansioni, ma l’azienda ha rifiutato il confronto con le parti che si sono confrontate presso il Ministero del lavoro nell’ambito della prevista procedura di raffreddamento concludendo con un verbale di mancato accordo. Il confronto proseguirà in azienda il prossimo 4 febbraio a Milano.

Anche la Regione è stata coinvolta nella vicenda, noi siamo pronti a fare anche la nostra parte nell’ambito delle procedure ovvie e consuete”. Per Calò: “Dopo che la controversia è finita al Ministero del lavoro, ed è terminata con un mancato accordo, ora il tempo non gioca a nostro favore. Immagino che oltre al 4 febbraio, a Milano, ci sarà un nuovo incontro per rafforzare un fronte sociale che tende a difendere la qualità del servizio e, soprattutto, i posti di lavoro. La modalità del trasferimento la conosciamo: l’azienda non dismette ma invita i lavoratori a trasferirsi a Lecco.

Non basta ribadire la propria disponibilità aspettando che ci sia un arbitro che alla fine di questa partita fischi l’ingresso di qualcuno in campo. Penso, invece, che occorra che l’assessore regionale alla sanità Rossi ed il presidente della Provincia Barducci intervengano concretamente su una controversia che punta a dismettere 15 operatori”.

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