​Meno commercio e più turismo: è cambiata la città

In dieci anni ridotti i negozi tradizionali, più attività di ristorazione e ricezione legate al turismo


Dal 2007 ad oggi 6.530 imprese del commercio tradizionale sono scomparse in Toscana, questo emerge da uno studio dell’Ufficio Economico di Confesercenti sulla base dei dati Istat e delle rilevazioni dell’Osservatorio su commercio e turismo di Confesercenti.

Il capoluogo e le località turistiche in generale si trasformano in luoghi di incontro conviviale nei quali consumare cibi e bevande assistendo ad eventi. La somministrazione di prodotti alimentari è l'attività immancabile all'interno di festival, rassegne, manifestazioni ed eventi culturali in genere rivolti ad un pubblico esterno.
Su Firenze è in corso la caccia alla canna fumaria che caratterizza i locali in grado di proporre ristorazione, mentre gli artigiani si spostano nelle strade meno battute, forti di una vetrina virtuale ben curata sui Social che consente di ridurre gli spazi necessari a meri depositi di articoli venduti per lo più tramite spedizionieri. Si rischia la desertificazione?

I servizi non sono più mirati a rispondere solo ai bisogni dei residenti, ma guardano ai turisti a coloro che effettuano soggiorni brevi e necessitano di beni di rapido uso e consumo. Ne risente la qualità?

Le attività tradizionali sono state in parte “sostituite” da pubblici esercizi e imprese ricettive: + 4.600 imprese legate al turismo in Toscana (+63.000 a livello nazionale) + 17,4% di imprese sul totale del settore turismo (+ 16,8% la media nazionale).

La Toscana registra performance leggermente migliori rispetto alla media nazionale, e si posiziona sullo stesso livello di Emilia Romagna e Lombardia.

Il cambiamento dei consumi e gli effetti della recessione sui bilanci degli italiani hanno determinato una trasformazione del panorama delle attività urbane. Tali cambiamenti stanno interessando, anche, città europee, inglesi ed americane dove l’avvento dell’e-commerce e la trasformazione del sistema moda stanno modificando la “vetrine” delle principali “high street”

Sul tema dei consumi, nella nostra regione si evidenziano i seguenti dati: 33.857€ la spesa media delle famiglie toscane nel 2016; con una media nazionale pari a 30.293€. +1,1% la variazione positiva della spesa media delle famiglie toscane rispetto al 2007, quando la spesa media era pari a 33.480€.

La Toscana, ancora una volta, registra numeri significativi ed incoraggianti rispetto alla media nazionale; e si colloca sullo stesso livello di regioni come il Piemonte, Emilia Romagna e Trentino Alto-Adige.

La profonda recessione economica che abbiamo vissuto ed affrontato negli ultimi dieci anni ha profondamente influenzato e modificato il volto delle nostre città; sono cambiate le tendenze dei consumi e di conseguenza si è dovuta trasformare l’offerta economica. – afferma Nico Gronchi Presidente Confesercenti ToscanaSempre più turismo nelle nostre città; crescono ristoranti, bar e attività ricettive e diminuiscono le attività del commercio tradizionale.”

Ancora una volta il turismo si dimostra il settore economico trainante, ed in grado di influenzare il panorama delle attività urbane. Il commercio tradizionale continua a soffrire, a causa della debole ripartenza dei consumi. Anche se in Toscana si registrano numeri incoraggianti rispetto alle altre regioni italiane. – continua Gronchi – La nostra regione e le imprese che in essa si trovano ad agire riescono a rispondere in maniera più efficace alla crisi; grazie alla solidità del sistema economico e alla capacità di attrazione turistica.”

Oltre alla crisi economica, anche l’evoluzione digitale ha influenzato e continuerà ad influenzare l’assetto delle nostre città.continua il Presidente Confesercenti Toscana – La crescita dell’e-commerce e di negozi sul web dimostrano che la ripresa economica deve passare attraverso l’innovazione tecnologica. È fondamentale che le istituzioni mettano in campo politiche volte al sostegno dell’innovazione, attraverso misure concrete che consentano la modernizzazione delle nostre imprese.”

“Le città toscane ed italiane non sono le uniche interessate da una fase di profondi cambiamenti; queste profonde trasformazioni stanno interessando anche le realtà anglosassoni, dove le grandi catene che hanno investito nell’online stanno faticando ed altri grandi gruppi stanno riducendo i punti vendita. – conclude Nico Gronchi – Nei prossimi anni assisteremo ad ulteriori cambiamenti delle nostre vie e piazze: meno negozi tradizionali e più bar e ristoranti; e ciò sta significare che i nostri centri storici non saranno ‘vuoti’ ma saranno il luogo dove, magari, si compra un articolo moda in meno ma ci si incontra per stare in compagnia, bere e mangiare qualcosa e vivere gli eventi che la città offre.”

Redazione Nove da Firenze