Turisti del Magnificio: prenotano al museo, finiscono a tavola

Cultura e cibo, il binomio è oramai una lega indistruttibile, ma ci sono musi lunghi da parte dei ristoratori


Città prese d'assalto e tavolini pieni accanto ad ogni scorcio disponibile, eventi culturali accompagnati da degustazioni, percorsi enogastronomici all'interno di luoghi dedicati al culto della storia e dei suoi straordinari protagonisti, la Toscana vive così la sua ennesima bella stagione all'insegna dell'enogastronomia offerta al turista come valore aggiunto.
Questo accade nelle grandi città, dove contrariamente ai proclami di autolimitazione e ridimensionamento continuano ad aprire attività di somministrazione nei centri storici, ma anche nei borghi minori e nelle campagne tanto da aver portato i sindacati di categoria a lanciare ripetuti allarmi.

Allarmi rilanciati in un certo senso anche dalle amministrazioni locali, il caso dei bivacchi a Firenze con i turisti allontanati dai sagrati attraverso spruzzi di acqua ha fatto discutere, almeno fino a quando non la siccità non è diventata emergenza. Ma se offri da mangiare all'ospite poi devi farlo sedere, o no? questa almeno la filosofia italiana che credevano di trovare i visitatori.

Dalla cultura si mangia, questo è stato il traino che ha sorretto la Toscana e l'Italia intera in una fase di crisi senza precedenti nell'era repubblicana, eppure l'aver riempito il territorio di banconi, tavolini, piatti e tovaglioli continua a creare qualche perplessità. L'idea di abbinare l'arte al cibo è forse la grande eredità dell'EXPO che ha saputo interpretare una tendenza appena accennata trasformandola in un must per le nuove generazioni.

Se da una parte ci sono i cittadini residenti che si lamentano di strade diventate un unico grande mercato dello street food con canne fumarie che se la giocano con il numero di antenne sul tetto, dall'altra ci sono organizzatori di eventi e gestori di aree museali interessati ad ogni tipo di stimolo gastronomico che possa aumentare il numero di visite.

C'è anche chi parla di "ristorazione mascherata" ed è Confcommercio ad esempio sottolineando un fenomeno che in Italia registra numeri altissimi e minaccia fatturato e occupazione delle imprese regolari.

“D’estate la concorrenza si sente ancora di più perché sagre, circoli e feste private raggiungono il picco dell’attività - denuncia il direttore della Confcommercio di Firenze Franco Marinoni - così, mentre i ristoratori si impegnano a far quadrare i conti pagando stipendi, tasse e tariffe, c’è chi guadagna alle spalle loro e della comunità. Perché se qualcuno con i proventi delle sagre compra ambulanze e sistema campi sportivi, altri – come quelli che organizza cene e feste private – semplicemente fanno attività di impresa mascherata per guadagnare senza sobbarcarsi gli oneri del fare impresa”.

Confcommercio propone un’indagine territoriale che metta in luce i numeri del fenomeno in provincia di Firenze. “Con la collaborazione di tutte le Amministrazioni Comunali potremmo tirare fuori numeri certi e incontrovertibili sulla ristorazione parallela e su quella mascherata, per capire il vero impatto del fenomeno e trovare soluzioni adeguate - sottolinea Marinoni - è un impegno che la politica dovrebbe assumersi nei confronti di chi ogni giorno lavora nella piena legalità. Non può passare l’idea che vinca chi è più furbo. Poi ci vogliono più controlli, tutto l’anno. Al proposito, auspichiamo che almeno sul tema della regolamentazione e del contrasto dei finti circoli privati il decreto legislativo di riforma del terzo settore, ora all'esame delle Camere, possa dare un contributo di chiarezza”.

I numeri del sommerso nella ristorazione sono impressionanti a livello nazionale: secondo una recente indagine di Fipe, la federazione nazionale di Confcommercio che riunisce i pubblici esercizi, i ristoranti nei falsi agriturismi e quelli nei circoli culturali e sportivo-ricreativi in Italia sviluppano introiti per 5,2 miliardi di euro, mentre le sagre “fasulle” sono ben 27.300, fatturano oltre 558 milioni di euro e generano una perdita di imposte dirette e contributi pari a 710 milioni.

“Soldi che vengono sottratti all’erario e al circuito del lavoro regolare - sottolinea il direttore della Confcommercio fiorentina Franco Marinoni, - perché solo le imprese sviluppano vera ricchezza per il territorio, assumendo dipendenti e pagando tutti gli oneri del caso”.

Il settore dei pubblici esercizi in provincia di Firenze è rappresentato da 5.599 imprese iscritte alla Camera di Commercio (al 31.12.2016) su un totale complessivo di 27.767 registrato in tutta la Toscana. Nello specifico, esistono nel fiorentino 2.710 ristoranti, 2.529 bar, 322 gelaterie e pasticcerie e 38 imprese di catering.
“In nome e per conto di queste imprese chiediamo che sia fatta luce sulla ristorazione mascherata e che si provveda a vigilare su abusivismo e concorrenza sleale”, ribadisce il direttore della Confcommercio.

Il Food & Beverage si conferma uno dei fattori a cui i vacanzieri guardano con maggiore interesse nella scelta di una destinazione, così sostengono gli analisti di WhyNot Communication, secondo i quali per il 58% dei vacanzieri l'offerta enogastronomica è un fattore molto importante nella scelta di una destinazione.
Durante quest'estate in Italia la spesa complessiva dei turisti per il Food & Beverage ammonterà a 32 miliardi di euro puntualizza Giorgio Mottironi, responsabile marketing di WhyNot Communication dall'Isola Tiberina trasformata in un'Isola del Gusto.

Redazione Nove da Firenze