​Turismo, a Firenze proliferano abusivismo e turisti fantasma

Federalberghi Firenze: “Imbarazzante dover constatare di non sapere quanti visitatori ospita la città”


“Per una città come Firenze che vive di turismo, è imbarazzante dover constatare di non sapere quanti visitatori ospita, quanti turisti arrivano e si fermano a soggiornare. Le cifre ufficiali sono ormai diventate estremamente parziali, perché alle presenze registrate ne andrebbero assommate forse altrettante. Un 50% indicativo di ospiti “fantasma”, che non passano attraverso strutture ricettive ufficiali, le quali continuano a moltiplicarsi, alimentando un business dannoso per chi opera alla luce del sole e godendo di normative che le favoriscono sotto il profilo fiscale, senza apportare niente alle casse dei Comuni”. Il presidente di Federalberghi Firenze, Francesco Bechi, rilancia così un appello alla Regione, congratulandosi per “essere arrivati alla definizione di una legge che in prospettiva dovrebbe contribuire a mettere un freno a questa proliferazione dell’abusivismo. Adesso ci auguriamo che la legge venga ratificata e possa entrare in vigore quanto prima. Anche se bisognerà adoperarsi concretamente per garantirne il rispetto e spingere perché si prendano iniziative decise a livello nazionale”.

La situazione di Firenze è emblematica. Alla voce Firenze, solo in base ai dati elaborati su fonte inside Airbnb, compaiono 6.715 inserzioni relative a alloggi privati disponibili per la locazione, di cui per il 65,5% si tratta di intere abitazioni, per il 33,3% di stanze private; per l’1,2% di stanze convidise. Inoltre per il 75,2% dei casi la disponibilità è superiore ai 6 mesi e il 64,1% delle inserzioni è pubblicato da host che mettono in vendita più di un alloggio.

Il solo portale Airbnb, in una giornata di agosto 2016, poneva in vendita in Italia 222.786 strutture (erano 234 nel 2009), con una crescita esponenziale alla quale non fa seguito una significativa variazione del numero di attività ufficialmente autorizzate (le strutture extralberghiere censite dall’Istat erano 104.918 nel 2009, oggi sono a quota 121.984 per una differenza di oltre 100.000 unità).

Federalberghi sottolinea poi alcuni aspetti chiave:

- non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno;

- non è vero che si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all’anno;

- non è vero che si tratta di forme integrative del reddito: sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi;

- non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.

Ne consegue che il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato.

Redazione Nove da Firenze