Trapianti da donatore samaritano: 4 sono stati fatti in Toscana

Oggi l'inaugurazione della prima Officina trasfusionale toscana. Ma nessuno si fa avanti a Careggi per la donazione di gameti


FIRENZE- La Toscana, con Siena e Pisa, protagonista, per la prima volta in Italia, di una catena di trapianti e donazioni di rene grazie a una prima donazione "samaritana", che ha innescato una virtuosa catena di scambi di organi tra coppie diverse di donatori e riceventi. Tra il 7 e il 9 di aprile, infatti, sono stati realizzati ben 6 trapianti e 6 donazioni di rene, per un totale di 12 interventi che hanno coinvolto Siena, Pisa e Milano. Quattro di questi trapianti sono stati fatti in Toscana: 2 a Siena e 2 a Pisa. "La Toscana ha il primato in fatto di donazioni di organi - sottolinea il presidente Enrico Rossi - Questa catena di donazioni "samaritane" è un'ulteriore conferma della generosità dei toscani, dell'efficienza del nostro sistema di donazioni e trapianti, dell'altissimo livello dei nostri professionisti". "E' bellissimo quanto è successo in questi giorni tra Siena, Pisa e Milano - commenta l'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni - Voglio ringraziare prima di tutto la signora che con la sua generosa donazione samaritana ha innescato questo straordinario effetto domino, e poi via via quanti hanno donato il proprio rene. E ringrazio anche tutti i professionisti che hanno realizzato questa catena di interventi e tutti quanti li hanno resi possibili. In questa catena, il sistema toscano è significativamente presente, a testimoniare la qualità del sistema stesso e dei professionisti che ne fanno parte". Di donazione "samaritana" si è cominciato a parlare proprio in Toscana, e in Toscana - a Pisa - è stato realizzato nel 2005 il primo trapianto di rene in modalità "cross over". E' la prima volta che in Italia viene fatta una donazione "samaritana", cioè una donazione di rene motivata solo dalla generosità, dall'altruismo, dal desiderio di salvare la vita a un'altra persona. Una donna di Pavia ha deciso di donare il proprio rene senza avere nessun legame di tipo familiare o affettivo con il potenziale ricevente. La volontà della donatrice è stata presa in carico dal Centro Nazionale Trapianti, che ha organizzato la stupefacente catena di solidarietà: il rene della donna è arrivato a Siena da Pavia, trasportato dalla Polizia Stradale. L'équipe di Chirurgia dei trapianti dell'AOU Senese, diretta dal professor Mario Carmellini, si è subito attivata per trapiantare il rene su una ricevente. Una parente della ricevente a sua volta ha donato il rene, che è stato espiantato in chirurgia robotica sempre a Siena, e trapiantato su un uomo, la cui sorella, a sua volta, ha donato un rene che è stato prelevato a Siena e trasferito all'ospedale Niguarda di Milano. "Un superlavoro per tutta l'équipe di chirurghi, anestesisti, nefrologi, infermieri e tanti altri professionisti sanitari – afferma Pierluigi Tosi, direttore generale dell'AOU Senese – che sono stati impegnati con quattro complessi interventi in una due giorni intensa, per raggiungere un risultato straordinario di efficienza e solidarietà, grazie anche all'ottima organizzazione delle sale operatorie e all'utilizzo della chirurgia robotica per il prelievo degli organi". Dopo Siena, quindi, la catena di solidarietà raggiunge Milano, per poi tornare a Pisa e concludersi nuovamente a Milano. La moglie del ricevente di Milano, infatti, ha donato il rene che è stato trasportato, sempre grazie alla Polizia Stradale, all'AOU Pisana, dove l'équipe del professor Ugo Boggi l'ha trapiantato su un uomo di Pisa; un parente del trapiantato, a sua volta, ha donato il rene, che è stato trapiantato sempre a Pisa su un altro uomo; un suo parente, ha donato un altro rene, che è stato trasportato, per il sesto e ultimo trapianto, all'ospedale Niguarda di Milano, per completare così la straordinaria catena di solidarietà attivata dal donatore di Pavia. "C'è molto di Pisa e della sua eccellente tradizione chirurgica nel settore dei trapianti e della donazione, nella catena samaritana che è partita in questi giorni e che può restituire la serenità a sei persone e alle loro rispettive famiglie - ha commentato il direttore generale dell'AOU Pisana Carlo Rinaldo Tomassini - Pisa ha una storia importante nel campo dei trapianti, sin dal primo trapianto di rene effettuato nel lontano 1972, e poi effettuando il primo trapianto incrociato e diventando, in Italia, il primo Centro trapianti di rene da vivente. E' una storia lunga, che si consolida e si sviluppa nel tempo, per garantire sempre le migliori possibilità a tutti, coniugando cura, ricerca e formazione".

Cos'è la donazione samaritana

Per donatore "samaritano" si intende un donatore vivente di rene che offre l'organo alla collettività e non ad uno specifico ricevente, senza alcun tipo di remunerazione o contraccambio. La donazione samaritana è considerata un atto supererogatorio (apprezzabile dal punto di vista etico) ma non preteso sul piano morale e/o giuridico. La decisione di donare un rene alla collettività deve essere libera, gratuita e informata. La donazione cosiddetta "samaritana" è ammessa solo per il rene. Data la specificità di questo tipo di donazione, non può considerarsi sostitutiva alla donazione di rene da vivente "standard" e a quella da cadavere. La donazione samaritana è attualmente ammessa in Paesi europei, quali la Spagna, l'Olanda e il Regno Unito, e negli Stati Uniti.


Come avviene la donazione samaritana: l'iter da seguire

Nel caso di via libera definitivo da parte del Centro Nazionale Trapianti, il Centro Regionale Trapianti e il centro trapianti coinvolti seguiranno le procedure previste per il protocollo di donazione di rene in modalità "cross over". La sede del prelievo del rene messo a disposizione dal samaritano sarà concordato tra il centro trapianti del ricevente e quello a cui si è rivolto il donatore. Se necessario, e sempre nella piena garanzia dell'anonimato, al donatore samaritano può essere chiesto di eseguire il prelievo presso il centro trapianti del ricevente. Il donatore samaritano rientrerà, come avviene in caso di donazione di rene da vivente "standard", nei programmi di follow-up.

Cos'è il trapianto cross-over

Per "trapianto incrociato di rene da donatore vivente (cross-over)" si intende l'evento in cui il donatore e il ricevente non sono compatibili per la presenza di anticorpi anti HLA o anti- ABO o per altri motivi di incompatibilità ed è, pertanto, preclusa la procedura standard di trapianto da donatore vivente. In tal caso, e in presenza di almeno un'altra coppia in situazione analoga, i donatori e i riceventi delle due diverse, se biologicamente compatibili, si "incrociano".

Le pratiche di fecondazione eterologa sono tornate legali nei mesi scorsi, e immediatamente è stato aperto un centro specializzato al policlinico fiorentino di Careggi. Ma a oggi mancano ancora i donatori di gameti. Da settembre soltanto 12 uomini si sono fatti avanti e solo uno di loro ha superato tutti i test di selezione. In più nessuna donna ha intrapreso finora la strada della donazione di ovociti. Ma allora perché è stato attivato il centro di Medicina della Sessualità e Andrologia dell'Università degli Studi di Firenze? Per diventare donatore maschile, "serve un percorso selettivo che comporta che soltanto una percentuale minima alla fine viene selezionata per diventare effettivamente un donatore. Ad oggi, solo il 10% delle persone che si presentano viene selezionato. Nel nostro Paese non è possibile alcuna forma di compenso per il donatore, quindi solo l'altruismo e la solidarietà possono spingere la cittadinanza ad offrire un dono così prezioso.


E' quella dell'Area vasta nord ovest la prima Officina trasfusionale toscana. L'ha inaugurata stamani a Pisa l'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni, assieme a Valentina Molese, direttore del Centro regionale sangue, Carlo Rinaldo Tomassini, direttore generale dell'AOU Pisana, Maria Teresa De Lauretis, coordinatore dell'Area vasta nord ovest, Luciano Franchi, presidente regionale Avis. Obiettivi della nuova Officina, ottimizzare la lavorazione del sangue e degli emocomponenti, prevenire le criticità nelle scorte grazie all'emoteca informatica e raggiungere standard europei nella produzione degli emocomponenti. A regime, le Officine trasfusionali saranno tre, una per ciascuna Area vasta. "Questa inaugurazione è importantissima per vari motivi - ha detto l'assessore Marroni - Per capirlo bisogna tornare indietro di 2 anni, al progetto di razionalizzazione di tutto il sistema toscano dei servizi, con la famosa delibera 1235, che ha portato anche alla legge attuale di riforma della sanità toscana. Ebbene, in quel progetto di razionalizzazione complessiva c'era anche la riorganizzazione della filiera del sangue, non tanto il sistema di raccolta, che invece funziona molto bene grazie alle associazioni dei donatori ma soprattutto la parte relativa alla lavorazione degli emoderivati. All'epoca esistevano circa 27 centri di lavorazione in ognuno dei maggiori ospedali toscani, ma quello era un approccio superato poiché nel mondo la tendenza è di centralizzare la lavorazione degli empocomponenti, per ragioni di qualità e sicurezza. Oggi lavorare il sangue è un processo sempre più comp lesso, e soprattutto regolamentato, è a tutti gli effetti come lavorare un farmaco. Da qui la decisione di fare, da circa 27 "centraline", 3 grandi centrali. Per questo oggi è molto importante aver realizzato qui la prima delle 3 officine trasfusionali di area vasta della Toscana. Si tratta di un grosso lavoro progettuale, dietro c'è stato un investimento di circa 6-700mila euro per cui ringrazio ancora una volta tutti e soprattutto i donatori, perché lavoriamo un prodotto non nostro, che ogni giorno ci viene donato grazie alla loro generosità". "Anche io ringrazio tutti - ha detto Valentina Molese, direttore del Centro Regionale Sangue - perché siamo riusciti a fare qualcosa di veramente grande, è il primo passo per dare equità al sistema e ai donatori. Adesso si farà una gara regionale sulla immunoematologia. Sicuramente con l'Officina trasfusionale si garantisce qualità, sicurezza, equità e accountability (responsabilità), nel senso che possiamo dare conto di tutto quello che facciamo e dove va a finire tutto il sangue lavorato. Per la prima volta in Italia abbiamo un sistema informativo dedicato al sangue. E oggi verra' presentata la bacheca in cui tutti vedranno quanto sangue c'è a livello regionale. Non è finita, abbiamo ancora tante cose da fare, dobbiamo creare i gruppi rari, c'è ancora tanto lavoro da compiere ma il passo di oggi è un grande passo verso il futuro". "A noi piace sottolineare - ha aggiunto il presidente regionale Avis Luciano Franchi - che ci sarà "una" Officina con tre sedi - non è un dettaglio solo terminologico - nel senso che ci piacerebbe vedere una strategia unitaria. Dobbiamo fare tanta strada insieme, costruire fiducia nelle strutture, ci auguriamo che rimangano i 39 punti di raccolta pubblici. Ora c'è il motore di questa Ferrari, bisogna costruire la squadra intorno ad essa e capire qual è la mission di ogni singolo punto di prelievo".

Redazione Nove da Firenze