Toscana peggiore regione nella spesa farmaceutica

Ancora poco prescritti i farmaci equivalenti previsti da Aifa. Stefania Saccardi: "E mancano dottori di emergenza urgenza, pediatri, anestesisti, perché ogni anno la metà dei medici laureati non trova posto per specializzarsi"


(DIRE) Montemurlo (Prato), 5 lug. - "La Toscana che rappresenta un'eccellenza su molti versanti delle cure, e' la peggiore sulla spesa farmaceutica, il che porta spesso i conti della nostra sanita' spesso a rischio di piano di rientro". Lo ha detto l'assessore regionale per il Diritto alla Salute, Stefania Saccardi ieri sera alla festa dell'Unita' a Montemurlo (Prato). Nel corso del dibattito, incentrato proprio sulle prospettive della salute, l'assessore ha lamentato una scarsa collaborazione delle aziende farmaceutiche sul fronte del payback, la disposizione che imporrebbe loro di farsi carico della meta' dello sfondamento del limite della spesa per i medicinali in ospedale. "Rispetto alla potenza delle aziende farmaceutiche in politica sono dei bambini- ha aggiunto, sarcastica- Dentro alla legge di stabilita' c'e' una norma voluta dalle aziende che modifica i tetti della spesa farmaceutica senza che si sia potuto dire alcun che. Invece, malgrado avessi un rapporto molto stretto col presidente del Consiglio, non mi e' riuscito di far inserire la norma che preferivo sul payback. Siamo di fronte a questo tipo di poteri". Una sproporzione quella dell'influenza sulla capacita' decisionale a livello di governo fra politica e aziende che si riflette costantemente sull'esborso annuo per i medicinali. "Se la spesa maggiore corrispondesse qua in Toscana a un livello di cura piu' ampio in modo stratosferico direi che e' un bene- ha puntualizzato- ma siccome in Emilia Romagna, in Veneto, in Lombardia si esprime ugualmente una buona sanita', avendo una spesa nei limiti, mi chiedo perche' nella nostra regione dobbiamo spendere una 'baracca di quattrini' che non possiamo utilizzare nelle tecnologie o nell'assunzione del personale".

La Giunta regionale per il contenimento delle uscite per i medicinali ha provato a dare qualche indicazione. Ad esempio, ha diramato l'indirizzo ai dottori di prescrivere i farmaci equivalenti previsti da Aifa che hanno un costo inferiore. Non c'e', pertanto, alcuna necessita' di puntare sul medicinale piu' costoso, "senno'- ha chiosato polemicamente- mi viene da pensare che qualcuno porti a casa qualche 'regalino'". E rispondendo a un rappresentante delle associazioni dei malati ha riflettuto sui dubbi che serpeggiano sull'effettiva innovativita' dei farmaci presentati come nuovi i quali hanno senz'altro un costo maggiore: "Capisco le preoccupazioni delle associazioni. Capisco meno i professionisti che fomentano le associazioni- ha proseguito- convincendole che un farmaco cosiddetto nuovo non abbia in realta' le caratteristiche di novita'". Purtroppo, ha concluso, "a livello nazionale non abbiamo un organismo che valuti la reale innovativita' dei farmaci".

La Regione Toscana studia il modello del Veneto sul fronte delle specializzazioni mediche. A confermarlo e' stata l'assessore regionale per il Diritto alla Salute, Stefania Saccardi intervenendo ieri sera a un dibattito sulle prospettive della sanita', alla Festa dell'Unita' di Montemurlo (Prato). "In alcune situazioni anche se vogliamo assumere medici a volte non li troviamo- ha lamentato-: mancano dottori di emergenza urgenza, pediatri, abbiamo qualche difficolta' anche con gli anestesisti. Ci sono specialistiche sulle quali riscontriamo gravi carenze nel personale medico. Questo dipende in parte da una programmazione universitaria sbagliata". La riforma accademica, in questo senso, ha portato all'accesso nazionale alle specializzazioni. "E siccome possono accedere da tutte le parti d'Italia potremmo arrivare al paradosso che, ad esempio, noi finanziamo 20 posti di specializzazione ai quali accede gente che viene dalla Calabria, dalla Sicilia, dal Piemonte- ha avvertito-. Professionisti che una volta specializzati coi nostri soldi tornano a casa loro a esercitare, e questo non e' auspicabile". Soprattutto, perche' crea delle lacune significative negli organici. Qui entra in gioco, pero', la soluzione adottata dalla Giunta Zaia: "Il Veneto ha dato vita a una disposizione di legge regionale per evitare questa cosa- ha spiegato Saccardi ai militanti del Pd-, la sto guardando. Me la sono fatta mandare la scorsa settimana. Sarei dell'idea di valutarla per capire se sia percorribile. Sarei anche dell'opinione di copiarla serenamente e di provare a finanziare qualche posto in piu' di specializzazione per ampliare le opportunita' per i nostri giovani laureati".

Una battaglia vitale per il servizio sanitario regionale, che Saccardi sta conducendo a livello nazionale. "L'obiettivo- ha confidato- e' quello di aprire un po' i cordoni. Noi abbiamo un certo numero di laureati in medicina, ma solo il 50% di posti nelle specializzazioni. È una follia". Questo implica che ogni anno "la meta' dei medici laureati non trova posto per specializzarsi, e che non sappiamo come impiegare. Stiamo trattando la questione col Miur, che e' quanto di piu' bizantino esista nel Paese. Il principio per cui 'si e' fatto sempre cosi'' per loro corrisponde alle tavole delle leggi". La Regione Toscana e' disponibile a pagare di tasca propria, "a condizione che venga consentito di allargare la possibilita' di assumere, di avere piu' posti nelle specializzazioni". L'altro fattore strettamente correlato e che spiega l'asimmetria fra domanda e offerta di specializzandi e' la scelta stessa delle discipline da prediligere. Anche questo passa dal mondo accademico. E l'assessore Saccardi, a tal proposito, ha lanciato un monito: "Dobbiamo smetterla di decidere sulla base dei baroni che sono nei consigli di amministrazione delle universita'. Puntiamo, invece- ha rimarcato-, sui bisogni del sistema sanitario. Abbiamo aperto un tavolo di confronto con le universita', coi rettori, che e' assolutamente proficuo". (Cap/ Dire)

Redazione Nove da Firenze