Rubrica — Editoria Toscana

Tesori in guerra: si presenta il libro a Pistoia

La drammatica descrizione della città e del suo patrimonio dopo la Liberazione


È il 17 settembre 1944, Pistoia è stata liberata da pochi giorni, e il capitano americano della Quinta armata, Deane Keller, storico dell’arte e responsabile del famoso Monuments, fine arts and archives program per la Toscana, firma un documento che, con gli occhi dell’oggi, ci appare straordinario. È un verbale che restituisce con un linguaggio asciutto, e forse per questo ancora più emozionante, la drammatica situazione della città e del suo patrimonio artistico. Quella che sottoscrive il monuments man Deane Keller è la fotografia di una comunità dispersa, di una città abbandonata da donne e uomini in fuga, di edifici e beni storici feriti. The City has suffered much from bombing and shell fire, scrive nelle prime righe della sua relazione.

L’originale documento, fino ad oggi inedito, è inserito nel volume Tesori in guerra, l’arte di Pistoia tra salvezza e distruzione, pubblicato dall’Istituto Storico della Resistenza e dalla Fondazione CDSE, che verrà presentato venerdì 3 novembre alle 17.30 nella sala Maggiore del Palazzo comunale. Alessia Cecconi, storica dell’arte, e Matteo Grasso, storico, sono riusciti a recuperare al NARA, l’Archivio nazionale americano di Washington, la sezione dedicata a Pistoia tra i documenti della Commissione per la protezione e il salvataggio dei monumenti storici e artistici nelle aree di guerra e l’hanno inserita nel volume. Alla presentazione - con gli autori - ci saranno Roberto Barontini (presidente dell’Istituto della Resistenza), il sindaco Alessandro Tomasi, Claudia De Venuto dell’ufficio Cultura della memoria della Regione e Giovanni Palchetti, della Fondazione Caript.

La ricerca originale dedicata ai Tesori in guerra, che nel mese di settembre è stata una mostra fotografica e documentaria, si trasforma dunque in un volume, realizzato con il contributo della Regione Toscana e della Fondazione Caript.

Ci troviamo coinvolti da un racconto intenso che parla di speranza ma anche di terribili distruzioni.I capolavori d’arte di Pistoia, a partire dall’emozionante Visitazione di Luca della Robbia, furono protagonisti di una vera e propria fuga per la salvezza. intrecciando le loro vicende a quelle di opere famosissime degli Uffizi. Incalzato dai bombardamenti e dalle razzie il nucleo più significativo delle opere delle chiese e del museo civico fu trasferito almeno tre volte: dalla Villa Medicea di Poggio a Caiano (1940) alla villa di Pian di Collina di Santomato (Pistoia) nel 1943, e poi a Firenze (1944) disseminato tra la Galleria dell’Accademia, Palazzo Pitti e il Museo degli Argenti.

Il lavoro di ricerca condotto da Alessia Cecconi e Matteo Grasso è accuratissimo e non mancano i colpi di scena: una vera è propria rivelazione - anche per gli esperti – è la notizia che nella villa Beretta di Santomato, nel 1943 furono messi in sicurezza una ventina di capolavori degli Uffizi.

Da un colpo di scena all’altro. Nel 1944 la comunità pistoiese ha corso seriamente il rischio di perdere per sempre alcune opere-simbolo della città, trafugate in Alto Adige con alcuni capolavori di Donatello e Michelangelo, che furono salvate grazie al lavoro gli uomini della Soprintendenza fiorentina, guidati da Giovanni Poggi, e dai monuments men, la task force americana messa in campo per la protezione delle opere d’arte. Per l’individuazione delle opere intervennero anche il cardinale Elia Dalla Costa e monsignor Giovan Battista Montini, segretario di Stato del Vaticano e futuro papa Paolo VI. Nel maggio 1945, quando le opere saranno ritrovate, anche Deane Keller, sarà a Campo Tures per il avviare le procedure di recupero dei preziosi gioielli fiorentini e pistoiesi.

Redazione Nove da Firenze