Terza corsia A11: il caso in Parlamento

Bretella Signa-Prato: la Giunta regionale riferisca le motivazioni che hanno portato alla risoluzione del contratto


“Miliardi investiti a vuoto, la terza corsia dell’A11 è una grande opera che costerà tantissimi soldi e che, oltre ad essere devastante per il territorio, è completamente inutile e non prioritaria. Prima di procedere con opere così impattanti, sarebbe bene confrontarsi con i territori locali, che invece vengono puntualmente ignorati”. Sono le parole della deputata di Sinistra Italiana Marisa Nicchi, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Del Rio affinché il progetto della terza corsia dell’A11 possa essere attentamente valutato e ripensato, anche alla luce delle numerose critiche emerse in questi giorni tra i residenti e gli imprenditori dell’area compresa tra Prato e Lucca. “La terza corsia dell’A11 – ha detto Nicchi - è una grande opera che, da Firenze a Lucca, andrà a costare oltre 3 miliardi, in una regione e in un Paese che ha ben altre priorità da avviare a soluzione, tra cui la messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati, la messa in sicurezza del territorio dalle frane e dalle alluvioni e la modernizzazione delle ferrovie a binario unico tramite una moderna mobilità”. “La realizzazione della terza corsia sull'A11 sarà un'ulteriore cementificazione della Toscana – ha concluso Nicchi - e darà lavoro prevalentemente a pochissime grandi imprese che si muovono sullo scenario europeo, con pochissimi benefici per le aziende e le economie locali, che invece chiedono a gran voce di bloccare l’opera”.

Approvata con voto favorevole all’unanimità dall’aula una mozione in merito “alla mancata realizzazione della bretella Signa-Prato e all’oneroso contributo pubblico anticipato per la sua realizzazione”. L’atto, presentato da Giovanni Donzelli (FdI), è stato modificato e integrato con alcuni emendamenti presentati dal gruppo Pd. Nella versione finale votata dall’aula, la mozione invita la Giunta regionale a “riferire in Commissione le motivazioni che hanno portato alla risoluzione del contratto”; a “sostenere con atti e finanziamenti certi la realizzazione di un’opera, attualmente in corso di progettazione, in una versione più sostenibile economicamente e ambientalmente”; a “riferire in merito all’attuazione del programma pluriennale degli investimenti di viabilità di interesse regionale”. Giovanni Donzelli, nel suo intervento, ha criticato fortemente il fatto che “per questo progetto che non è stato realizzato la Regione abbia speso 32milioni di euro che non rivedrà più indietro” e ha ricordato che il processo si è recentemente concluso per prescrizione. Il consigliere ha spiegato che “nonostante le garanzie date a suo tempo da Rossi sul fatto che i soldi sarebbero stati recuperati o dai privati o dall’assicurazione, la Giunta regionale nel 2014 ha accettato un lodo arbitrale per cui si accontenta di 1 milione e 250 mila euro. Infatti, 12 milioni sono finiti per pagare il progetto che la Regione acquista, pur sapendo che l’opera non si farà mai, e 18 milioni sono andati per il rimborso a Sit, la società coinvolta. L’assicurazione, poi, ha pagato sì 10 milioni, ma alla società, non alla Regione Toscana”. “Ma avete presente – ha continuato Donzelli – quanti siano 30 milioni di euro, dilapidati così? Sono una cifra che permetterebbe di comprare 4 treni per i pendolari, di far funzionare l’elisoccorso per due anni, di pagare la chemioterapia a 50mila malati, di concedere 10 mila euro di start up a 300 nuove aziende”. A dimostrazione, ha rovesciato sul tavolo uno scatolone contenente l’equivalente della cifra in fogli da 500 euro fac-simile.

Jacopo Alberti (Lega nord), annunciando l’appoggio del suo gruppo alla mozione, ha definito la vicenda “una follia allo stato puro nella gestione di un’opera che era necessaria, e che ha portato a gettare via così tanti soldi”.

Paolo Bambagioni (Pd) ha commentato che “quest’opera era necessaria e che andava realizzata 30 anni fa” e ha ricordato che dopo l’indagine della magistratura non sono stati rinviati a giudizio amministratori pubblici. “Il problema – ha aggiunto il consigliere – è che quest’opera è nata troppo grande, con un impatto importante sia dal punto di vista ambientale che da quello economico, mentre sarebbe stato opportuno scegliere una soluzione più modesta. Quando, complice anche la crisi, la Regione ha dovuto decidere di non farla più perché non c’erano le risorse, si è scelto il male minore. Ed era necessario. Ora chiedo che la Giunta regionale si impegni a dare una risposta al territorio che aspetta un semplice ponte”.

Anche secondo Monia Monni (Pd) “oggi a noi non spetta commentare una vicenda chiusa, ma spetta il compito di lavorare affinché la popolazione possa avere una risposta efficiente in termini di viabilità. E’ necessario dunque pensare al futuro e proporre una soluzione più sostenibile, di cui la Giunta regionale si faccia carico”.

Giacomo Giannarelli (M5S) ha invitato “a riflettere, anche alla luce di questo caso, sull’opportunità in Toscana di ricorrere alle grandi opere”. “E’ inutile cercare di giustificare quei 30 milioni spesi – ha proseguito Giannarelli – dicendo che non sono stati intascati da un imprenditore, ma che sono stati usati per pagare i lavoratori delle aziende coinvolte. Perché in questo modo non si fa l’interesse pubblico, si droga il mercato, si danneggiano altre aziende”. L’unica ricetta valida “è quella di un segnale di discontinuità con il passato, anche a livello nazionale”.

Per Tommaso Fattori (Si–Toscana a Sinistra) “la politica ha l’obbligo di trarre insegnamenti da vicende come questa. Deve cioè in primo luogo riconoscere la follia dello strumento del project financing, con cui si socializzano i costi e si privatizzano i benefici. Deve, inoltre, evitare di perseguire il gigantismo nelle opere da realizzare”.

Secondo Stefano Mugnai (Fi) “il sistema politico istituzionale toscano ha dimostrato ancora una volta di non essere capace di portare a compimento opere importanti, dilapidando i soldi pubblici”. “Chiedo – ha aggiunto – che vengano finalmente riconosciuti i limiti di chi ha agito in questo modo”.

Giovanni Donzelli ha aggiunto che “se un manager privato getta 30 milioni di euro viene buttato fuori a calci, ma se è pubblico si dice che bisogna tenere conto della difficoltà di governare e che non bisogna recriminare ma guardare al futuro”.

Paolo Sarti (Sì – Toscana a Sinistra) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo alla mozione.

Infine, la replica dell’assessore ai Trasporti Vincenzo Ceccarelli, che ha invitato “a rifuggire dalle semplificazioni e dalle sceneggiate” e “a inquadrare l’accaduto in maniera contestuale rispetto al periodo”. L’assessore ha ricordato che il costo iniziale del progetto, previsto in 243 milioni e per cui la Regione doveva contribuire con il 20%, in sede di Via (valutazione di impatto ambientale) è lievitato a 385. “Viste anche la crisi economica e la diminuzione del traffico, la Regione ha deciso che era diventato troppo oneroso – ha detto ancora Ceccarelli –. Ma non è vero che il progetto incamerato dalla Regione è andato perso, perché è stato recuperato per la progettazione che si sta facendo, tutta internamente, del nuovo ponte e del primo tratto della futura opera”. Entro alcuni mesi, ha concluso, “il progetto interno sarà pronto, e la Regione assieme ai Comuni interessati ha già individuato i progetti preliminari per migliorare la viabilità esistente e dunque dare quella risposta che i cittadini si aspettano”.

Redazione Nove da Firenze