Stress da lavoro per il personale scolastico: ansia e nervosismo

 Ricerca promossa dalla Cgil e dal suo sindacato di categoria che si si avvale della lunga esperienza in materia della ONLUS Labcom, spin-off dell’Università degli Studi di Firenze


 Il tema delle condizioni di salute e sicurezza sul posto di lavoro sta gradualmente acquisendo rilevanza in ogni settore e anche in ambito scolastico, l'interesse nei confronti di queste problematiche è sempre più alto; in particolare, per il personale scolastico, viene riservata sempre maggiore attenzione alle malattie professionali derivanti dallo stress da lavoro correlato.

Per approcciarsi a questa tematica in modo serio e scientifico, rifuggendo quindi da un uso superficiale e inappropriato del concetto, la Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze, la CGIL Toscana, la Flc Cgil di Firenze, Toscana e Nazionale promuovono il progetto Fattori di rischio specifici per la salute psicofisica del personale scolastico, con lo scopo di indagare la presenza di significativi fattori stressogeni nelle condizioni di lavoro all'interno delle scuole.Partendo dall'ipotesi che alcuni dei fattori suddetti possano essere determinati dal confronto quotidiano con ragazze e ragazzi che richiedono sempre più attenzioni educative, dalla trasformazione del rapporto con le famiglie, da problematiche inerenti ai rapporti interni alla comunità professionale, il progetto intende ricostruire un quadro scientificamente attendibile della situazione e fornire anche elementi utili alla riflessione sul mondo della scuola, in modo da favorire resilienza (intesa come flessibilità per trovare evoluzioni positive nel cambiamento) e capacità di rispondere positivamente ai rischi di stress e burnout.
I risultati della ricerca infatti potranno suggerire nuove linee d'azione, sia nella direzione della tutela della salute del personale, sia verso il miglioramento e dell'efficacia dell'organizzazione scolastica. Il progetto si avvale della lunga esperienza in materia della ONLUS Labcom, spin-off dell’Università degli Studi di Firenze, che mette insieme le caratteristiche di un’impresa con il sapere universitario, ed è composto da un gruppo di psicologi di comunità altamente competenti in esperienze di ricerca-azione e nella formazione alla resilienza nel settore scuola.
La ricerca si basa sulla partecipazione dei docenti e del personale ATA di sette istituti superiori del Comune di Firenze (due licei, tre tecnici e due professionali), che verranno coinvolti con questionari, interviste e focus-group, specifici strumenti quantitativi, qualitativi e semantico-linguistici scelti per andare più in profondità rispetto agli abituali metodi di survay statistica.

I CASI

C. M. è un docente di scuola superiore, di mezza età, innamorato del suo lavoro e dei suoi ragazzi. Da un paio d'anni non vive più bene, né a casa né in classe: ansia, nervosismo e irascibilità lo afferrano appena alzato e gli condizionano i rapporti, anche con gli stessi ragazzi cui ha dedicato la sua vita professionale.
Più volte ci ha raccontato della difficoltà a conciliare l'attività di docenza e preparazione delle lezioni con quella relativa agli adempimenti burocratici, alle scadenze sempre più pressanti e alle riunioni di vario tipo. Sono tutti impegni estremamente importanti – ripete sempre – ma finiscono per accavallarsi, provocandogli ansia e tensione. E' consapevole che basterebbe organizzare in modo diverso questa sfera lavorativa per ottenere significativi miglioramenti. Anche il rapporto con i ragazzi è diventato per lui un fattore di disagio: i legami basati sul rispetto reciproco e la fiducia si sono ora trasformati in rapporti tesi e conflittuali, anche per la grossa ingerenza delle famiglie nell'operato suo e degli altri docenti. C. M. continua a credere nell'importanza del suo lavoro e non si arrende, convinto com'è che una maggiore cooperazione all'interno della comunità scolastica rappresenti la chiave di volta per affrontare anche queste sfide.

F.P. è una collaboratrice scolastica in un istituto Comprensivo della provincia di Firenze. A settembre, con l'arrivo della nuova Dirigente Scolastica viene spostata di sede senza preavviso, con l'unica spiegazione relativa a presunte "esigenze di servizio" non specificate o condivise. F. comincia nella nuova scuola dopo 10 anni di permanenza nell'altra con un buon livello di affiatamento e collaborazione con la collega e le docenti del plesso, situazione fondamentale per una ottimizzazione del lavoro.
Dopo il primo mese F. comicia ad avvertire un crescente malessere fisico, la mattina accusa cefalea e problemi gastrici che le impediscono di recarsi al lavoro. Comprende subito che ciò è legato alla difficoltà di lavorare nella nuova sede, dove comunque si trova bene con la nuova collega e con le insegnanti ma il non aver compreso le ragioni del suo spostamento le comporta un forte disagio.
F. riferisce che la sua situazione lavorativa nella vecchia scuola era già difficoltosa per il carico enorme di lavoro causato dalla mancanza di organico ATA sufficiente ma che il trovarsi bene nel contesto di quella sede le consentiva di affrontare le difficoltà in modo positivo. Evidentemente è bastato il cambiamento a far sentire tutto il peso della situazione preesistente.A nulla serve la certificazione di uno specialista che attesta uno stato depressivo causato dal trasferimento, allegata alla richiesta di F. alla DS di essere rimandata nella scuola di provenienza. La situazione è ancora irrisolta ma esemplificativa di come la mancanza di condivisione della organizzazione del personale possa innescare una situazione di stress che sfocia in patologia.

Redazione Nove da Firenze