Skim, artista internazionale a Scandicci: dalla Luna al Caos

Vive nel centro di Scandicci e lavora nell'area industriale metropolitana uno dei più promettenti artisti italiani


Francesco Forconi, in arte Skim, rappresenta oggi il futuro del graffitismo. Ha l'ambizione propria di una generazione costretta a dimostrare tutto strappando, dove possibile, i legami con il passato. 

Incontriamo Skim in quello che sarà a breve il suo nuovo laboratorio artistico; alle pareti bianche ci sono tele colorate, in terra sagome di tavoli e scaffali che prenderanno posto dopo il trasloco da quel piccolo triangolo che sino ad oggi si è ritagliato presso l'azienda di famiglia.

"Mia nonna mi ha raccontato che a 5 anni facevo le barchette e le regalavo dopo averle firmate.. ero parecchio strano già da piccolo" confessa Skim mentre finge di non guardare le sue tele esposte ed intanto ne seleziona altre.
Prima dei graffiti i fumetti. "Sì, il mio primo amore. Io però leggevo Topolino, lo dico subito. Non sfogliavo altro, neppure le edizioni Bonelli.. poi però ho studiato tanto per accrescere le mie conoscenze e fare pratica. Il mio motto oggi è "In color we trust" e ci si può arrivare solo dopo aver capito cos'è, come si usa e con cosa si distribuisce.. il colore".
Frequenta l'Istituto d'Arte e diventa Grafico pubblicitario, poi si diploma in tecniche di animazione tradizionali e moderne presso la Scuola Internazionale di Comics a Firenze e diventa insegnante di Graffiti Art.

A 13 anni le biciclette non bastavano. "Davvero. Ricordo che ne ho colorate due. Poi ho cercato una parete. Bella grande. Perché con lo spray non puoi mica fare le miniature, serve spazio".
Che ambiente era la strada? "Sembra ieri.. era ieri, ma era anche un'epoca in cui le influenze dell'America erano ben presenti e veniva facile raccontare la realtà seguendo l'istinto. Esistevano dei negozi di nicchia a Firenze dove non solo i ragazzi trovavano le bombolette spray, ma ricevevano anche utili consigli per l'uso ad esempio sulle sfumature.. Esisteva soprattutto un regolamento, non scritto, di profondo rispetto tra chi lasciava solo scritte e chi disegnava. Oggi è cambiato tutto".
Perché? "Forse perché oggi si acquistano i colori online o perché non si riconosce più il talento altrui e nessuno ti ascolta se chiedi dove poter andare a disegnare o se è bene dare il celeste sul nero.. C'era poi una crescita personale che ti portava a scrivere sui muri per poi imparare a disegnare sempre meglio".

Oggi chi è Skim? "Skim è nato mentre scrivevo "Skimboard" su una tavola di legno che stavo dipingendo. Ho fatto il grafico a tempo pieno e poi part time, cercando di mantenermi uno studio che ho dovuto chiudere perché non avevo soldi. Oggi ho trovato una dimensione artistica che mi permette di dipingere e vendere le opere che espongo. Ho fatto anche opere su commissione.. all'inizio. Ritratti, paesaggi. Io odio i paesaggi. Basta cipressi tra le colline!" esclama sorridendo. Poi ci ripensa, forse, e non sorride più, ma aggiunge "Vediamo troppe mostre tutte uguali. Abbiamo fatto paesaggi per anni. Non ha senso fare quadri che sembrano foto. Fai una foto. Nell'arte occorre qualcosa di più".

Il fungo e il gatto. "Il fungo è un po' la mia firma, è possibile trovarlo su alcune pareti di Scandicci e di Firenze, ma non solo. Il gattino giallo è il personaggio che ho inventato e che ha alle spalle, e davanti, una storia ancora da disegnare. E' un gatto che ama la Luna e la vuole raggiungere. E' un gatto che di giorno dorme perché la Luna non c'è. L'ho disegnato a Firenze, a New York, nel deserto, al mare.. in centinaia di posti. Però le persone me lo chiedono a Firenze, in tutte le dimensioni. Le nonne lo vogliono per regalarlo ai nipotini".
Però.. "Però Skim è soprattutto nel Caos delle ultime opere, lì dove vari oggetti si fondono e compressi tra loro trattengono messaggi importanti che le persone iniziano a liberare e a decifrare. Ed infatti piacciono. Molto".

Un artista dal nome internazionale con la zavorra del marciapiede. "Se ci pensi è curioso come sia possibile maturare un curriculum invidiabile, ricevere un premio da Vittorio Sgarbi, esporre a Londra e vendere in tutto il mondo per poi ritrovarsi a casa di qualcuno davanti ad una parete da colorare con la promessa di una bevuta.. Io sarò sempre un graffitaro, lo desidero e lo voglio, però questo limita la mia immagine che viene ricondotta ad uno sbandato. "Tiè 50 euro fammi uno schizzo.." mi dice qualcuno che non pensa neppure a quanto possano costare i colori".

Le scuole toscane reclamano qualche ora da insegnante. "Una esperienza insostituibile. Mi piace insegnare ai ragazzi la storia dei graffiti, mostrare loro le tecniche, prepararli con guanti e mascherina e dare libero sfogo alla loro creatività. Sono attenti. Sono permeabili. Sono reattivi e si divertono da matti".

Toscana tradizionalista all'inverosimile, ma in alcune località proiettata nel futuro. "Pontedera è un bel luogo per gli artisti, così come Prato o Lucca dove sarò durante i Comics. E' forse arrivato anche il tempo di unire l'arte all'edilizia urbana come accade nelle periferie degradate dove lo spray colora le brutture. Non dico di entrare nelle stanze, cosa che però già fanno i graffitari in alcuni immobili occupati, ma di solleticare la cultura estetica disegnando le facciate di anonime costruzioni. Sarebbe un nuovo inizio, a patto che poi non arrivi qualcuno a coprire tutto con toppe di colore come se non ci fosse un domani".

Antonio Lenoci