Siccità: nessuna emergenza in Toscana grazie ai piccoli invasi

E' la rassicurazione del capo dell'unità di missione del governo Italia Sicura, Erasmo D'Angelis a margine di un'iniziativa fiorentina di Coldiretti. Le sofferenze riguardano la Val di Cecina e la Valle del Merse. In Maremma bisogna realizzare gli invasi


(DIRE) Firenze, 24 lug. - Riformare la legge Galli sugli investimenti idrici e uniformare la tariffa pagata dai cittadini sull'acqua. Sono queste le due direttrici di azione che suggerisce il capo dell'unita' di missione del governo Italia Sicura, Erasmo D'Angelis a margine di un'iniziativa di Coldiretti, a Firenze, sulla siccita'. "Bisogna rivedere la legge, probabilmente andare verso una tariffa unica nazionale, pagare meno pagare tutti- sostiene- C'e' una parte d'Italia che non paga la tariffa idrica. Pagare meno, pagare tutti significa poi dotare le aziende pubbliche o miste in modo che siano in grado di far fronte, quanto meno, alle emergenze piu' importanti". L'Italia, in effetti, soffre di un deficit infrastrutturale significativo secondo il capo di Italia Sicura. "Le tubazioni risalgono anche a 70 anni fa. Abbiamo 350.000 chilometri, la meta' deve essere ristrutturata, risanata- aggiunge- È un problema gigantesco che ha a che fare con gli investimenti".

Altrimenti, "con uno sbalzo di temperatura questa parte di tubature esplode o si lesiona". La ragione pratica addotta da D'Angelis, in realta', si sposa con un principio di equita' sociale. "È inaccettabile che ci siano regioni dove non si pagano tariffe- sottolinea-, che ci siano grandi aree metropolitane come Roma o Milano dove l'acqua piu' o meno ha un costo intorno ai 130 euro l'anno e poi regioni come la Toscana dove si paga come a Parigi, intorno ai 300-400 euro l'anno".

Il governo lavora a un progetto da 2.000 invasi piccoli e medi per far fronte nel lungo periodo al ripetersi di stagioni siccitose. Del tema, parla il capo dell'unita' di missione di palazzo Chigi, Italia Sicura Erasmo D'Angelis a margine di un'iniziativa di Coldiretti a Firenze sulla siccita'. L'azione del governo presenta dei riflessi molto significativi anche in Toscana. "Il ministro delle Infrastruttre Graziano Delrio ha annunciato la ristrutturazione di dighe, pero' soprattutto nel Centro Nord mancano piccoli e medi invasi in grado di garantire acqua quando ce n'e' bisogno- rileva- Se fossimo rimasti a 20 anni fa in Toscana oggi non vedremmo neanche l'Arno, sarebbe polvere, avremmo le autobotti a Firenze, Prato, Pistoia in tante altre citta'". Una riflessione che trova la sua estrema attualita' nel caso dell'emergenza idropotabile che viene vissuta in questi giorni a Roma, e che in Toscana e' stata prevenuta grazie a due importanti intuizioni: le dighe di Montedoglio (in provincia di Arezzo) e quella di Bilancino (a Firenze, nel Mugello). "Sono quasi al colmo di piena- evidenzia D'Angelis- Questo, perche' in montagna piove e l'acqua viene conservata. Grazie a loro, i tre quarti del territorio non ha piu' crisi idriche, cosi' come non ne ha l'agricoltura". Un buon esempio. D'altro canto, "l'Italia ha il dovere di programmare nei prossimi 20 anni questi 2.000 invasi che hanno un costo presunto intorno ai 20 miliardi di euro, che e' assolutamente alla portata di questo Paese".

Peraltro, la preoccupazione principale, anche in Toscana, esula dal nodo delle risorse pertanto.
Piuttosto tocca il tema delicato del rapporto coi cittadini, della corretta comunicazione istituzionale. "Dobbiamo stare attenti, su tanti territori scattano comitati, meccanismi di veti- rimarca- Invece, va spiegato che sono opere che servono, non sono invasive, non sono impattanti". Le maggior sofferenze in Toscana riguardano la Val di Cecina e la Valle del Merse. "In tutta la Maremma deve essere accumulata acqua. Bisogna capire e localizzare dove realizzare gli invasi- informa- Esistono progetti di 20-30 anni fa. Riprendiamo in mano le progettazioni, aggiorniamole e andiamo avanti coi lavori".
(Cap/ Dire)

Redazione Nove da Firenze