Sanità: a Firenze la festa tematica del Pd dal 4 al 15 settembre

Si parlerà anche dell’intervento della Corte dei Conti regionale circa il project financing applicato alla sanità?


FIRENZE- E' Firenze la città scelta per la nuova edizione della Festa tematica della Sanità del Partito Democratico, in programma dal 4 al 15 settembre. Diversi gli argomenti di stringente attualità che verranno affrontati nel corso dei numerosi incontri organizzati, dal decreto vaccini recentemente approvato fino all'annoso problema delle liste di attesa, e ancora dalla nuova legge sulla responsabilità professionale e la sicurezza delle cure fino al Terzo settore. Ad animare il dibattito saranno presenti rappresentati del Governo e delle Istituzioni nazionali, regionali oltre che illustri nomi del mondo scientifico.

Si parlerà inevitabilmente del futuro del servizio sanitario e della compatibilità del taglio dei posti letto con i 41 presidi ospedalieri regionali, come Isola d'Elba e Piombino, Cecina e Volterra, o Pontedera. Come dei bilanci delle Asl, dopo il clamoroso buco milionario di Massa, riconducibile a pratiche contabili non trasparenti, o in altri casi poco chiare di deficit di bilancio, come nei casi di acquisto di nuovi edifici, pur avendo a disposizione un enorme patrimonio di immobili inutilizzato, o la costruzione dei quattro nuovi ospedali (Massa, Lucca, Pistoia, Prato) utilizzando il fallimentare “project financing”.

"Un sistema -spiegano dal Comitato SAN SALVI CHI PUO’- che prevede la costruzione di questi ospedali da parte di un concessionario privato, che gestisce direttamente l’opera e i suoi costi anche se gran parte del finanziamento è a carico delle Asl. Per compensare l’apporto del privato all’operazione, la parte pubblica riconoscerà al concessionario un canone fisso garantito, per minimo 19 anni. Come rileva la stessa Corte dei Conti, sappiamo che i nuovi ospedali sono costati 379 milioni, di cui circa 303 sborsati dal pubblico, che si è accollato anche una parte consistente degli oneri finanziari e fiscali relativi ai prestiti bancari sostenuti dal privato, il quale ne ha messi solo 75. Con questa operazione il privato incamera non solo i guadagni sulla costruzione, ma soprattutto una rendita sicura e sproporzionata € 1,227 miliardi".

Da rilevare come l’edilizia ospedaliera quale nuovo business privato, ha prodotto un’altra deleteria conseguenza: tutti i quattro ospedali toscani presentano problemi strutturali e di impiantistica fin dalla loro apertura: dall’acqua che penetra dal suolo a causa del sito inadatto prescelto, alle porte che non isolano né chiudono, alle sale operatorie scarsamente funzionali, ecc. Infatti, la Corte dei Conti, a questo proposito, rileva che è stata “modesta l’attività di controllo, anche a causa della direzione dei lavori, affidata, per disposizione legislativa, all’esecutore stesso.

Per fare un esempio, nei prossimi giorni, iniziano i lavori di ristrutturazione del "nuovo" pronto soccorso del presidio ospedaliero di Prato, già avviati nella primavera scorsa, che avevano portato all’apertura di sei nuove postazioni di visita per un totale di 18 per l’alta intensità. Si tratta, quindi, di una seconda fase dei lavori, effettuati proprio in questo periodo, nel quale abitualmente si registra un calo, seppur modesto, delle presenze in pronto soccorso del Santo Stefano, così da limitare il più possibile i disagi ai pazienti. Con questo secondo intervento saranno rimodulati gli spazi esistenti; non si tratta quindi di un ampliamento, che sarà possibile solo con la realizzazione della nuova struttura prevista in futuro, ma di una riorganizzazione delle attuali aree interne per attivare nuove postazioni di visita, in particolare dedicate alla gestione dei pazienti a complessità intermedia fino ad un totale di 17 postazioni. I nuovi lavori permetteranno di realizzare un maggior livello di comfort e anche di adeguare la struttura ai contenuti della recente delibera della Giunta Regionale sulla riorganizzazione dei percorsi in pronto soccorso non più per codice colore ma con codici numerici attribuiti in relazione al bisogno clinico e alla complessità assistenziale del paziente. I lavori saranno completati all’inizio di settembre e per ridurre il più possibile i disagi legati alla presenza del cantiere sono stati recuperati spazi di visita alternativi.

Attivo all’ospedale Santo Stefano il servizio di day service per tromboembolismo venoso, dedicato a pazienti con patologie trombotiche degli arti inferiori. Si tratta di un percorso assistenziale personalizzato che consente di ottimizzare i tempi di diagnosi e di trattamento, per pazienti affetti da questa patologia in condizioni cliniche stabili. Il day service garantisce continuità nella gestione assistenziale e risponde ai bisogni di salute individuali. Viene attivato dal proprio medico di medicina generale ed offre una serie di prestazioni, accertamenti e controlli specialistici, evitando al cittadino la prenotazione dei singoli esamiE’ un gruppo multidisciplinare, costituito da angiologi esperti in ecografia vascolare, specialisti internisti e geriatri delle strutture di cardiologia, medicina interna 2 e geriatria del Santo Stefano che prende in cura il paziente per un inquadramento complessivo e per la gestione assistenziale in tempi brevi. Responsabile del percorso è il dottor Filippo Risaliti della struttura medicina interna 2.

Obiettivo raggiunto: i nove AIUTO Point previsti dall’AUSL Toscana centro in ogni ospedale della rete oncologica territoriale sono stati attivati in tutti e quattro gli ambiti territoriali di Firenze, Pistoia, Prato e di Empoli come da cronoprogramma. Con AIUTO Point (acronimo di Assistenza, Informazione, Urgenze nel Trattamento Oncologico)i cittadini che hanno subito un intervento saranno presi in carico in ogni fase della malattia grazie a una forte integrazione fra assistenza socio-sanitaria e supporto amministrativo. I pazienti operati per qualunque forma di tumore solido (polmonare, prostatico, al colon retto, alla mammella, etc…) non dovranno più rivolgersi al CUP per la prenotazione dei propri controlli. Sarà il servizio di AIUTO Point ad assicurare le prenotazioni previste, fornendo anche il necessario supporto per l’espletamento degli adempimenti amministrativi in materia di esenzione e/o per il riconoscimento per l’invalidità civile. Ciò è stato realizzato grazie a una stretta collaborazione fra i vari dipartimenti aziendali (oncologico, specialistiche mediche, specialistiche chirurgiche, diagnostica per immagini, infermieristico, materno infantile, decentramento) in sinergia con la rete ospedaliera e con il coordinamento dello staff della direzione sanitaria. L’attivazione dei nove AIUTO Point ha richiesto un complesso processo di riorganizzazione sia delle agende di prenotazione al fine di ridurre i tempi di attesa per l’esecuzione degli esami diagnostici, sia del personale medico-infermieristico al fine di consentire l’integrazione anche con i colleghi del sociale, della psicologia e del settore amministrativo in ciascun territorio di competenza aziendale. Per tutti gli operatori coinvolti è stato avviato uno specifico percorso di formazione trasversale al fine di favorire l’integrazione tra i diversi profili professionali, l’omogeneità del servizio nei differenti contesti territoriali, il rafforzamento della rete aziendale. In ogni nodo della rete oncologica ospedaliera dell’AUSL Toscana centro il servizio di AIUTO Point rappresenta oggi una realtà: tra febbraio e luglio 2017 è stato attivato presso gli ospedali “Santa Maria Annunziata”, “Santa Maria Nuova”, “San Giovanni di Dio”, “Serristori” di Figline e Incisa Valdarno, in quello del Mugello di Borgo San Lorenzo, “San Jacopo” di Pistoia, “Santi Cosma e Damiano” di Pescia, “Santo Stefano” di Prato e “San Giuseppe” di Empoli.

Diventa ancora più capillare il servizio di “telecardiologia” con l’attivazione dell’undicesima postazione nel presidio di via Morgagni a Firenze. Ormai per l’Azienda USL Toscana centro l’esperienza è strutturata e, progressivamente, prosegue l’estensione dell’importante servizio in tutto il territorio. Al momento i presidi territoriali coinvolti sono i seguenti: Montedomini, Le Piagge, la Casa della Salute di Scandicci, Campi, Calenzano, Vaglia, Impruneta, Tavarnelle, Rignano e Reggello. Il servizio è disponibile anche all’interno della Casa Circondariale di Solliciano. Il dottor Leonardo Parigi, cardiologo e coordinatore del progetto spiega che con la “telecardiologia” viene offerto ai cittadini un esame diagnostico il più possibile vicini al suo luogo di residenza; la diffusione del servizio, in prospettiva, agirà anche sulla diminuzione dei tempi di attesa per questa specifica prestazione. Far arrivare l’assistenza specialistica anche nei luoghi più remoti che altrimenti ne sarebbero privi è uno degli obiettivi della “telecardiologia”. Anche per la “telecardiologia” l’appuntamento per l’elettrocardiogramma si prenota al Cup; l'elettrocardiogramma, registrato da un infermiere, è inviato per via telematica al centro cardiologico refertante, dove il cardiologo in servizio valuta e referta il tracciato ri-trasmettendolo alla Cardiologia territoriale. I centri al momento individuati per la refertazione da parte dei cardiologi interni all'Azienda sono la Cardiologia di Camerata, la Cardiologia dell' IOT, la Cardiologia di Santa.Maria Nuova.

Le cure intermedie sono quelle che il servizio sanitario toscano garantisce, dopo le dimissioni dall'ospedale, alle persone più fragili, di età avanzata, con patologie croniche, per accompagnarle nel periodo post-ospedale, rendere la dimissione meno traumatica, evitare il riacutizzarsi delle patologie e nuovi ricoveri. Con una delibera presentata dall'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e approvata dalla giunta nel corso della sua ultima seduta prima della pausa di ferragosto, la Regione disciplina meglio tutto il sistema di cure intermedie, per assicurare un'organizzazione omogenea su tutto il territorio regionale, e fissa tre tipologie di assistenza. Nella delibera si sottolinea il significato delle cure intermedie: "una gamma di servizi integrati, rivolti per lo più alle persone anziane, per supportare la dimissione tempestiva, favorire il recupero dopo un evento acuto o riacutizzato, evitare ricoveri ospedalieri inappropriati e ridurre l'utilizzo della lungodegenza e dell'istituzionalizzazione". Si tratta prevalentemente di "servizi forniti in un arco temporale a breve termine (20 giorni massimo), erogati in un ambiente residenziale, il cui obiettivo è quello di facilitare la dimissione precoce dall'ospedale, evitando il protrarsi dei ricoveri". Si ribadisce l'attribuzione territoriale delle cure intermedie e si conferma come obiettivo quello di garantire cure a pazienti post-acuti, ancora in situazione di malattia, non così grave da richiedere una permanenza in reparto ospedaliero, ma ancora non sufficientemente stabilizzati per tornare a casa. L'assistenza prestata nella fase delle cure intermedie ha la finalità di consolidare le condizioni fisiche, continuare il processo di recupero funzionale, accompagnare il paziente con fragilità individuale o sociale nella prima fase del post-ricovero. La riorganizzazione dell'offerta di cure intermedie vuole garantire appropriatezza, continuità e omogeneità dell'assistenza. Per questo vengono individuate tre tipologie di assistenza, o - come si dice nella delibera - tre setting di cure intermedie residenziali:

  1. residenzialità assistenziale intermedia (bassa intensità): l'assistenza medica è prestata dal medico di famiglia, che si avvale della consulenza specialistica programmata e dal medico di continuità assistenziale;
  2. residenzialità sanitaria intermedia (media intensità): medico specialista di struttura in stretto raccordo con il medico di famiglia;
  3. low care (alta intensità): medico di struttura.

Per tutte e tre le tipologie, la durata massima della degenza è di 20 giorni. Dopodiché il paziente potrà tornare al proprio domicilio, seguito comunque dal proprio medico di famiglia.

Redazione Nove da Firenze