Rubrica — Spettacolo

Riccardo Amadei e Les Pastìs - Senza Ombrello

Un intenso live acustico per presentare l'ultimo album della band riminese


Senza Ombrello è l'ultimo lavoro di Riccardo Amadei e Les Pastìs, uscito ad ottobre 2016 e prodotto da “Le Città Visibili”. Per la prima volta a Firenze, viene presentato con un live acustico a Il Lavoratorio (Via Giovanni Lanza 64/A) venerdì 19 maggio alle 21, nel corso di una serata di musica e video, suoni ed immagini.

Un concerto intimo e visionario, quello che il cantautore riminese Riccardo Amadei e Les Pastìs portano a Il Lavoratorio, adattato al clima avvolgente dello spazio dedicato alle arti performative nel cuore del Quartiere 2 che i Fiorentini stanno imparando a conoscere per l'atmosfera accogliente e rilassata. Un salotto contemporaneo nel quale il contrabbasso di Alberto Marini e il violino di Elena Partisani si sposano con la calda parete in pietra grezza che è segno distintivo dello spazio, mentre il ritmo di Enrico Rò alla batteria scandisce il tempo sul quale si muovono la voce e la chitarra di Riccardo Amadei. Ad intervallare la musica, le proiezioni di alcuni dei video più belli realizzati per l'album, come quello che accompagna il singolo “Felina” per la regia di Daniele Quadrelli, in cui 30 attori raccontano in immagini il delirio del nostro tempo.

Senza Ombrello è metafora di una condizione, uno stato d’animo, un modo di porsi senza filtro e farsi attraversare. E’ il modo in cui Riccardo Amadei si pone di fronte al mondo e alle cose. Il suo è infatti un muoversi senza ombrello, senza protezione o copertura. Per cui, se piove, ci si bagna. “E’ l’unico modo che conosco per scrivere in musica, per tentare di arrivare ad un pubblico, l’unica soluzione per uscirne vivi”, racconta lo stesso Amadei.

Senza Ombrello parla di questa attitudine in undici episodi, undici canzoni che raccontano questo tempo e la sua quotidianità, fatta di valigie perse negli aeroporti, di sorrisi veri e di brindisi finti, di cinema, di cavalli, di porti. Undici brani per inseguire un linguaggio, per arrivare alla semplicità. Essere “senza”, sprovvisti, significa infatti essere vulnerabili. E questo è un rischio ma anche una meravigliosa opportunità. E’ la possibilità di tornare a “sentire” per poi restituire un pezzo di realtà a qualcuno che ha ancora l’orecchio teso, in ascolto, in attesa di un suono in cui potersi riconoscere. Il risultato di questo lavoro è quello che Rock.it ha definito “un disco […] che mescola il Capossela anni '90 a Paolo Conte e ai Baustelle”, realizzato da una formazione “gustosa come il sapore della miscela all’anice di cui porta il nome”.

Per informazioni: http://www.illavoratorio.it/

Prenotazioni: info@illavoratorio.it

Elena Elia

Redazione Nove da Firenze