Pubblico impiego: in Italia dipendenti anziani e ricchi

I conti non tornano? "Le Istituzioni italiane evidentemente includono tutto l’esercito di consulenti esterni gestito dalla Politica"


“Dal rapporto sulla Pubblica Amministrazione nei vari stati membri, pubblicato ieri dall’OCSE, emergono dei dati sui quali è lecito formulare alcune sostanziali osservazioni” afferma in una nota il Segretario Generale della UILPA, Nicola Turco il quale aggiunge: “se da lato, infatti, la fotografia sull’anzianità dei dipendenti pubblici, che assegna al nostro Paese il triste primato dell’età media più elevata, si rivela corretto, dall’altro, invece, in ordine alle retribuzioni dei cosiddetti ‘statali’, si ravvisano notevoli incongruenze rispetto al quella che è la reale situazione della Pubblica Amministrazione nel nostro Paese”.

Continua Turco: “probabilmente si tratta di un problema di natura, di assemblaggio e di elaborazione dei dati, fatto sta che, contrariamente a quanto titolato da alcuni organi di stampa, i dipendenti pubblici italiani non solo non sono strapagati bensì in attesa – da ben otto anni - di un rinnovo contrattuale che possa lenire la perdita di potere d’acquisto subìta in questo lungo periodo”.

“Nell’indagine OCSE appare quanto meno insolito che i dipendenti pubblici vengano raggruppati in classi che non corrispondono all’ordinamento professionale pubblico del nostro Paese”, puntualizza il Segretario Generale della Uilpa evidenziando come “non esista alcun parallelismo tra le cosiddette ‘Secretarial Positions’ o i ‘Senior Professionals’ (rispettivamente 55.600 e 67.900 euro di retribuzione media annua) ed il personale delle tre Aree funzionali non dirigenziali delle Amministrazioni Pubbliche del nostro Paese, la cui retribuzione media annua lorda, riferita complessivamente a tutti i comparti si attesta sulla cifra di 33.585 euro, scendendo nei Ministeri a euro 28.151”.

Aggiunge Turco: “Analogamente suscitano perplessità le retribuzioni medie attribuite ai ‘Senior Managers’, pari a 395.400, quando il tetto massimo delle retribuzioni dei dirigenti pubblici del nostro Paese, così come determinato dalla legge, risulta pari a 240.000 euro”.

“Del resto, l’entità delle retribuzioni delle nostre professionalità sono stabilite nei contratti ed il numero dei dipendenti in servizio – suddivisi per qualifica e posizione economica - è rilevabile nel conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, i conti sono presto fatti! Allora - conclude Turco - se i conti non tornano forse dobbiamo imputarlo alla composizione dei dati forniti all’Ocse dalle Istituzioni italiane, che evidentemente includono tutto l’esercito di consulenti esterni gestito dalla Politica per i quali si continua a sperperare in modo dissennato mentre, se ci si avvalesse delle professionalità interne, non solo sarebbe possibile valorizzare le risorse umane della P.A. ma anche destinare consistenti risparmi di spesa al rinnovo dei contratti”.

Redazione Nove da Firenze