Pronto Badante, formazione e contratti: tante le richieste, ma il servizio è buono?

Ci sarebbero criticità segnalate all’assessore Stefania Saccardi ma non ci sarebbero state risposte


 Un servizio molto richiesto in una regione dove cresce il numero di anziani e di cittadini che necessitano di assistenza. Ma la qualità?
  Il Segretario Spi Cgil Toscana, Bruno Calzolari, sottolinea oggi alcune criticità del Progetto andando ad evidenziare come alcuni aspetti, quali la formazione del personale ed i contratti di lavoro stipulati siano forse più importanti del mero numero di telefonate arrivate al Numero Verde attivato dalla Regione Toscana.

 "Riteniamo profondamente ingiusto e sbagliato che il contributo economico di 300 euro venga erogato in misura uguale per tutti, senza nessun riferimento alla situazione reddituale e patrimoniale della persona interessata e/o della famiglia" questo uno degli aspetti messi in evidenza da Calzolari.

Esempio. "Poniamo la questione della formazione dell’assistente familiare: chi se ne occupa? Chi la garantisce? Sottolineiamo la necessità di una verifica puntuale del grado di operatività dei servizi distrettuali a partire dai “Punti insieme”, che dovrebbero essere il primo servizio di prossimità per il cittadino e dove la persona anziana che esprime un bisogno certificato dovrebbe essere presa in carico. Ci chiediamo perché la Regione non si preoccupi in primo luogo di garantirne la funzionalità, invece di investire risorse nel servizio Pronto badante” prosegue il delegato SPI.

Inoltre aggiunge "Chiediamo un vero report del servizio “Pronto Badante”. Non ci si può limitare a comunicare il numero delle telefonate arrivate al numero verde, né ad elencare quanti buoni lavoro sono stati attivati. È necessario avere dati che riguardano la qualità del servizio offerto, che permettano di stabilire l’effettiva efficacia del servizio. E poiché l’erogazione dei libretti famiglia “è funzionale all’attivazione di un regolare rapporto di lavoro occasionale tra l’anziano e l’assistente familiare (...) ed è propedeutico alla successiva stabilizzazione lavorativa dell’assistente familiare, attraverso la stipula di un contratto di lavoro regolare”, sarebbe anche importante conoscere quanto di quel lavoro occasionale si è trasformato in lavoro stabile. Un monitoraggio che spetta alla Regione Toscana: l’esito positivo del progetto – così come viene definito dalla stessa Regione – non può passare, ripetiamo, dal numero di telefonate o dal numero di percorsi assistenziali attivati, ma dalla qualità di questi ultimi".

Infine conclude "Occorrerebbe avere la certezza che l’assistente familiare assunto abbia i requisiti necessari e ricevuto una seppur minima formazione in merito alle prestazioni che gli saranno richieste e che sempre più riguardano anche la somministrazione di terapie farmacologiche".

Redazione Nove da Firenze