​Prima donazione a cuore fermo a Careggi

Il prelievo di organi è stato reso possibile grazie alla disponibilità alla donazione dichiarata dalla famiglia del donatore, in base alla sua espressione di volontà in tal senso


 Prima donazione a cuore fermo a Careggi. La prima in Toscana e una delle poche in Italia, perché si tratta di una procedura molto complessa e laboriosa. La donazione è stata portata a termine sulla base del Programma nazionale di donazione a cuore fermo, avviato da circa due anni da OTT (Organizzazione Toscana Trapianti) con il supporto della Regione Toscana.

"Questo è un evento molto importante - dichiara l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi - perché apre la strada ad altre donazioni a cuore fermo che potranno essere fatte nell'immediato futuro, aumentando così la disponibilità di organi da trapiantare. Il mio grazie alla famiglia del donatore, che ha dato il suo assenso alla donazione, e a tutte le équipe di Careggi che sono state impegnate in questo intervento così delicato e complesso. Ancora una volta, la testimonianza dell'alto livello di professionalità che la sanità toscana sa esprimere".

"Sul Programma nazionale di donazione a cuore fermo - dice Adriano Peris, responsabile Organizzazione Toscana Trapianti - stiamo investendo molto, sia a livello nazionale che in Toscana. E' una procedura molto complessa e laboriosa, che aumenterà del 30% la disponibilità di organi come reni e fegato".

"La prima donazione a cuore fermo avvenuta in Toscana - afferma Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti - è il risultato dello sforzo organizzativo avviato in Regione per questo programma. I miei ringraziamenti vanno all'Assessore, al direttore dell'Organizzazione Toscana Trapianti, al Direttore generale e a tutti i medici, infermieri e sanitari dell'Ospedale Careggi che hanno raggiunto questo primo importante traguardo".

Il prelievo di organi è stato reso possibile grazie alla disponibilità alla donazione dichiarata dalla famiglia del donatore, in base alla sua espressione di volontà in tal senso. Normalmente la donazione viene effettuata da donatori in morte encefalica (quindi a cuore battente). In questo caso, invece, il cuore del donatore era fermo. Il processo di donazione a cuore fermo, quale procedura clinico chirurgica di alta complessità, richiede un elevatissimo livello di collaborazione tra strutture e discipline diverse: Pronto soccorso, Terapia Intensiva, Cardiologia, Cardiochirurgia, Nefrologia, Urologia del trapianto; percorso presidiato dal Coordinatore locale e, tramite il Centro Regionale Allocazione Organi e Tessuti, dall'organo regionale.

Il tutto è stato reso possibile grazie alla volontà espressa da un paziente colpito da arresto cardiaco sul territorio, rianimato e quindi avviato verso un percorso cardiologico diagnostico. Le condizioni cliniche del donatore si sono aggravate nelle ore successive, fino a rendere incompatibile la funzione cardiaca con la sopravvivenza; l'uomo è stato sottoposto a trattamento con ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation - Ossigenazione Extracorporea a Membrana), che non ha comunque potuto evitare la progressione verso il decesso.

Con il coordinamento operativo del Centro Regionale Trapianti e del Centro Nazionale Trapianti è stato avviato il percorso di accertamento di morte cardiaca e di programmazione del prelievo di organi presso la Terapia Intensiva Emergenza e del trauma. Naturalmente la donazione a cuore fermo è indicata per tutti gli organi, tranne che per il cuore. In seguito al prelievo effettuato, i reni del donatore sono stati allocati, uno nel circuito regionale, dove sono in corso le operazioni di trapianto presso l'Azienda Careggi, mentre il secondo è stato trasferito a Pavia presso il Centro Trapianti del NIT.

Redazione Nove da Firenze