Prato: operazione della Guardia di Finanza contro i falsi permessi di soggiorno

15 arresti, 83 indagati e 111 perquisizioni. Il sindaco Biffoni: "Rispetto delle regole e legalità, da parte di tutti e in tutti gli aspetti della vita economica e sociale, sono orizzonti irrinunciabili". Enrico Rossi: "Messe a disposizione della Procura le nostre informazioni". Donzelli: "Interdire politici pro invasione"


Si è conclusa oggi, alle prime luci dell’alba, con l’impiego di 400 militari una vasta operazione di Polizia giudiziaria condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Prato, che ha portato all’arresto di 15 persone (3 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) nonché alla notifica di 19 misure cautelari dell’obbligo di dimora ed alla denuncia di 49 persone a piede libero. In totale 83 le persone indagate, nei cui confronti sono state eseguite 111 perquisizioni, fra locali e domiciliari. Sono questi i numeri di una imponente indagine, denominata “Colletti bianchi” condotta su delega degli Sostituti Procuratori della Repubblica, Dott. Antonio Sangermano e Dott. Lorenzo Gestri, su coordinamento del Procuratore Capo, dr. Giuseppe Nicolosi, nei confronti dei titolari e dipendenti di 2 studi di consulenza, lo studio R.i (commercialista) e lo studio R. (ragioniere) entrambi consulenti del lavoro con sede a Prato ma anche a Verona e Mantova il primo, ed a Prato e Pistoia il secondo. Pesantissime le accuse formulate nei loro confronti: associazione per delinquere, truffa aggravata all’Inps, induzione alla falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici, violazione alla normativa sul rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno, oltre alle violazioni della normativa in materia di immigrazione clandestina. Più nello specifico, i titolari ed alcuni dipendenti dei 2 studi professionali, alcuni dei quali di origine cinese, avvalendosi ciascuno della propria struttura organizzativa di consulenza, avrebbero posto in essere una attività di favoreggiamento alla permanenza, in condizioni di illegalità, di un elevatissimo numero di cittadini extra-comunitari, soprattutto cinesi, sul territorio nazionale. Dietro laute parcelle, anche queste non fatturate, titolari e collaboratori dei 2 studi professionali fornivano, di fatto, una “consulenza illegale”, basata sulla produzione di falsa documentazione: buste paga, bilanci, assunzioni e certificati falsi, sostituzione di persona. Tutto era consentito pur di ottenere un rinnovo del permesso di soggiorno. Il comportamento più frequentemente riscontrato nel corso delle indagini è stato quello relativo alle fittizie assunzioni e alla correlata emissione delle relative false buste paga, legittimanti il requisito del sostentamento economico, necessario per il rilascio del rinnovo del permesso di soggiorno. Le assunzioni, che risultavano regolari (anche a seguito delle comunicazioni previste al Centro per l’Impiego e poi alla Questura) venivano tuttavia eseguite al solo scopo, e per il tempo necessario e sufficiente, ad emettere le buste paga in prossimità delle date di scadenza dei permessi di soggiorno, dietro pagamento di un corrispettivo da parte del “presunto dipendente”. Una volta ottenuto lo scopo, e cioè il rilascio del rinnovo del permesso di soggiorno, piuttosto che la carta di soggiorno o il ricongiungimento familiare, l’operaio cinese veniva, il più delle volte, formalmente licenziato, rimanendo comunque a lavorare, generalmente “in nero”. In sostanza una indagine complessa, di polizia giudiziaria ma anche di polizia economica e finanziaria, li dove, di fatto, tutto era ammesso e tutto era possibile pur di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Era infatti quest’ultimo documento il vero obiettivo degli indagati. Specie nell’ambito di quella parte della comunità cinese che tutt’ora opera in condizioni di illegalità, sfruttando soggetti prestanome, lavoratori a nero, imprese in totale o parziale evasione fiscale e contributiva e/o incurante delle norme sulla sicurezza dei lavoratori e del luoghi di lavoro, della legislazione igienica e sanitaria nonché di quella fiscale e contributiva. Ottenere un falso rinnovo del permesso di soggiorno, d’altra parte, oggi è un grosso affare. Significa disporre di soggetti che resteranno per sempre impuniti, spesso addirittura non rintracciabili: L’ideale per svolgere funzioni di prestanome, intestarsi una ditta apri e chiudi o far ricadere su soggetti inesistenti, o non più presenti sul territorio dello Stato, responsabilità penali e/o amministrative

Anche quaranta ispettori per la sicurezza sui luoghi di lavoro delle Asl e alcuni mediatori linguistici hanno preso parte al blitz fatto scattare stamani dalla procura di Prato con ottantatré indagati e centoundici perquisizioni in abitazioni di cinesi e studi di professionisti italiani, non solo in Toscana ma anche in Lombardia, Veneto, Campania e Abruzzo, tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, che hanno riguardato un commercialista, un consulente del lavoro e un cinese (due a Prato, il terzo in Veneto), dodici arresti domiciliari, diciannove obblighi di dimora e quarantanove denunce a piede libero.

"La partecipazione all'operazione ci era stata richiesta dalla Procura – sottolinea da Bruxelles il presidente della Toscana, Enrico Rossi -, ma i nostri ispettori per la sicurezza su lavoro non hanno solo preso parte ad alcune delle ispezioni di stamani. Il contributo ha riguardato anche la fase delle indagini, durata oltre un anno, con la messa a disposizione delle informazioni raccolte nel corso dei controlli operati all'interno del progetto Lavoro Sicuro".

Quel progetto entrato oramai nel vivo due anni fa e voluto proprio dal presidente Rossi dopo il rogo della Teresa Moda a Prato in cui sette operai cinesi (cinque uomini e due donne) morirono il 1 dicembre 2013, nella fabbrica dove lavoravano ma anche vivevano. Un progetto a due facce: repressione ma anche prevenzione, con percorsi paralleli di rientro e 'affiancamento' per l'emersione dal sommerso delle imprese che non rispettano le regole. "I nostri controlli possono riguardare solo la sicurezza sui luoghi di lavoro – dice Rossi – ma, come emerge dall'operazione di stamani, è evidente che condividiamo con chi di dovere gli elementi che eventualmente vengono in nostra conoscenza e non attengono al profilo dei controlli che ci spettano".

L'operazione denominata 'Colletti bianchi' - alla conferenza stampa in procura ha partecipato anche il coordinatore del progetto regionale "Lavoro Sicuro", Renzo Berti - ha portato alla luce un'organizzazione che, secondo l'ipotesi dei pubblici ministeri, fa perno su due studi professionali, con sede a Prato ma anche a Pistoia e fuori Toscana, che avrebbero fornito documentazione falsa, a partire dalle buste paga, grazie alla quale i cittadini immigrati, per la maggioranza cinesi, potevano richiedere ed ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, come dipendenti o come titolari prestanome di aziende. Il tutto in cambio di laute parcelle e tariffe "tutto compreso", come spiegato dalla Procura e dagli uomini della Guardia di Finanza, che sfioravano i mille e ottocento euro. Mille e trecento sono state le aziende messe sotto attenzione. Dalle indagini risultano coinvolti italiani e cinesi, ma al momento nessun dipendente pubblico. Il danno riguarda anche i mancati contributi, perché ottenuto il rinnovo del permesso il più delle volte i lavoratori tornavano 'in nero": quelli finora accertati, solo per la parte previdenziale, ammonterebbero a quasi cinque milioni e mezzo di euro.

“Il rispetto delle regole a trecentosessanta gradi e l’affermazione del principio di legalità, da parte di tutti e in tutti gli aspetti della vita economica e sociale, sono orizzonti irrinunciabili. Senza legalità non c’è rispetto della dignità delle persone, del lavoro e della convivenza civile. Per questo vogliamo complimentarci con la Procura di Prato e la Guardia di Finanza per l’operazione condotta contro un sistema che favoriva l’immigrazione clandestina e il rilascio di falsi permessi di soggiorno” hanno commentato il sindaco e il vicesindaco di Prato, Matteo Biffoni e Simone Faggi.

Dalle Regione oltre settemila controlli
Il progetto "Lavoro Sicuro" della Regione, lanciato nel 2014, prevedeva il controllo entro tre anni di 7700 aziende censite, per lo più cinesi. Per questo sono stati assunti settantaquattro tecnici ispettori. "A fine ottobre - sottolinea Rossi - abbiamo già verificato 7050 aziende". Sono il 92 per cento dell'obiettivo iniziale, in anticipo addirittura rispetto al calendario programmato. "E ci sono - dice sempre Rossi - anche buone notizie. Per quello che attiene almeno alle norme sulla sicurezza sul lavoro, il trend è infatti incoraggiante: nell'ultimo mese il 59 per cento delle aziende controllate è risultato a posto. All'inizio, nel 2014, la percentuale era poco sopra il 15 per cento. Inoltre tra chi ancora non è in regola le infrazioni si sono fatte meno gravi e meno numer ose, tant'è che anche le sanzioni comminate sono diminuite".

"Il 1 dicembre del 2013, giorno del tragico rogo della Teresa Moda a Prato, in cui sette operai cinesi (cinque uomini e due donne) morirono nel rogo della fabbrica dove lavoravano ma anche vivevano, è stato lo spartiacque" ha detto il presidente Rossi commentando a caldo la notizia. "Da allora l'impegno istituzionale si è rafforzato con attività di prevenzione, controllo, percorsi paralleli di rientro e di 'affiancamento'", ha continuato. "Non devono esistere zone franche, i diritti dei lavoratori sono al centro della nostra politica ed è per questo oggi plaudo all'iniziativa della Procura di Prato e della Guardia di Finanza che con la loro attività di repressione ci consentono di lavorare meglio affinché emerga dall'illegalità il valore di un'economia sommersa che Irpet stima aggirarsi i ntorno al miliardo di euro l'anno".

"Oltre che nei confronti delle aziende cinesi e dei professionisti coinvolti, le misure interdittive andrebbero emesse nei confronti dei politici che hanno permesso, con le politiche delle porte aperte e della tolleranza illimitata, che nelle nostre città si siano create delle vere e proprie enclave dell'illegalità dominate da etnie di ogni tipo". E' quanto afferma il capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Toscana Giovanni Donzelli, commentando l'operazione messa in campo stamani dalla Guardia di Finanza su provvedimento della magistratura in cinque regioni italiane, i cui coinvolti vivono per la maggior parte nella provincia di Prato.
"Mentre assistiamo all'ennesimo fatto di cronaca del genere - sottolinea Donzelli - le istituzioni a guida Pd continuano a permettere gli sbarchi e a parlare di accoglienza. Si tratta di scelte mirate appositamente a favorire il business dell'immigrazione, e che non hanno alcuna altra logica nell'interesse dei cittadini italiani. Da anni denunciamo con i sopralluoghi nei capannoni cinesi tra Prato e a Firenze la grave situazione: tutt'oggi in Toscana, come in molte altre regioni d'Italia, pullulano i casi di aziende straniere a cui, in nome della tolleranza e di una finta integrazione, vengono concessi veri e propri privilegi che mai sarebbero permessi alle aziende italiane oneste che pagano le tasse - conclude Donzelli - questo sistema deve essere al più presto spezzato per restituire giustizia e legalità ai nostri imprenditori e cittadini".

Redazione Nove da Firenze