Pinocchio, sfruttato e maltrattato: un classico toscano

Celebrazioni intime per la nascita di Carlo Lorenzini in via Taddea a Firenze


Festeggiare ì babbo di Pinocchio nel silenzio assordante di un giorno qualunque.
Nello stesso momento in cui una corona viene appesa al numero 21 di via Taddea, presso la casa dove nacque Carlo Lorenzini nel lontano 24 novembre 1826, all'ombra dell'oscenità offerta dal rudere di Sant'Orsola il Collodi ed il suo Pinocchio si ricordano e si scordano in un attimo.
Alla conservazione della memoria da parte di chi organizza incontri, celebrazioni, mostre e convegni a livello istituzionale, si contrappone l'indifferenza della gente.

Pinocchio va bene per usarlo come logo di ogni iniziativa che la Toscana proponga sul mercato internazionale. Pinocchio è la scusa, l'occasione, il profilo più accattivante, la seconda figura conosciuta dopo il David di Michelangelo e per questo venduta come Souvenir d'Italie. 
Ma per le strade, nelle librerie del centro di Firenze, dove le edizioni de Le Avventure di Pinocchio dovrebbero trionfare in primo piano, sfruttando così un giorno particolare in cui mettere in mostra la toscanità, gioire di una eredità infinita, rivendicare la paternità toscana dell'opera più tradotta al mondo dopo le Sacre Scritture, cosa accade?

La tristezza ci assale. Pinocchio non c'è. Non è in vetrina e non è neppure esposto in bella vista. Pinocchio è coperto da altri volumi spesso all'insaputa dei librai che "Pinocchio? Penso di sì.. forse.. se c'è è..".
Troviamo una splendida biografia di Collodi scritta dal nipote, sotterrata da romanzi contemporanei.

San Marco, San Firenze, Duomo, Via Martelli.. librerie di nuove edizioni e testi usati e persino la cantonata famosa per la domanda "Qual è l'ultimo libro che hai letto?". Alla domanda "Narrativa per ragazzi?" ci sentiamo rispondere "Cosa intende?". "Siamo a Firenze.. pensavo così.. a Pinocchio".
Il vuoto, poi un flash, l'ultima volta che il burattino è comparso sullo scaffale era.. ecco che ci viene indicato un settore, poi un altro. C'è. In alcuni casi anche più copie e più edizioni, nascoste, crollate una sull'altra come tessere del domino e coperte di polvere.

Godere di infinito splendore architettonico rischia di ridimensionare la sensibilità estetica, questo almeno uno dei concetti utilizzati per limitare l'imbarazzo di quanti, vivendo a Firenze, troppo spesso non conoscono abbastanza l'arte.

Il capoluogo toscano, culla del Rinascimento e centro turistico mondiale, vive di rendita: vive principalmente sulle spalle dei Medici e deve molto ad Anna Maria Luisa de' Medici, l'Elettrice Palatina che con il suoi lascito testamentario fece dono alla città dei beni di famiglia.
Ma Firenze vive anche sulle spalle di Dante, per dirne uno che certo non ha ricevuto solo lodi e gloria in suo onore.

Poi c'è Pinocchio
Non abbiate paura di acquistarlo, nessun timore ad esporlo, a leggerlo come fosse la prima volta.

Antonio Lenoci