PD, strappo in Regione: la consigliera Nardini non segue Rossi

Il Presidente della Toscana non pare intenzionato a tornare indietro. Il vice segretario regionale Antonio Mazzeo: "Spererò fino all'ultimo momento possibile". Il segretario regionale della Lega Nord, Manuel Vescovi: "La Toscana ha bisogno di un presidente full-time"


(DIRE) Firenze, 21 feb. - Dopo lo strappo del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi "leggo che alcuni giornali mi danno con le valigie in mano", ma "il Partito democratico e' casa mia. E io in quella casa voglio battermi per cambiarla nelle cose che non condivido. Come ho sempre fatto in questi anni". Alessandra Nardini, consigliera regionale 'dem', sceglie Facebook per sgomberare il campo e tirarsi fuori dalla traiettoria degli scissionisti. Il Pd e' casa; tradotto, non seguira' la ruota del governatore intento a costruire una nuova piattaforma di sinistra, fuori e a sinistra dei democratici. E se lo scenario e' praticamente gia' in cammino, Nardini non molla e predica di nuovo la via dell'unione: "Francamente saro' illusa, ma spero ancora che le valigie non le faccia nessuno. E che questa partita si giochi ancora tutti insieme. Non contro qualcuno, ma per qualcosa: far tornare il Pd la casa di tutte e tutti, con una sinistra forte e unita al suo interno". Perche' "uniti si e' piu' forti, e io fino all'ultimo secondo lavorero' per questo". Detto questo "capisco che la fantapolitica e le scommesse su chi va e chi resta siano piu' interessanti. Io, invece di dar seguito ai pettegolezzi, trovo piu' utile lavorare per far restare tutte le compagne ed i compagni dentro al partito. Il nostro partito".

Enrico Rossi, a meno che non arrivi "un gesto clamoroso" non pare intenzionato a tornare indietro: "Senza rancori o patemi", anche se "niente e' impossibile" dice ad 'Omnibus' su La 7. La situazione e' certamente fluida (lo certifica il ripensamento di Michele Emiliano, pronto a sfidare Renzi al congresso) e la trama si presta ai colpi di scena last minute. Tuttavia in Toscana, se alle parole e alle intenzioni spese sullo strappo seguira' anche il nero su bianco, ricomporre le tessere del mosaico politico non sara' impresa facile. Il governatore, ieri, su questo fronte e' stato chiaro: la candidatura al Parlamento e' attualmente fuori discussione, l'impegno e' quello di arrivare al 2020 onorando il "contratto" con gli elettori. "Se e' cosi', resta un grosso nodo politico da sciogliere, visto che Rossi vuole restare alla guida della Regione con i voti del Partito democratico ma dopo aver sbattuto la porta", spiega alla 'Dire' un esponente renziano del Pd fiorentino. "Chiedo, cosi' e' possibile arrivare a fine legislatura? Lo dico perche' anche i 'suoi' consiglieri, a quanto apprendo, non sembrano intenzionati a seguirlo in blocco. Il punto e' che con un presidente senza maggioranza, si rischia la paralisi istituzionale". Non sul nuovo aeroporto di Firenze e sulla Tav, "visto che stiamo parlando di temi importantissimi su cui e' stata raggiunta una condivisione di obiettivi solida". Diverso, per esempio, potrebbe essere il caso "dell'inceneritore" di Case Passerini, "su cui Rossi, pur dichiarandosi d'accordo, ci ha girato sempre un po' alla larga". Con il passo indietro di Rossi- che ha anticipato le mosse dichiarando che andra' a verificare i numeri puntando tutto sul piano regionale di sviluppo- fuori dai radar delle ipotesi, con il Pd toscano che in queste ore convulse ha cancellato la parola sfiducia dal vocabolario politico, per adesso siamo solo alle domande. Perche' ora, con le amministrative che incombono, non c'e' spazio per risolvere il rebus.

"Ho letto in questi giorni con rammarico le parole del nostro presidente Enrico Rossi. Mi ha fatto male sentirlo dire che vorrebbe resitutuire la tessera del partito che in maniera compatta e convinta ha sostenuto un anno e mezzo fa la sua ricandidatura alla guida della Toscana. L'ho incontrato e gli ho detto con forza che il Pd e' ancora casa sua, che le sue idee e i suoi valori sono e restano importanti e se davvero scegliesse di abbandonare la nostra comunita' sarebbe una ferita profonda". Lo rende noto nella sua newsletter il vice segretario regionale del Partito Democratico, Antonio Mazzeo, intervenendo sul tema della possibile scissione in seno ai dem. "Spero davvero, e lo sperero' fino all'ultimo momento possibile, che ci siano ancora i margini per cui lui, cosi' come Michele Emiliano, Roberto Speranza e tutti gli altri che oggi sembrano intenzionati a prendere un'altra strada- prosegue-, non abbandonino la nostra comunita' e restino piuttosto qui a sostenere le loro posizioni e a lottare per affermarle". Il Pd toscano, intanto, precisa ha chiesto che "di tutto questo si discuta insieme, nelle sedi deputate del nostro partito. Lo abbiamo fatto a livello regionale chiedendo a tutti i segretari di federazione di indire in questa settimana assemblee sul territorio- sottolinea- e lo abbiamo fatto a livello provinciale pisano con un documento che e' stato sottoscritto ieri da quasi 100 amministratori locali per chiedere di mettere in campo azioni tese all'unita' e non alla divisione". In questo senso, evidenzia, "invito tutti ad usare l'assemblea provinciale del 4 marzo perche' sia un momento di grande ascolto e di definizione di un percorso comune che preceda la scelta del nuovo gruppo dirigente". L'impegno quotidiano dovra' essere, quindi, nel cercare le risposte per i territori, e' il punto di vista di Mazzeo. "Il tempo della discussione autoreferenziale non puo' e non deve continuare all'infinito- sostiene-. Questo, lo so io e lo sappiamo bene tutti, i cittadini toscani non ce lo perdonerebbero".

"A noi non interessano le questioni interne al Partito Democratico, ma e' evidente che la Toscana ha bisogno di un presidente full-time e di una coesione politica che oggi, in un momento in cui c'e' bisogno di avere idee chiare per fare scelte dirimenti, risulta grande assente". Lo afferma, in una nota il segretario regionale della Lega Nord, Manuel Vescovi commentando le tensioni di queste ore all'interno del Partito democratico, a livello nazionale. "Noi abbiamo una visione chiara per la nostra Toscana- continua- che parte dalla realizzazione delle infrastrutture, passa per il rilancio del turismo, la valorizzazione della cultura e arriva fino all'implementazione di un nuovo modello sanitario e, piu' in generale, di una gestione piu' efficiente dei servizi". Anche alla luce "del disimpegno di Enrico Rossi sulle questioni toscane, chiediamo un atto di responsabilita' nei confronti dei cittadini della regione piu' bella d'Italia e non l'ennesimo atto politico: si dimetta". A 20 mesi dall'insediamento di "Enrico Rossi- attacca il leader del Carroccio toscano- le uniche azioni su cui la maggioranza ha trovato unita' d'intenti e si e' distinto (in negativo) sono state le azioni spot a favore degli immigrati. Ultimo atto, solo in ordine di tempo, sono i posti alloggio e le borse di studio, concesse dall'Azienda regionale per il diritto allo studio universitario (Ardsu), che vedono negli immigrati e nei richiedenti asilo i primi a godere di questi servizi". Vescovi mette in fila sia i dati economici negativi che vedono un aumento della disoccupazione nel III trimestre 2016, l'aumento degli sfratti e le critiche all'azione amministrativa della Giunta regionale. Dalla sanita', la cui riforma "ha mortificato i medici" alla gestione dei rifiuti "imbarazzante" per arrivare al "giudizio negativo della Corte dei Conti europea" sugli investimenti strategici sul porto di Livorno. (Cap/ Dire)

Redazione Nove da Firenze