Patto di coabitazione: prima esperienza nel Chianti fiorentino

L'obiettivo è un aiuto in favore di entrambe le parti, in termini economici e psicologici


Patto di coabitazione nasce un’amicizia intergenerazionale

 Zara accende il fornello di casa per fare il caffè, quella bevanda tipicamente italiana che ha imparato ad apprezzare e gustare da quando condivide un tetto con l’amica Giovanna, una dolce nonna di Greve in Chianti vicina al secolo di vita. Il caffè è pronto, accompagnato dai dessert alla pasta di mandorla di origine marocchina, preparati artigianalmente, ed è così che inizia una giornata nuova di amicizia e sentimenti puri. La colazione italo-marocchina, simbolo di integrazione tra culture e linguaggi lontani, dà il buongiorno ad una relazione speciale come quella nata dall'incontro di bisogni e necessità diversi. È la prima esperienza nel Chianti che si realizza come percorso di coabitazione solidale nell'ambito del progetto ideato da Gabriele Danesi, promosso dall’associazione Auser Abitare Solidale e sostenuto dai Comuni dell'Unione del Chianti Fiorentino.

Il cammino di Giovanna, 93 anni vedova e autosufficiente, i cui figli risiedono in aree distanti dalla campagna grevigiana, si incrocia con il percorso di vita di Zara che da molti anni vive in Italia e lavora in una RSA nel Chianti. Ma la storia di amicizia che dal febbraio 2017 è nata tra le due donne va oltre la carta e gli impegni assunti in base alla stipula del patto abitativo. Giovanna e Zara non sono più sole, conversano, si fanno compagnia, condividono vari momenti della giornata, si rispettano ed esprimono con naturalezza e spontaneità il bene reciproco.

“Grazie all'iniziativa proposta da Auser - dice l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Greve in Chianti Cristina Faini - il progetto Abitare Solidale ha messo radici a Greve ed è diventato un modello virtuoso che può essere esportato negli altri territori del Chianti. Condividere una casa nel rispetto reciproco vuol dire contrastare l'isolamento e l'emarginazione, significa concretizzare un aiuto in favore di entrambe le parti, in termini economici e psicologici. Il percorso, dal momento in cui si attiva la coabitazione, è seguito e coordinato con colloqui e verifiche periodiche dai Servizi Sociali del Comune e dagli operatori Abitare Solidale che offrono una garanzia e una forma di tutela alla relazione sorta tra le due persone, finalizzata al mantenimento degli equilibri e al supporto dei rispettivi contesti familiari”. Per il sindaco Paolo Sottani “si tratta di una risposta di comunità al problema della casa che in questo specifico caso ha in sé un valore aggiunto, l’incontro intergenerazionale e interculturale”.

“Il progetto interessa una molteplicità di soggetti - spiega il coordinatore del progetto Gabriele Danesi - dagli anziani soli che necessitano di un piccolo aiuto per mantenere la propria autonomia a tutte quelle persone che non dispongono di risorse sufficienti per pagare un affitto”. In segno di accoglienza e ospitalità Giovanna ha ceduto alla giovane marocchina la sua camera più grande per offrirle tutti i confort di cui aveva bisogno.

“E’ una presenza importante che mi fa sentire sicura, protetta, amata – continua Giovanna - Zara è per me come una nipote e ha dato una svolta alla mia vita di donna sola”. Entusiasta della coabitazione anche la giovane Zara che afferma di “aver trovato in Giovanna una famiglia, di sentirsi a casa propria, al fianco di una dolce ultranovantenne che in questo momento rappresenta una strada importante per il suo futuro di nuova cittadina italiana”.

Redazione Nove da Firenze