Rubrica — Spettacolo

Opera di Firenze: Semiramide di Gioachino Rossini inaugura la stagione 2016/2017

In scena dal 27 settembre al 4 ottobre, l’opera è dedicata alla memoria di Luca Ronconi


Firenze, 23 settembre– Ad aprire la Stagione 2016-17 dell’Opera di Firenze è la Semiramide di Gioachino Rossini nell’allestimento di Luca Ronconi al quale il titolo rossiniano è dedicato alla memoria. L’allestimento è stato realizzato per il Teatro San Carlo di Napoli del 2011 ed è stato ripreso e adattato nella regia, per l’Opera di Firenze, da Marina Bianchi e Marie Lambert.

L’opera, in scena dal 27 settembre al 4 ottobre, segna, dopo molti anni di assenza – manca dal cartellone dal 1968 - il ritorno del titolo rossiniano a Firenze. La direzione è affidata ad Anthony Walker, interprete appassionato del repertorio belcantistico, ex tenore e violoncellista che sostituisce il maestro Bruno Campanella, assente per motivi personali. Interprete protagonista della Semiramide è l’acclamato soprano inglese-australiano Jessica Pratt, ormai amatissima dal pubblico dell’Opera di Firenze dopo il grande successo della stagione 2015/16 nella Lucia di Lammermoor.

«Ricordare Luca Ronconi - scrive il sovrintendente Francesco Bianchi nel programma di sala – significa, per il Maggio Fiorentino, ripercorrere momenti trai più alti della sua storia, legati a spettacoli, che hanno segnato altrettanti punti fermi nella regia operistica degli ultimi decenni, a cavallo fra Novecento e nuovo secolo».

L’Opera di Firenze inaugura la Stagione riprendendo le fila della grande operazione di riattualizzazione e sperimentazione ad opera di Luca Ronconi che nel 2011 così presentava la sua Semiramide: «Il tipo di spettacolarità suggerita dal libretto, con l’ambientazione in Assiria, a Rossini è indifferente. Questo diverbio che c’è tra la trama e la musica non lo voglio considerare un difetto bensì una caratteristica e quindi ho cercato di creare un allestimento in cui la musica è liberata dall’aspetto decorativo ambientale: una scena estremamente nuda, che nel primo atto è chiara e nel secondo atto è scura».

La storia ha inizio da un antefatto – l’avvelenamento del re Nino da parte del principe Assur – che sarà svelato solo durante lo svolgimento dell’opera: un delitto la cui vendetta si compie dopo molti anni e che contribuisce a rendere tragica la figura di Semiramide: complice nell’omicidio del marito, si innamora del giovane Arsace senza sapere che è in realtà il suo stesso figlio, il quale per errore la ucciderà.

Nella versione di Ronconi, la linearità delle scene e dei movimenti, che non prevedono cambi di scena a sipario chiuso, privilegia l’ascolto alla visione, distaccandosi così dalla rappresentazione tradizionale dell’opera seria rossiniana, in cui scene ambientate in mausolei, giardini pensili e sale reali hanno portato nel tempo ad affastellare un assortimento di ori, sete e palazzi fastosi che – secondo le indicazioni del regista – ha spesso distolto gli spettatori dal seguire la musica e l’intreccio dell’opera.

Posta all’inferno da Dante, citata da Boccaccio, criticata da Sant’Agostino, protagonista di una tragedia di Voltaire e di opere musicate, oltre che da Gioachino Rossini, da Antonio Vivaldi, Christoph Willibald Gluck e Niccolò Jommelli: Semiramide, ormai da secoli fa parlare di sé continuando a suscitare forti emozioni e profonde riflessioni.

Redazione Nove da Firenze