Nuovo Pignone: esiste un rischio occupazionale?

La preoccupazione dei sindacati dopo alcune indiscrezioni su un possibile ridimensionamento. Baker Hughes, a GE Company (BHGE): "Notizia priva di fondamento"


"Apprendo da un articolo pubblicato oggi su Repubblica Firenze che al Nuovo Pignone sarebbero a rischio 500 posti” esordisce in una nota il Coordinatore Nazionale della Fiom/Cgil del Gruppo Nuovo Pignone e Segretario generale della Fiom-Cgil di Firenze, Daniele Calosi.

Baker Hughes, a GE Company (BHGE) di cui Nuovo Pignone fa parte precisa "La notizia di 500 posti a rischio presso Nuovo Pignone è priva di alcun fondamento; BHGE ha conseguito (dato globale) nel terzo trimestre del 2017 risultati economici positivi in termini di crescita degli ordini - con un aumento del 18% su base annua" entrando poi nel dettaglio degli accordi economici raggiunti per lo sviluppo del comparto toscano. 

La richiesta di Calosi si basava su alcune indiscrezioni pubblicate in mattinata: "Solo pochi giorni fa, il 3 ottobre, si è riunito a Firenze il tavolo di confronto dell'osservatorio nazionale del gruppo, alla presenza delle segreterie nazionali di Fim/Cisl, Fiom/Cgil, Uilm/Uil e dei vertici aziendali. All'incontro come Fiom abbiamo chiesto informazioni circa l'andamento economico della newco Baker Huges-General Electric, di cui fa parte il gruppo Nuovo Pignone, e chiarimenti rispetto all'uscita di Jeff Immelt e all'arrivo del nuovo amministratore delegato di GE, John Flannery. L'azienda ci ha risposto che al momento non vi era alcun elemento di preoccupazione da segnalare sulla newco, e che entro la fine del mese avrebbe condiviso con noi, come da accordi consolidati da tempo, i risultati delle analisi sulla chiusura dei dati del terzo trimestre. Il giorno seguente assieme alle altre organizzazioni sindacali abbiamo riportato al Coordinamento sindacale nazionale del gruppo Nuovo Pignone quanto riferito dalla dirigenza e discusso delle problematiche aziendali e dei tempi per il rinnovo del contratto integrativo".

Alla luce delle odierne indiscrezioni emerse sulla stampa, Calosi commenta "A nome della Fiom/Cgil chiedo all'azienda di fare chiarezza nelle sedi proprie del confronto con le organizzazioni sindacali, ossia nell'Osservatorio Nazionale del Nuovo Pignone. Ciò al fine di verificare se le intenzioni di “cessione degli assets per 20 miliardi” e di “probabili tagli al personale” sono reali e avranno ripercussioni nel nostro Paese o se invece saranno smentite. In caso di conferma, un minuto dopo ci confronteremo in assemblea con i lavoratori e decideremo con loro i passi successivi".

Il Coordinatore nazionale del gruppo e Segretario Generale territoriale della categoria maggiormente rappresentativa ricorda i 1132 lavoratori iscritti solo nello stabilimento Nuovo Pignone di Firenze.

"Il confronto con l'azienda riprenderà quanto prima in tutte le sedi dedicate, sindacali e istituzionali, nazionali ed internazionali, incluso l'appuntamento organizzato per il 29 e 30 novembre a Ginevra da IndustriAll, sindacato globale dell'industria, per riunire tutte le realtà che fanno parte del mondo GE" conclude Calosi.

In riferimento agli articoli pubblicati oggi sulla stampa locale che titolano “Nuovo Pignone, a rischio 500 posti” e “E anche l'indotto trema: "Saranno i lavoratori a pagare"” Baker Hughes, a GE Company (BHGE) – di cui Nuovo Pignone fa parte - intende precisare quanto segue ai fini di una corretta informazione dei lettori:
"La notizia di 500 posti a rischio presso Nuovo Pignone è priva di alcun fondamento; BHGE ha conseguito (dato globale) nel terzo trimestre del 2017 risultati economici positivi in termini di crescita degli ordini - con un aumento del 18% su base annua; Per consolidare questo andamento, in un contesto generale del mercato dell’oil & gas che rimane non positivo a causa del perpetrarsi della crisi del settore legata al prezzo del petrolio, è necessaria una sempre crescente attenzione ai costi e alla produttività; L’azienda non intende comunque procedere mettendo a rischio 500 posti di lavoro.
A sostegno di questo, e con specifico riferimento al business basato a Firenze, sono state fornite ampie informazioni su ordini importanti, di cui fa parte anche Nuovo Pignone, che tuttavia gli articoli pubblicati oggi sulla stampa locale non riportano, ma che ribadiamo: Un importante contratto a supporto del progetto Coral South FLNG di Eni East Africa (EEA), al largo delle coste del Mozambico: Il contratto prevede la fornitura da parte di BHGE - attraverso la sua controllata Nuovo Pignone - di turbomacchine per la produzione di energia elettrica e il processo di refrigerazione del gas del nuovo impianto FLNG (floating liquefied natural gas).

I componenti saranno fabbricati presso lo stabilimento BHGE Nuovo Pignone di Firenze, quindi assemblati e testati presso la sede di Massa.

 Un altro esempio, BHGE (sempre business basato a Firenze) ha ricevuto il suo primo contratto nell'Africa sub-sahariana per fornire servizi software per la gestione degli assett industriali per ridurre le interruzioni e le fermate non pianificate del 20% per i treni LNG.

 Un contratto per la fornitura di una centrale di cogenerazione in Malesia basata sulla turbina a gas NovaLT16 di BHGE.

BHGE vuole inoltre ribadire la conferma degli investimenti e degli impegni presi con istituzioni e rappresentanze dei lavoratori con cui si confronta quotidianamente".

Redazione Nove da Firenze