Nove da Firenze: il giornalismo locale on line negli ultimi 20 anni

La nostra testata ha iniziato le pubblicazioni nel gennaio 1997 e ora il direttore responsabile, Nicola Novelli, traccia un consuntivo dei cambiamenti nel corso dei due decenni


La nostra testata ha iniziato le pubblicazioni on line nel gennaio 1997, ma la sua progettazione era iniziata sin dall'estate del 1996. In questi giorni abbiamo celebrato il 19° anniversario di Nove da Firenze, ma abbiamo anche provato a tratteggiare le prospettive dello scenario digitale in cui si svilupperà il giornalismo locale on line nei prossimi anni. Tenendo conto delle interazioni tra news on line e motori di ricerca e della commistione con i social network.

Il quadro che ne emerge è a chiaro-scuro, se non controverso. Al centro la questione chiave, quella dello strapotere dei giganti della Rete. La coda si accorcia e gli unici che traggono davvero vantaggio economico dall'enorme disponibilità on line di contenuti socio-culturali sono i grandi operatori globali. La svolta è stata la quotazione in borsa di Google. Quando ti misuri sui risultati trimestrali di cui devi rendere conto agli investitori di Wall Street non ci sono più margini per la sperimentazione, devi produrre risultati economici in crescita, ogni 90 giorni. Il trend è evidente: internet è un luogo sempre più controllato e main-stream, e ciò ha un impatto sulla nostra società. Le due cose corrispondono: un internet orientato al commerciale corrisponde a una società meno libera. Lo abbiamo sempre visto come uno strumento in grado di connettere tutto il mondo, ma adesso le strategie che organizzano la rete sono orientate allo sviluppo degli utili di grandi aziende mondiali, che investono tutte le loro risorse nell'intermediazione immateriale del lavoro e dei contenuti di altri. Facebook non ha un prodotto proprio. Airbnb, la più grande catena di hotel del mondo, non ha hotel. Uber, la più grande azienda taxi del mondo, non ha alcun taxi. Il numero dei loro dipendenti in proporzione ai risultati economici realizzati è il più basso della storia del capitalismo, ma i profitti sono, al contrario, i più alti di sempre. Apple e Google hanno superato le compagnie petrolifere. Minecraft è stato venduto per 2,6 miliardi di dollari e WhatsApp per 19 miliardi. Sono cifre assurde, qualcosa su cui dobbiamo riflettere.

Google e Facebook sono ormai i maggiori colossi economici mondiali, sempre in bilico tra dio e il demonio. In una analoga situazione di oligopolio, negli anni '70, gli Stati Uniti scelsero di smantellare i grandi trust telefonici. Ma oggi cinque aziende USA controllano il mercato mondiale on line. E la Casa Bianca non ha certo voglia di intervenire per limitare i successi globali delle proprie imprese domestiche. E mentre a Bruxelles ci si interroga sulle soluzioni da adottare per limitare questo oligopolio di fatto, mentre mi pare che nei singoli paesi la consapevolezza sui rischi che stiamo correndo sia bassissima, sopratutto a livello politico. La Carta dei diritti di Internet approvata di recente dal Parlamento italiano afferma che l’accesso a internet un diritto umano. Un’affermazione intelligente, l’unica—riguardo internet—che ho visto fare in questo paese. Ma poi che succederà? Sono 15 anni che le compagnie telefoniche hanno smesso di investire davvero nella diffusione della rete su tutto il territorio. Verranno presi provvedimenti contro l'inattività di Telecom? Mi pare al contrario che le iniziative tipo quella presa dalla Regione Toscana vadano in soccorso del grande monopolista infrastrutturale con un piano di finanziamenti sostitutivi dei soldi che Telecom non ci ha ancora messo.

Concludendo, continuiamo a pensare a internet come alla nuova frontiera, e non riusciamo ancora a collegare in maniera logica gli eventi che stanno accadendo: non ci interessiamo delle problematiche che riguardano la rete perché pensiamo che tutto andrà a posto da sé, poiché sino ad oggi, tutto sommato, ha giovato a tutti. Ma non è detto che il risultato delle trasformazioni possa essere sempre positivo. Nessun sistema nella storia ha mai visto concentrarsi tanta diseguaglianza e utili da capogiro. Ed è fondamentale che smettiamo di farci illudere dal marketing messo in atto aziende come Google e Facebook. Crediamo che questa tendenza alla centralizzazione dei dati culturali sia necessaria alla creazione di una rete aperta e alla diffusione della democrazia. Intanto queste stesse aziende stanno intermediando commercialmente le parole e i concetti espressi nelle nostre lingue, cioè stanno commercializzando il risultato prodotto in migliaia di anni dalle nostre culture. Il modo in cui assistiamo in silenzio a questo scippo è piuttosto bizzarro. L'opinione pubblica dovrebbe rendersi conto che stiamo concentrando file e dati su Google, Facebook e altri server privati. Il tema della concentrazione in poche mani della storia dell'Umanità deve acquistare rilevanza politica. Bisogna smetterla di pensare internet come se fosse una realtà separata e iniziare a concentrarsi su come vorremmo che fosse.

Buttandola in politica, l'attuale classe dirigente italiana è cresciuta concentrandosi su questioni come le linee telefoniche e la televisione. Se riuscissimo a convincere i politici a pensare alla rete Internet come trattano le reti telefoniche e TV, forse finalmente potremmo smuovere qualcosa. Sinora, essendo Internet un concetto immateriale, non lo si considera come uno strumento fondamentale della libertà di espressione. Tra l'altro funziona in maniera apparentemente semplice e sembra non aver bisogno di regolamentazioni. Ma data la centralizzazione della rete, la possibile censura è difficile da aggirare. Internet è stato inventato in USA, che ne ha ancora il controllo (ICANN può di fatto censurare, o disconnettere qualsiasi dominio di alto livello). On line non vedi qualcuno spiarti, non vedi qualcuno censurare le tue parole, non vedi qualcuno modificare risultati dalle tue ricerche. In tutti questi anni la maggiore difficoltà è sempre stata quella riuscire ad attirare l’attenzione su questi temi, persino degli addetti ai lavori.

Nicola Novelli