Nardella: più misure cautelari, prima del processo, per furti, scippi, spaccio e aggressioni

"E' un'idea interessante" commenta il questore di Firenze Alberto Intini


(DIRE) Firenze, 9 ott. - Inasprire il daspo urbano e allargare le misure cautelari, in attesa del processo, per furti, scippi, spaccio e aggressioni. Lo chiede il sindaco di Firenze Dario Nardella rivolgendosi direttamente al Parlamento. Un duplice intervento, in sostanza, perche' sono due le leggi che il primo cittadino vorrebbe con risvolti piu' duri: la legge Minniti sulla sicurezza urbana e la riforma del ministro della Giustizia Andrea Orlando (la legge 103). "Due buone leggi", sottolinea come premessa nel corso della cerimonia per i 163 anni di vita del corpo di polizia municipale, ma "su cui dobbiamo evidenziare una lacuna che merita di essere colmata". Da qui la proposta bifronte: da un lato, sottolinea, "l'introduzione di sanzioni penali sul daspo urbano", equiparandolo a quello sportivo, sugli stadi; dall'altro, per quanto riguarda reati predatori e microcriminalita' "sui cui la legge 103 ha giustamente inasprito le pene, bisogna pero' prevedere strumenti normativi che consentano un maggiore ricorso alle misure cautelari". E qui Nardella cita il caso "del pusher dell'Oltrarno: spacciatore ben noto, arrestato quattro volte e quattro volte immediatamente rilasciato". Ma anche le conseguenze legate alla violazione del daspo urbano: una sanzione amministrativa, da 10.000 a 40.000 euro quando mai si dovesse riscuotere, e la sospensione della patente da 6 mesi ad un anno. "Circostanze- spiega- che di fatto rendono la norma piuttosto inefficace". Per questo Nardella auspica "uno sforzo ulteriore al legislatore": l'estensione delle misure cautelari sui reati che "contribuiscono pesantemente ad aumentare la percezione diffusa di insicurezza in tutte le grandi citta'" e "l'arresto nei casi di flagranza" per chi elude il daspo urbano, presupposto di misure previste dal codice di procedura penale, "come l'obbligo di presentarsi negli uffici giudiziari o l'obbligo di dimora". Cosi' come per il daspo inflitto agli ultra'. Che il sindaco Dario Nardella faccia sul serio lo dimostra l'iniziativa di cui si e' messo alla testa: "Ho deciso- annuncia da Palazzo Vecchio- di avviare una campagna, che vedra' coinvolti molti colleghi sindaci, per portare in Parlamento nuove norme che possano migliorare, implementare e completare quelle recenti e che abbiano al centro questo duplice obiettivo". Non solo, prevedere anche "una raccolta di firme per un'iniziativa di legge popolare. Ho gia' avuto modo di condividere questa iniziativa con alcuni parlamentari, pendo a David Ermini, giuristi esperti della materia e colleghi sindaci, che conoscono molto da vicino questi problemi". Anche perche', prosegue Nardella "non possiamo permettere che il nesso di fiducia che unisce i cittadini alle istituzioni e alle forze dell'ordine, venga minato. E' un sentimento spesso irresponsabilmente strumentalizzato da movimenti, forze politiche, pronte a lucrare sulla paura per alimentare campagne estremiste e perfino iniziative sovversive, come le ronde spontanee o la rincorsa alle armi per l'autodifesa".

Inasprire il daspo urbano, rendendolo analogo a quello utilizzato negli stadi, fino "all'arresto nei casi di flagranza". La mossa, invocata dal sindaco Dario Nardella per rendere piu' incisivo uno provvedimenti piu' innovativi della legge Minniti sulla sicurezza urbana, il daspo appunto, "e' un'idea interessante", commenta il questore di Firenze Alberto Intini. Se infatti la normativa "puo' essere migliorata con delle previsioni piu' concrete, ben venga". Anche perche', ricorda Intini, "negli appunti inviati al dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell'Interno nel periodo di conversione del decreto in legge, ho rappresentato questo stesso problema: prevedere una sanzione pecuniaria, amministrativa, a chi non rispetta il daspo potrebbe essere una sanzione poco efficace. In questo senso potrebbe essere piu' opportuno una sanzione piu' cogente, che induca chi subisce un daspo a non violarlo". Attualmente, precisa Intini, il daspo attivo e' solo quello in capo al questore, che emana autonomamente "per gli spacciatori condannati in via definitiva, in Cassazione" che si ripresentino nel luogo dove sono scattate le manette. Provvedimento che a Firenze e' scattato per "tre volte", spiega ancora il questore. L'altro strumento previsto dalla legge Minniti, l'allontanamento, "non e' ancora applicabile, perche' si e' in attesa di un provvedimento del ministro dell'Interno che definisca le modalita' di coordinamento tra la municipale e le polizie statali", aggiunge Intini. Che annuncia: "Stiamo definendo le zone dove potra' essere applicato l'allontanamento, come i siti artistici e archeologici o le stazioni. Stiamo completando la mappatura". Il tutto restando dentro i passaggi imposti dalla legge: non sara' infatti il sindaco ad emettere la misura, ma gli organi di polizia giudiziaria e urbana. In seconda battuta, poi, subentrera' il questore che puo' emanare il daspo a chi violera' il provvedimento di allontanamento da una determinata area. "Fino a qui", mettendo in campo questo doppio binario, "possiamo incidere. Il problema sta nella fase successiva", la multa che scatta se violato anche il daspo. Una sanzione "che spesso potrebbe riguardare persone gia' in condizioni di disagio, che e' poco pensabile paghino multe da 10.000 euro". (Dig/ Dire)

Redazione Nove da Firenze