Muore Mario Spezi, il giornalista del Mostro di Firenze

Il cordoglio del sindaco del capoluogo toscano al quale si unisce la Redazione di Nove da Firenze


“Ci lascia un bravo professionista che ha lavorato per una vita a Firenze e che ha dedicato al suo lavoro passione e dedizione fino all’ultimo” afferma il sindaco Dario Nardella, appresa la notizia della morte del cronista. “Spezi – ha sottolineato Nardella – ha seguito fin dall’inizio il tragico caso del ‘mostro’ di Firenze, da giornalista e poi anche da scrittore”. “Alla famiglia – conclude il sindaco – giungano le condoglianze mie personali e della città”.

“Con dispiacere ho appreso la scomparsa di Mario Spezi, grande giornalista e uno dei migliori scrittori fiorentini, conosciuto a livello internazionale, di cronaca nera, che con i suoi articoli e racconti ha fatto scuola a molti coetanei” con queste parole il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, ricorda il giornalista morto oggi. “Un’altra dolorosa notizia, all’indomani della grave perdita di Ennio Di Nolfo, autorità di livello mondiale nella storia delle relazioni internazionali. Spezi – aggiunge il presidente – è stato il più tenace giornalista a tentare di far luce nella vicenda del mostro di Firenze, costatogli anche un arresto. Il mondo del giornalismo perde un punto di riferimento, che voglio ricordare anche per le sue bellissime vignette, frutto dell’acuta ironia che lo ha sempre contraddistinto”.

Da Bagno a Ripoli anche il cordoglio del Sindaco Francesco Casini. "Il giornalista e scrittore, nonché ottimo vignettista, originario di Sant'Angelo in Vado, vicino a Pesaro, Mario Spezi era da ben 35 anni un cittadino di Bagno a Ripoli: abitava, infatti, a Grassina e, oltre a tenere sempre alta la guardia sui casi di cronaca presenti e passati del nostro Paese (Mostro di Firenze, delitto di Perugia, Circe della Versilia), era anche un romanziere di grande qualità. Ma la cosa bella per la nostra comunità era ed è che Mario, pur avendo contatti diretti e professionali con personaggi quali Douglas Preston, Tom Cruise e George Clooney, era e resterà sempre uno di noi, uno di quegli intellettuali intelligenti e concreti che non si isolano dalla realtà di paese, anzi la cercano e la vivono. Fino a pochi mesi fa, Mario era infatti spesso nel cuore di Grassina, tra la gente e le attività. Una sensibilità la sua che questa Amministrazione gli aveva riconosciuto insieme alla sua storia professionale, assegnandogli nel 2012 il riconoscimento 'Una Vita Premiata'. Oggi questa voce attenta, acuta e schietta ci mancherà. Come ci mancherà quel suo sorriso sornione, dietro il quale era facile leggere la sua profondità di pensiero e la sua visione ampia. Spesso contro corrente, sempre nel flusso della vita. Buon viaggio, Mario".

Professionista, uomo da inchiesta, ha dedicato molti anni alla ricerca del serial killer omicida delle 'coppiette' che ha scatenato il panico nella provincia fiorentina tra gli anni '70 e '80.
L'aver definito per primo il pluriomicida senza volto Mostro di Firenze, ha caricato sulle spalle del cronista una lunga serie di articoli e libri tra le righe dei quali l'opinione pubblica ha continuato a cercare la verità. Scontrandosi spesso con le vicende giudiziarie che intanto procedevano ed in alcuni casi rischiando in prima persona incontri ed interviste, ci lascia una eredità intensa e pesante. Intensa poiché costruita in anni di professione giornalistica e pesante perché allo stato dei fatti il serial killer tra i più feroci della storia del crimine, per il sistema giudiziario italiano non ha ancora un volto né un nome.

"Il 7 aprile 2006 venne arrestato, assieme al collaboratore Michele Ruocco, su ordine della procura di Perugia con l'accusa di depistaggio, calunnia, concorso in omicidio di Francesco Narducci e turbativa di servizio pubblico, proprio in relazione alla sua indagine privata sui delitti del mostro; è rimasto in prigione per 23 giorni prima che la Corte di Cassazione, in istruttoria, lo scagionasse completamente, definendo il suo arresto come privo di fondamento. Passò alcuni giorni in isolamento, con divieto nei colloqui. Si tratta di un rarissimo caso di arresto per un "reato di parola" nella storia italiana del secondo dopoguerra, per cui è perfino raro scontare una pena, se si tratta di diffamazione (l'unico giornalista a finire in carcere dopo una condanna per diffamazione fu Giovanni Guareschi), anche se nel suo caso venne ipotizzato un atipico reato di depistaggio e perfino la partecipazione al presunto delitto del 1985, come parte di un fantomatico "Ordine della Rosa Rossa"... (Wikipedia)

Redazione Nove da Firenze