Mostro di Firenze: vecchi reperti e nuovi esami

"Mai liberarsi dei reperti" questo sembra aver imparato il popolo del web


Manca la pistola fumante. Questo il macigno che pesa da anni sull'inchiesta infinita relativa al Mostro di Firenze. Grande l'attenzione sulle indiscrezioni che trapelano nelle ultime ore con il contagocce dagli "ambienti investigativi".
Nonostante siano trascorsi 30 anni, dalla lunga serie di delitti, l'indagine sui Social non si è mai arrestata: sono numerosi i Forum di discussione che hanno anticipato la nascita dei Diari moderni.

Tra le esclamazioni più digitate "Ma non si potrebbe.. con i mezzi di oggi.. fare nuovi esami?". Le novità in campo scientifico sono numerose, rispetto agli anni '80 oggi è possibile tracciare profili genetici integri o parziali, recuperare elementi anche da tracce sovrapposte, distrutte o persino contraffatte come avviene nel caso in cui la scena del delitto viene lavata dopo l'omicidio.

Con l'iscrizione nel registro degli indagati di un ex legionario originario di Vicchio e residente a Prato e del suo medico curante operativo sia in Mugello che nel pratese si riapre uno squarcio di speranza sulla verità nascosta dietro al caso irrisolto più seguito di tutti i tempi.
I compagni di merende non ci sono più. Probabilmente è l'ultima occasione di poter affrontare l'argomento con i presunti coinvolti ancora in vita: 86 anni ciascuno. 
Da 'informati sui fatti' ad 'indagati' in poche ore? No, la ricostruzione delle ultime ore vede dietro la clamorosa rivelazione un lungo lavoro di inchiesta con perquisizioni effettuate da parte dei Ros, interrogatori dei PM e probabili esami affidati ai Ris dei quali si attendono i risultati.

Si arriverà ad un nuovo processo? Secondo alcune fonti, in possesso della Procura di Firenze potrebbero esserci elementi utili all'autorità di polizia per coinvolgere l'attività giudiziaria.
L'ex legionario racconta di essere stato più volte a Firenze per rendere dichiarazioni ai titolari dell'inchiesta ed anche se il mandato di Canessa è scaduto, lo storico PM è detentore di una memoria utilissima a ricostruire il puzzle. 
Presso l'abitazione dell'indagato sono stati trovati oltre 170 proiettili della Winchester Serie H, ma nessuna Beretta Long Rifle calibro 22. Avrebbe avuto 4 pistole in dotazione, ma tutte sottratte da ignoti con relativa denuncia ai carabinieri.

Sui Forum ad attirare attenzione sono state in prima battuta le caratteristiche fisiche dell'indagato, se corrispondenti o meno ai profili elaborati dall'FBI e se somiglianti agli identikit dell'epoca per corporatura ed aspetto.

Torna sotto ai riflettori anche l'asse Vicchio - Prato, ovvero quell'area delimitata in cui si sarebbe potuta muovere, con cognizione di causa ed occasione di riparo, la mano omicida. 

I luoghi in cui sono stati compiuti i delitti, la dinamica di ciascuno, le testimonianze ed i reperti hanno sollecitato negli anni numerose riflessioni. Si va dal modus operandi che vede quale passaggio fondamentale "la separazione dei corpi" alla repertazione dei proiettili calibro 22 serie H sui quali è stato evidenziato il DNA della canna che li ha esplosi uno ad uno.
Non manca tra i materiali soggetti ad eventuale verifica il DNA di Pietro Pacciani, recuperato e conservato dalla Procura. Ci sarebbe poi la lettera spedita con il francobollo del Castello di Bosa da 450 Lire ed altri reperti oggi rimessi sotto il microscopio elettronico.

Redazione Nove da Firenze