Moschea e Ramadan, nulla cambia: Firenze ne esce ridimensionata

Il sindaco e Presidente della Città Metropolitana aveva proposto l'uso temporaneo della ex Caserma Gonzaga


Saltata l'ipotesi Scandicci è rientrata anche l'offerta di Campi Bisenzio, oggi si sussurrano ipotesi di nuove edificazioni a San Donnino, ma di certo non c'è niente. Ancora una volta il capoluogo toscano inciampa sulla soglia della Moschea, con un tonfo incredibile.
Tutta colpa dell'opposizione manifestata da Matteo Renzi, candidato ed ora Segretario del Partito di maggioranza? L'accordo sull'uso temporaneo della ex Caserma dei Lupi sarebbe saltato per questioni economiche, l'Imam ha infatti sottolineato gli alti costi necessari per poter ospitare il Ramadan tra le camerate.

La Moschea, fuori misura per una città come Firenze ma anche per la Carta Costituzionale che riconosce il diritto di culto e tutela la sicurezza dei cittadini, resta in piazza dei Ciompi, nel centro storico di Firenze, su una piazza vuota, sgomberata dagli ambulanti e dalla baraccopoli in amianto ivi presente dagli anni '60.
Il Ramadan che si sarebbe potuto tenere in un luogo dimensionalmente capiente ed adattato alla necessità del momento, non verrà ospitato da nessuno.

Apparirà oggi più difficile riconoscersi da cittadini di una città "solidale, aperta, multiculturale" come tante volte viene presentata Firenze sui Media internazionali.

 La comunità fiorentina dopo anni di tavoli e discussioni in cui si è girato attorno al problema, sembrava aver trovato nel decisionismo di Dario Nardella una sponda eccellente per andare in buca. Nulla di fatto.
Il Partito Democratico si è frammentato prendendo le distanze dalla proposta del presidente metropolitano, senza però riuscire a proporre valide alternative sul territorio.

Al timore manifestato per la creazione di un mega centro islamico tra i comuni di Firenze e Scandicci nella ex Caserma dei Lupi di Toscana aveva immediatamente replicato il Presidente della Città Metropolitana sottolineando che l'uso sarebbe stato limitato al periodo del Ramadan.
A ricucire i pezzi di una rottura all'interno del PD era stato il segretario Incatasciato con una riunione dei vertici locali conclusa con una nota ufficiale in cui spiccavano frasi come "Si è condiviso" e "Si è deciso" in particolare "Si è deciso, unitariamente di affiancare e sostenere l’amministrazione fiorentina nelle soluzioni che verranno individuate per il Ramadan per la prossima fine di Maggio, ribadendo che qualsiasi luogo individuato, non avrà nessun carattere di investitura per una soluzione da individuare in futuro e sarà invece solo occupato per il mese di preghiera".

L'ipotesi Gonzaga avrebbe previsto una messa in sicurezza dei luoghi con costi considerevoli, circa 100mila euro. Da qui sarebbe stata avanzata da parte dell'Imam fiorentino presidente della Comunità Islamica Nazionale la richiesta di sfruttare l'area per un periodo di tempo più lungo rispetto ai 30 giorni di Ramadan. Nulla da fare, la temporaneità della destinazione d'uso era l'ago della bilancia che teneva in equilibrio un'altra comunità, quella metropolitana.

"La Moschea è una priorità" hanno sentito anche nelle ultime ore i fiorentini, ma una priorità a data da destinarsi.

Firenze accusa anche la delegittimazione del proprio sindaco e stavolta ne esce ridimensionata sotto il profilo sociale. 
Ridimensionare la Moschea, invece? Perché la Moschea fiorentina viene vista come un mega centro alla romana, quando il capoluogo toscano è grande quanto una piccola parte della Capitale?

Ispirarsi ad uno o più luoghi sparsi sul territorio metropolitano, adatti ad ospitare i fedeli offrendo loro un ambiente adeguato, servizi e trasporti, potrebbe essere un punto di partenza? 

Redazione Nove da Firenze