Rubrica — Agroalimentare

Mosca olive: situazione grave in provincia di Siena

Cia: «Monitorare piante per non compromettere produzione»


Mosca delle olive, ci risiamo. Chi ha pensato che l’annus horribilis 2014, che aveva praticamente azzerato la produzione di olio extravergine di oliva in provincia di Siena, fosse stato un caso isolato, si sbagliava di grosso. A pochi giorni e settimane dalla raccolta 2016 la situazione appare grave in gran parte del territorio senese, seppur leggermente migliore rispetto a due anni fa. L’allarme arriva dalla Cia Siena dopo una ricognizione da parte dei tecnici in tutte le aree olivicole della provincia. Gli olivicoltori senesi devono controllare la situazione ed intervenire per non compromettere qualità e produzione a soli due anni di distanza.

Già il settore olivicolo senese – sottolinea la Cia Siena - lamentava una carica produttiva non particolarmente abbondante a causa della scarsa “allegagione” dei frutti causata dall’andamento meteorico avverso, in primavera, durante la fase di fioritura. Poi l’attacco di tutte e tre le generazioni di mosca, a macchia di leopardo sull’intero territorio senese.

«Occorre convincersi – sottolinea Luca Marcucci, presidente Cia Siena -, che il settore olivicolo deve fare i conti con i mutamenti climatici che condizionano pesantemente tutte le fasi produttive: temperature estreme e sbalzi termici, alternanza di periodi di siccità con precipitazioni eccedenti, stravolgimento degli andamenti stagionale. Anche i danni della mosca sono condizionati da queste alterazioni climatiche: la mancanza di freddi invernali, la scarsità di temperature estive (sopra i 30°C) sono fattori limitanti per l’insetto, mentre estati fresche e piovose, olive non raccolte lasciate sulle piante nell’annata precedente favoriscono gli attacchi della mosca. Occorre quindi mettere in atto strategie di difesa attente e puntuali per provvedere a contrastare gli attacchi che non saranno tutti gli anni enormi, ma comunque diverranno sempre più frequenti e pericolosi».

Per salvaguardare la qualità dell’olio – ricorda la Cia senese - occorre eseguire trattamenti contro le larve quando si supera la soglia del 10% di olive attaccate dalla mosca. «La soluzione per le aziende olivicole quindi – aggiunge il direttore Cia Siena Roberto Bartolini - non può essere altro che quella di monitorare costantemente le proprie produzioni, assistiti da tecnici preparati, professionali e consapevoli della necessità che le nostre aziende devono continuare a produrre un olio extravergine di altissima qualità».

IL PARERE DEL TECNICO

 «La presenza degli adulti di mosca olearia è abbondante pressoché ovunque – commenta Lamberto Ganozzi, tecnico Cia Siena -, ma l’intensità degli attacchi varia dallo stato di salute e della tipologia delle olive presenti sulle piante: molto energici dove le olive erano più grandi, polpose e turgide, molto più scarsi o talvolta nulli dove invece l’insetto ha trovato delle olive piccole, rinsecchite e avvizzite. Quindi l’importanza degli attacchi sono fortemente correlati alla “recettività delle olive” la capacità dei frutti ad ospitare la larva della mosca, a sua volta dipendente soprattutto dall’andamento meteorologico estivo, ovvero dalle piogge più o meno abbondanti che hanno causato o evitato stress idrici alle piante e conseguentemente alle olive. In parte hanno contribuito a determinare la suscettibilità delle olive agli attacchi del parassita anche altri fattori aziendali: adeguate fertilizzazioni o lavorazioni del terreno o gestione delle infestanti, specie varietali degli olivi».

Alcune aziende quindi sono state costrette a eseguire fino a tre trattamenti “insetticidi larvicidi” sulla mosca che, comunque, quando opportunatamente posizionati come tempistica, hanno consentito di ottenere produzioni olivicole sane e integre. L’importante è che le aziende abbiano fatto queste operazioni nei tempi e nei modi corretti.

«Ormai, essendo arrivati alla fase della raccolta – conclude Ganozzi – è opportuno sollecitare i produttori a valutare la qualità delle loro olive al momento della frangitura e, se necessario, in caso di dubbio, sottoporre ad analisi chimici e a controlli organolettici il proprio olio, che pur non essendo obbligatori per legge, possono definire con certezza la classe merceologica del prodotto ed eventualmente evitare di mettere in commercio olio con difetti».

Redazione Nove da Firenze