Rubrica — Fiorentina

Morte di Davide Astori: il capitano ha unito Firenze al Calcio italiano

Foto di Roberto Visciola dall'Artemio Franchi di Firenze


Non solo una perdita enorme per famigliari ed amici, ma anche per il mondo dello Sport italiano che ha saputo riunirsi e ritrovarsi in piazza Santa Croce, a Firenze.
 Le ultime ore vissute dal capoluogo toscano sul fronte sportivo sono state particolarmente emozionanti. La morte di un ragazzo di 31 anni nel pieno della sua attività agonistica, durante un ritiro pre-gara, nel luogo più sicuro tra i suoi compagni e lo staff tecnico con i medici, ha sconvolto tanti appassionati di calcio, di ogni fede.
L'applauso da parte di migliaia di tifosi vestiti di viola alla squadra della Juventus, reduce dalla gara di Londra e partita all'alba per non mancare l'appuntamento, è stato tra gli episodi più rilanciati sui Social Network. Parole di rispetto e di elogio sono state rivolte a Buffon e Chiellini.

Nella città che ospita il Centro Tecnico Federale di Coverciano però non ha nelle sue corde l'emozione per i colori azzurri, per una volta si è parlato di Calcio e non di tifoserie, di Calcio e non di violenza, di Calcio come Sport che unisce. Circostanza peggiore non poteva esserci, purtroppo.

 Le sciarpe colorate, ognuna con una storia incredibile alle spalle, annodate ai cancelli dell'Artemio Franchi, sono oggi uno spettacolo toccante per molti appassionati, ma sono anche emblematiche di una fede indistinta che ha abbracciato Davide come uomo prima ancora che come calciatore. 

Un capitano è un punto di riferimento per la squadra, colui che si assume le responsabilità delle sconfitte e che condivide le vittorie con i compagni.  L'eredità che Astori lascia a Firenze è enorme, moralmente più grande di qualsiasi trofeo alzato al cielo.

Redazione Nove da Firenze