Rubrica — Agroalimentare

Montagna toscana: 1 milione di ettari in cui vivono 600 mila abitanti

Consiglio regionale della Toscana: in aula il report 2010-2016


Firenze – Non solo dati e interventi, ma anche identità, storia, appartenenza e tutto per concorrere a definire scelte e programmazione per la Montagna Toscana. Il presidente dell’assemblea, Eugenio Giani, ha introdotto la comunicazione e la discussione dopo gli ‘Stati generali della montagna’. LO stesso Giani ha fatto distribuire ai consiglieri, nel fascicolo d’aula, un report sugli interventi della Regione a favore delle aree montane nel periodo 2010-2016: “E’stato elaborato sulla base dei dati presentati nelle banche dati ufficiali della Regione; mostrano una Toscana ricca di territori e di risorse ma bisognosa di una politica che tenga conto di questa particolarità, per fare di ciò una risorsa e non un ostacolo allo sviluppo”.

Nella pubblicazione i Comuni sono raggruppati in sei aree territoriali omogenee, utilizzate per rappresentare il dettaglio degli interventi della Regione per le singole politiche di intervento: Appennino occidentale (province di Lucca e Massa Carrara); Appennino orientale (Firenze, Prato, Pistoia, Siena); Appennino orientale (Arezzo); Colline metallifere e Toscana centrale (Grosseto, Livorno, Pisa e Siena); Amiata e Toscana sud (Grosseto e Siena); Arcipelago Toscano (Livorno).

Nel periodo considerato (2010-2016) le risorse assegnate ai territori montani ammontano, nel complesso, a 1.430,6 milioni; il 43 per cento di questi (609 milioni) riguarda il settore dell’agricoltura e foreste, specialmente grazie ai finanziamenti legati al Piano di Sviluppo rurale 2007/2013 e 2014/20. Da segnalare 202,3 milioni per il settore della governance e istituzionale, dovuti in gran parte ai trasferimenti per garantire il funzionamento degli enti locali montani.

Le aree montane che hanno beneficiato del maggior numero di risorse sono l’Appennino occidentale (25 per cento, pari a 363,9 milioni) e l’Appennino centrale (23 per cento, pari a 323,3).

Fra i dati medi (pro capite o pro ettaro a seconda della politica di intervento) si segnalano 754 euro per ettaro per l’Appennino orientale nel settore dell’agricoltura; 432 euro per ettaro per l’Appennino Occidentale nel settore della tutela dell’ambiente e dell’assetto del territorio; 237 euro pro capite per l’Arcipelago toscano nel settore dell’accessibilità e mobilità.

Nel report, per il Piano di sviluppo rurale (2007/2013; 2014/2020) e il Piano regionale agricolo e forestale (2012/2015) sono stati presi in considerazione, rispettivamente,la spesa pubblica erogata a favore dei beneficiari (per il Prs) e le risorse assegnate da Artea (per il Praf). Per gli altri programmi comunitari 2007/2013, il Par Fas 2007/2013 e il Por Creo Fesr 2014/2020 sono stati considerati i finanziamenti gestiti dal bilancio regionale attivati sino ad oggi; per tutte le altre politiche regionali gli impegni effettuati sul bilancio regionale 2010/2016.

Numeri importanti, come ricorda il presidente Eugenio Giani nella relazione distribuita assieme al report, dove si definisce “la valorizzazione della montagna toscana obiettivo politico prioritario da perseguire”. Dagli Stati Generali della Montagna, a dieci anni di distanza dall’ultima conferenza regionale, è emersa “ancora più evidente la necessità di restare, tornare e investire nella montagna; ma per far questo serve un programma di partecipazione territoriale che miri a migliorare la cooperazione fra le aree confinanti e tra i comuni limitrofi in termini di accessibilità, innovazione, valorizzazione delle risorse naturali e culturali”. Un approccio che costituirebbe “in molti casi una fase prodromica alla fusione di piccoli comuni”, così che “l’unione sia un elemento di forza e non una violenza subita dalle comunità”. Per il presidente “Dobbiamo lavorare per agevolare un processo volontario di sussidiarietà tra piccoli”, a favore di un percorso che offra ”concreti effetti sugli investimenti infrastrutturali, rendendo accessibili aree più impervie, garantendo servizi sanitari anche a pochi abitanti, migliorando fattivamente la qualità di vita nelle aree montane”.

Il ringraziamento all’assessore all’Agricoltura Marco Remaschi “per l’attenzione e la dedizione ai territori della nostra montagna” e a quello alle attività produttive Stefano Ciuoffo per l’impegno profuso nella promozione turistica del territorio montano regionale, accompagnano il commento sui numeri e sull’importanza della montagna toscana. “Oltre un milione di ettari, su cui vivono quasi 600.000 abitanti, distribuiti in 128 comuni dei 276 totali”, ricorda Giani. Una montagna suddivisa in aree turistiche e altre ricche di risorse naturali; alcune più vulnerabili e critiche da un punto di vista di tenuta del suolo ed altre più forti. C’è però “un punto da non dimenticare, che rappresenta l’unico approccio vincente per valorizzare il nostro territorio: l’identità”. “Dal passato abbiamo ereditato una forte appartenenza al nostro territorio, ed è questo approccio culturale che permetterà di consegnare questa terra più ricca a chi verrà dopo di noi”.

L’assessore regionale Marco Remaschi ha fatto il punto dopo gli ‘Stati generali’ della Montagna. Sul tavolo, la comunicazione sull’appuntamento che lo scorso 6 luglio si è svolto in collaborazione con Anci Toscana, all’interno della Rassegna Dire e Fare 2017, con due assemblee plenarie e quattro tavoli tematici. Quasi trecento persone per un “importantissimo momento di confronto con enti locali, forze sociali, istituzioni nazionali e politiche per i territori montani”, ricorda l’assessore, anche grazie al lavoro preparatorio della Regione (coinvolti tutti gli assessorati in un gruppo di lavoro che ha affrontato le varie tematiche) e condotto con Anci Toscana (nove incontri sui territori per dar voce ai sindaci e a tutti i soggetti interessati a raccogliere sul posto problemi, suggerimenti o prorposte comuni).

Il punto di partenza è stato il progetto ‘Politiche per le Aree interne e per la Montagna’, inserito all'interno del PRS 2016-2020, ma anche l'intera programmazione degli interventi regionali che è già impostata mettendo al centro i territori oltre allo studio svolto da Irpet ‘Aree montane, aree interne, aree fragili’. Sulla base degli incontri preparatori e degli Stati generali, continua Remaschi, “sarà possibile costruire un nuovo percorso sia all’interno della Consulta della Montagna, che è stata recentemente ricostituita, e di cui è prevista la convocazione a settembre proprio per discutere gli esiti degli Stati generali e anche attraverso l’Osservatorio della montagna che entrerà presto in funzione”. In primo piano anche ulteriori incontri, coem quello annunciato dall’assessore Vittorio Bugli sugli assetti istituzionali, particolarmente di interesse per i comuni montani.

Ora, la prima occasione per accogliere le proposte di integrazioni degli strumenti di programmazione regionale è data dalla Nota di aggiornamento al DEFR 2018, che sarà adottata dalla Giunta regionale entro il 31 ottobre prossimo. Proprio a questo fine la nuova programmazione regionale si dovrà fondare sulla progettazione integrata e intersettoriale, coinvolgendo necessariamente più assessorati. Tra gli esempi citati la promozione di prodotti tipici della montagna e politiche del turismo; i presidi socio-sanitari in montagna e servizi digitalizzati, la promozione economica e fiscalità di vantaggio.

Gli esiti dei tavoli tematici

Momento centrale degli Stati generali sono stati i quattro tavoli tematici paralleli che si sono tenuti durante l’appuntamento al Cinema della Compagnia. I primi due per discutere dei servizi socio sanitari, educativi e di mobilità. Quindi il tavolo per parlare di ‘opportunità’ per tornare o continuare a vivere in montagna; infine il tavolo centrato sulle politiche di sviluppo.

Sul fronte dei servizi socio sanitari e della scuola le novità normative intercorse negli anni, soprattutto la riduzione del numero delle AUSL, costringono a un nuovo confronto con la Regione.

Scuola, servizi educativi e formazione sono “elemento cruciale per mantenere e accrescere la qualità e le competenze delle comunità territoriali”. La presenza di piccole scuole, fattore potenzialmente critico, “permette però di agire su versanti innovativi, recuperando metodologie didattiche tipiche (pluriclasse) in una cornice innovativa, supportata dagli strumenti tecnologici messi a disposizione dall’ICT (Information Communications Technology)”.

La sperimentazione di forme di coinvolgimento diretto delle comunità locali è elemento rilevante e, dal punto di vista sociale socio-sanitario, la dimensione zonale è centrale sia per la progettazione dei fondi strutturali europei che per i nuovi strumenti di contrasto alla povertà. Le caratteristiche geografiche ed epidemiologiche di questi territori rendono necessario lo sviluppo di luoghi multifunzionali che rispondano al bisogno di cure, informazioni e orientamento: case della salute, collegate alle reti di supporto alle cronicità, ma anche punti di servizio (farmacie, agriturismi, uffici posta li, botteghe etc.) utili anche dal punto di vista del monitoraggio della condizione della popolazione anziana.

Nel binomio di “accessibilità e sicurezza” occorre considerare i presidi ospedalieri come “punti di una rete dell'offerta sanitaria”, garantendo la ‘specialistica’ per la presa in carico del paziente cronico. Importante anche lo sviluppo della rete di emergenza urgenza(118 ed elisoccorso).

Riguardo ai servizi di mobilità,connettività, accessibilità digitale,infrastrutture, devono essere fatti ulteriori investimenti per garantire il diritto alla mobilità coniugato con la sostenibilità. La Regione Toscana ha ribadito che concede anche l,50 euro a km per la mobilità sul proprio territorio, “in alcuni casi in rapporto al trasporto scolastico che potrebbe essere collegata al trasporto locale”. E’possibile pensare a nuovi sistemi di mobilità ‘on demand’, stabilendo un tavolo specifico per analizzare le norme di utilizzo e aiutare i Comuni o le associazioni a regolamentare queste nuove forme di trasporto.

I collegamenti in banda larga e ultralarga sono da incrementare sia per i cittadini che per le imprese. Tra le proposte formulate quella di rafforzare i punti di accesso assistito ai servizi e quella di riprendere e innovare l’esperienza delle botteghe della salute come supporto alla popolazione delle aree montane, grazie soprattutto al servizio civile regionale. Rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati hanno proposto, inoltre, di rendere le proprie sedi nei territori montani dei veri e propri presidi per i servizi on line. Da più parti è stata richiesta l’apertura di un tavolo Regione Toscana - Anci Toscana sulla mobilità sostenibile e innovativa con specifica attenzione alla montagna.

A proposito della cosidetta ‘mobilità turistica’ sarebbe necessario modificare la legge regionale sull’escursionismo, in modo che i sentieri diventino infrastrutture regionali gestite dalla Regione. E’stata comunque ribadita l'importanza anche della connettività, sia per la ricerca di persone in difficoltà che per la disponibilità di sistemi cartografici e mappe.

C’è da valutare le potenzialità che potrebbero scaturire dalla definizione e promozione di un “prodotto turistico Montagna toscana”.

Il pieno sviluppo delle aree montane è oggi ritardato anche dalla mancanza di filiere che connettano le produzioni agricole e forestali con le attività di trasformazione e consumo pur esistenti. Bisogna attivare misure di agevolazione fiscale e burocratica, possibilmente omogenee con le regioni confinanti, a vantaggio di imprese e attività commerciali.

Il tema dello spopolamento è fondamentale, legato anche a questioni ambientali e ai problemi del dissesto idrogeologico. E’essenziale costituire azioni integrate, seguendo in tal modo la tendenza dell’Unione europea alla valorizzazione delle risorse rurali, anche predisponendo meccanismi di gestione coordinata dei fondi per lo sviluppo.

Redazione Nove da Firenze