Montagna in Toscana, mancano investimenti e servizi

Per riportare vita in montagna servono motivazioni economiche e sociali


Nelle aree montane della regione vivono 600mila residenti in 128 comuni.

Regione Toscana e Anci hanno dedicato una giornata a confronto e riflessione presso il Cinema della Compagnia. "Vogliamo vivere la montagna come una opportunità, non come un problema" ha esordito l'assessore regionale a agricoltura e politiche della montagna Marco Remaschi, nell'aprire i lavori. "Questi ‘Stati generali della montagna' – ha aggiunto - sono una occasione di ascolto, di confronto, ma anche di programmazione attenta dei bisogni. E' nostro obiettivo uscire da questa giornata avendo ben chiare azioni mirate, concrete, realizzabili".

La conferenza regionale di oggi arriva a dieci anni dall'ultimo appuntamento analogo. Un lasso di tempo dentro il quale i cambiamenti di scenario sono stati significativi: Remaschi ha ricordato la crisi economica, che sulle zone montane ha avuto ripercussioni anche più pesanti e che ha prodotto una riduzione delle risorse finanziarie, la riorganizzazione istituzionale (la chiusura delle comunità montane, l'avvento delle unioni dei comuni, il riordino delle deleghe alle province). "Dopo questo periodo - ha detto l'assessore - vogliamo ripartire stringendo una alleanza più forte con la montagna, varando un metodo di confronto che includa di più i rappresentanti e gli operatori dei territori.

Nell'introduzione istituzionale della conferenza è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani il quale ha ricordato come chi vive in montagna è un "alleato della visione che abbiamo della Toscana, perché vivendo in quelle aree contribuisce alla difesa del suolo, alla tutela del paesaggio, alla qualità della vita di tutti".

I lavori della mattina si sono poi sviluppati su quattro aree tematiche a cui hanno parteciperanno amministratori, esperti, tecnici, e che sono state dedicate ad alcune delle questioni cruciali della vita in montagna: dai servizi sanitari a quelli scolastici, dal sistema di trasporto reale alle connessioni virtuali, dalle potenzialità turistiche a quelle agricole.

Centrale, la questione dell'accesso ai servizi socio-sanitari. "E' nostro obiettivo – ha detto l'assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi - dare a chi vive anche nei luoghi più lontani dai centri abitati la medesima qualità nell'accesso ai servizi. Abbiamo strumenti che ci consentono di migliorare l'assistenza, anche a distanza dai centri sanitari più rilevanti: penso alla rete della telemedicina e alla rete delle botteghe delle salute, penso alla riorganizzazione del sistema dell'emergenza urgenza che ha la finalità di arrivare nei tempi più brevi possibili sul luogo delle necessità e delle urgenze, di stabilizzare lì le persone e di portarle nei centri più attrezzati per assisterle nel modo migliore".

Sulle condizioni di permanenza in montagna legate alle prospettive economiche è intervenuto l'assessore al turismo Stefano Ciuoffo indicando alcune aree su cui discutere: "Per tenere viva la montagna – ha detto – dobbiamo ragionare di gradualità della fiscalità, di politiche di incentivazione, di valorizzazione delle attività agricole, commerciali, turistiche. Nell'ambito del turismo vedo la montagna come un prodotto turistico innovativo: perché questa questa parte della Toscana ha molto da raccontare e può entrare in un mercato competitivo come quello turistico mettendo insieme tanti profili (quello ambientale o quello agroalimentare per esempio), varie discipline (dall'orienteering alla pesca, dallo sci all'escursionismo) e valorizzando il grande patrimonio storico e culturale che ha.

Dalle riflessioni dell'assessore all'ambiente Federica Fratoni è emerso un concetto: che mantenere un presidio umano in montagna è un vantaggio per tutti. "Il contrasto ai cambiamenti climatici – ha detto - passa attraverso il presidio delle zone montane; è qui, attraverso la manutenzione di boschi e torrenti che si può frenare il dissesto idrogeologico, è qui che possono svilupparsi possibili fonti energetiche alternative (penso alla biomasse) in grado di contribuire alla filiera del legno ma anche capaci di affrancare parte del territorio toscano dall'approvvigionamento energetico da fonti tradizionali".

Nel primo pomeriggio è intervenuto anche l'assessore alla presidenza Vittorio Bugli: "Stiamo portando avanti con successo la sfida infrastrutturale della banda ultralarga dopo aver garantito, negli anni passati, la banda larga in quelle zone a fallimento di mercato in cui gli operatori non avrebbero mai investito. Oggi vogliamo permettere a chi risiede, opera, lavora, visita la montagna un servizio all'altezza dei tempi. Quando abbiamo impostato la recente gara per la copertura del territorio toscano puntavamo a coprire l'88% della popolazione; grazie alla flessibilità del bando riusciremo in tre anni a coprirne il 99%. Non possiamo che essere soddisfatti pensando soprattutto a quella fascia di popolazione più giovane che così può offrire all'esterno del proprio territorio la propria esperienza e professionalità mantenendo la residenza e il domicilio nella nostra montagna".

L'intero percorso della conferenza è stato condiviso dalla Regione con l'Anci Toscana, l'associazione dei comuni per la quel stamani è intervenuto il direttore Simone Gheri: "Noi chiediamo che, per le politiche della montagna, la regione e il governo rinnovino impegno e risorse. Come è stato fatto un piano straordinario per le periferie, vorremmo che altrettanto venisse fatto anche per la montagna. Nello specifico, alla Regione chiediamo la ricostituzione del fondo dedicato, un sostegno ai servizi che già esistono, nuove idee per garantire la permanenza dei cittadini nei territori, incentivi alle imprese che ci investono. E naturalmente attenzione all'assetto idrogeologico e alla forestazione, per mantenere e preservare il nostro habitat. Anci Toscana sta sostenendo i sindaci dei Comuni montani con un grande lavoro, siamo certi che oggi le nostre proposte saranno ascoltate".

"Insieme alla Regione Toscana, dopo tanti anni abbiamo fatto il punto e posto le basi concrete per raggiungere quello che consideriamo il nostro obiettivo finale: far sì che chi vive e lavora in montagna abbia le stesse opportunità di chi vive e lavora nelle città e nelle altre aree toscane. E questo in tutti i campi: in termini di servizi, di trasporti, di scuola, di impresa, di sanità” le parole del presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato Mastteo Biffoni, chiudendo la giornata. 

 «La montagna toscana può rappresentare una grande opportunità economica per tutti quei territori considerati periferici, ma c’è bisogno di investimenti per permettere alle popolazioni locali di vivere e fare reddito ed evitare l’abbandono di questi territori. Per questo è necessario puntare sullo sviluppo delle attività economiche e fra queste l’agricoltura è uno dei settori sicuramente trainanti» dice Luca Brunelli, presidente Cia Toscana in occasione degli Stati generali della montagna toscana, oggi a Firenze.

La montagna toscana significa quasi 600mila residenti distribuiti in 128 comuni su una superficie complessiva di oltre un milione di ettari.

Cia Toscana plaude all’iniziativa della Regione che sottolinea la necessità di dare alla montagna il giusto valore e individuare gli interventi più adatte per questo obiettivo. «Siamo concordi – aggiunge Brunelli – che servono politiche integrate, per dare risposte sui servizi per i quali non possono valere le stesse regole di economicità che devono essere rispettate in città. L’agricoltura in queste aree è un’attività primaria e deve essere integrata in un sistema socio-economico che comprenda trasporti, sanità e sociale, per permettere di vivere alle comunità locali». Lo sviluppo dei servizi e delle infrastrutture, però – aggiunge la Cia Toscana - devono venire dai fondi comunitari, ma ovviamente non può essere il piano di sviluppo rurale la prima fonte di finanziamento per investire sui servizi.

Secondo la Cia Toscana, inoltre, non mancano le problematiche, come un eccesso di vincoli e di burocrazia, che sta spingendo il settore alla marginalità economica. Per questo occorrerebbe un piano nazionale di sviluppo dell’impresa boschiva, una strategia di valorizzazione della selvicoltura e dell’impresa, fondata su incentivi, agevolazioni fiscali (a partire dall’Iva sui combustibili legnosi), incentivi all’occupazione come mezzo di contrasto al lavoro nero oltre a semplificazione e sburocratizzazione.

Redazione Nove da Firenze