Migranti in Toscana: ripopolare zone abbandonate e patrimoniale per aiuti

​Le migrazioni verso l'Europa non sono più un fenomeno emergenziale, ma strutturale; occorre dunque trovare un sistema per gestirlo stabilmente


Attualmente sono 12.763 i migranti ospitati in Toscana nell'ambito di 864 strutture a cui vanno aggiunti gli oltre 900 accolti nei centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Le strutture hanno una media di 14 migranti ospitati. 

"In Toscana stiamo ospitando 13.600 migranti su una popolazione di 3 milioni e 700.000 persone. Con quale coraggio possiamo definirla un'invasione? Bisogna non suscitare in un Paese disponibile all'accoglienza sentimenti di avversione o, peggio, xenofobi. Si tratta di un problema e come tale va gestito e governato" ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi a Firenze a conclusione dell'evento di presentazione del Libro bianco della Toscana sull'accoglienza ai profughi.
"Se si continuerà a parlare di invasione – ha aggiunto - 0 i 40 Comuni toscani che dicono di no all'accoglienza, e che sono pochi su una stragrande maggioranza che accoglie, aumenteranno, diventeranno 60, poi anche 120. Bisogna invece gestire questa situazione che, se ben guidata, può anche diventare opportunità di crescita per i nostri territori".

Rossi ha messo in evidenza il valore del modello toscano di accoglienza diffusa sperimentato negli ultimi 5 anni e indicato anche quello che, a suo avviso, dovrà essere il prossimo obiettivo: "Nel 2012 ci opponenmmo alla realizzazione di un grande Centro a Coltano (Pisa), e promuovemmo quel modello di accoglienza diffusa e distribuita in tutto il territorio coinvolgendo i comuni e il grande tessuto di volontariato presente in Toscana. Quel modello è sempre in auge. Ora il passaggio nuovo, a mio avviso, è quello di responsabilizzare e coinvolgere ancora di più i comuni nella gestione dell'accoglienza e dei successivi progetti di integrazione. La mia proposta è che non si facciano più passare gli appalti per l'accoglienza dalle prefetture (appalti che poi vanno normalmente a soggetti privati e cooperative), ma che quelle risorse entrino nei bilanci dei comuni, sulla base di precisi indirizzi e vincoli e magari con una programmazione di livello regionale. Con un cambiamento di questo tipo nascerebbero tantissimi progetti di integrazione con i quali si potrebbero ripopolare zone abbandonate, riprendere e rilanciare attività produttive, si innescherebbe cioè un meccanismo tale da trasformare un problema in opportunità di crescita e di sviluppo. Laddove questo modello è stato sperimentato, per esempio, nella locride i risultati sono andati in questa direzione".

Il presidente si è detto a sua volta favorevole a un'altra proposta, volta in questo caso ad affrontare un'altra questione connessa all'arrivo dei migranti e, in particolare alla loro permanenza, e cioè la presenza di un numero elevatissimo di clandestini. "Io ho sottoscritto e promuovo la proposta di legge di Emma Bonino per promuovere il superamento della Bossi-Fini e far emergere il popolo sommerso degli "invisibili", gli immigrati irregolari attraverso un permesso di soggiorno temporaneo per lavorare. E' un idea che mi piace perché permette di far emergere i clandestini mettendo insieme le ragioni della solidarietà e quelle della crescita". "L'idea di rimpatriare tutti gli irregolari, stimati in mezzo milione, la considero invece impensabile da un punto di vista economico. Costerebbe un'enormità».

Rossi ha infine detto la sua riguardo il dibattito corrente sull'aiutare i profughi ‘ a casa loro'. "E' giusto – ha esordito - però bisogna dire anche come, con quali soldi, visto che noi sino a oggi non l'abbiamo mai fatto: l'Italia è il Paese che aiuta di meno rispetto agli altri Paesi, siamo addirittura ultimi in Europa nella classifica degli aiuti". "Per aiutarli, concretamente, a casa loro - ha poi aggiunto Rossi - si metta una tassa sulle transazioni delle multinazionali e una patrimoniale sui redditi sopra i 100mila euro".

Il "Libro bianco sull'accoglienza ai richiedenti asilo politico e protezione internazionale" è lo strumento nel quale è disegnato il modello istituzionale e sociale della Toscana, basato su un'accoglienza diffusa, capace di mettere al centro il territorio e su politiche integrate. Il libro bianco è stato presentato oggi a Firenze da Regione Toscana e Anci Toscana nel corso di un evento che si è sviluppato per tutta la mattina al Cinema La Compagnia, con interventi di tecnici, esperti, docenti universitari, amministratori.

"Sono oltre centomila – ha ricordato Bugli - i migranti sbarcati in Italia dall'inizio dell'anno. Dietro questo numero ci sono persone, con un nome e un cognome, una famiglia, una storia di vita. E sono qua ora sul nostro territorio. Di loro dobbiamo occuparci di più e preoccuparci di meno E' a partire da questa visione che abbiamo impostato tutto il lavoro contenuto dentro il documento che presentiamo oggi. Un documento che affronta la questione dell'accoglienza partendo dal presupposto che dobbiamo occuparci di chi è qui ora e di chi sarà qui a breve. Un documento che fa proposte sul come accogliamo, non sul se lo facciamo".

"Il fenomeno migratorio – ha affermato - non ha carattere emergenziale, ma strutturale. E' da questo assunto che dobbiamo partire per impegnarci a costruire politiche pubbliche orientate ad un obiettivo condiviso e primario: quello della coesione sociale. In Toscana ospitiamo poco meno di 14mila migranti: lo 0.37 della popolazione. Può un numero come questo destare preoccupazione per la perdita della nostra identità o dei nostri valori? E ricordiamoli – ha insistito Bugli – quali sono i valori identitari europei: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà. C'è paura che chi sta arrivando sulle nostre coste ci tolga parte del nostro benessere, minacci i nostri "diritti acquisiti" al lavoro, al benessere, alla cura. Ma dovremmo ricordare che i diritti che crediamo di vedere minacciati sono il frutto delle lotte e dell'iniziativa proprio di chi non aveva, di chi era più vulnerabile e sofferente".

"E allora forse è proprio questa grandissima crisi umanitaria – ha detto l'assessore - l'occasione per rigenerare un modello di welfare, ma anche un modello di società. Dobbiamo cogliere questa crisi come opportunità per riconoscere nell'altro la persona, per riscoprirci comunità, per ritrovare la fiducia".

"Questa visione – ha continuato - si traduce in una serie di principi che stanno alla base degli obiettivi che ci diamo e delle azioni che metteremo in campo, puntualmente elencate nel Libro Bianco. Sono principi che abbiamo condiviso con tante delle persone presenti oggi grazie al percorso di partecipazione e che rappresentano i presupposti degli obiettivi che insieme ci siamo dati e delle azioni che proponiamo per realizzarli. È un documento ambizioso che prova a mettere insieme in modo integrato tante diverse dimensioni delle politiche regionali. Non è un punto di arrivo ma un punto di partenza. Da qui partiamo – ha concluso Bugli - anche per ridare alla politica il ruolo che dovrebbe esercitare sempre: rispondere alle sfide di oggi disegnando percorsi per la società di domani".

Il libro bianco è il frutto di un percorso di condivisione e partecipazione cui hanno preso parte tutti gli attori dell'accoglienza: oltre a Regione e comuni, associazioni di volontariato, parti sociali, università e enti gestori.

Il contributo di tutti questi soggetti, unitamente all'analisi di circa 200 progetti di accoglienza, frutto di altrettante esperienze concrete, ha permesso di giungere alla redazione di questo documento in cui sono indicati i principi e i requisiti del sistema di accoglienza e viene definito un nuovo modello di governance, che mette al centro il territorio, favorisce l'accoglienza diffusa, incoraggia l'aggregazione dei comuni, stabilisce gli standard minimi di accoglienza e propone politiche integrate, mettendo quindi insieme tutte le esigenze fondamentali del migrante, dai bisogni socio sanitari alla formazione linguistica e lavorativa.

I principi del libro bianco
Sono 7 i principi individuati dal Libro bianco come capisaldi di tutta la politica di accoglienza. Si parte dal principio che il fenomeno migratorio è strutturale e non emergenziale e per affrontarlo stabilmente occorre costruire politiche di ampio respiro indirizzate verso un obiettivo: la coesione sociale. Per far questo occorre riconoscere nel migrante la persona, rafforzando i servizi volti a far fronte alla vulnerabilità della sua situazione e promuovendo azioni per creare relazioni tra persone accolte e comunità accogliente. Nella creazione di queste politiche programmate e stabili il ruolo centrale deve spettare al soggetto pubblico; accanto a esso perno del sistema devono essere i territori attraverso il tessuto istituzionale e sociale (associazioni di volontariato, terzo settore, associazioni di categoria). Infine si propone la promozione della cooperazione territoriale internazionale come strumento di rafforzamento delle relazioni con i Paesi di origine e quindi come parte del sistema di accoglienza

La centralità dei comuni
Il modello toscano vuol stimolare i comuni e le realtà sociali presenti sul territorio a aggregarsi per partecipare alla gestione dell'accoglienza: in questo modo i comuni potranno attrezzarsi per gestire l'accoglienza e governarla, senza più subirla. Il nuovo modello di accoglienza toscano vuole puntare sulla stipula di convenzioni dirette tra Prefetture e istituzioni sovracomunali (Province, Unioni di comuni, Circondari, Società della Salute) o tra Prefetture e Comuni capoluogo in modo da assegnare al soggetto pubblico territoriale il ruolo di regìa, indirizzo e coordinamento dei servizi di accoglienza straordinaria. In questo quadro, si propone anche la redazione di un modello di capitolato unico regionale per i servizi di accoglienza in modo da garantire standard omogenei su tutto il territorio e da innalzarne la qualità generale e valorizzare le realtà del terzo settore presenti sul territorio.

Verso una politica integrata dell'accoglienza
Il libro bianco si concentra poi sulla costruzione di una politica integrata dell'accoglienza: accanto ai bisogni primari del migrante si costruisce un sistema articolato dei servizi necessari a far crescere a tutto tondo la presenza del migrante nel contesto sociale.

Tre i fulcri di queste politiche:

  • Il primo: l'affermazione del valore dell'istruzione di base e della conoscenza delle lingua italiana come requisito per la tutela dell'individuo (la formazione linguistica è il primo passo perché le persone accolte possano interagire con le comunità locali e inserirsi in modo positivo nel tessuto sociale con cui entrano in contatto).
  • Il secondo: il riconoscimento dell'importanza dell'inserimento socio-lavorativo delle persone accolte, in quanto strumento per l'emancipazione dal sistema di accoglienza e occasione per maturare esperienze e competenze che potenzialmente possono essere spese nel paese di origine in caso di rimpatrio. Per favorire l'inserimento socio-lavorativo si ritiene necessario potenziare gli strumenti per la formazione professionale.
  • Infine il terzo: una riposta adeguata ai bisogni socio-sanitari. All'interno del libro bianco si punta da una parte ad individuare un percorso chiaro ed uniforme per l'accesso e la presa in carico dei servizi e dall'altra a qualificare - attraverso la definizione di specifici percorsi formativi - il personale deputato all'accompagnamento, alla diagnosi e alla cura delle persone accolte, con strumenti di rinforzo al dialogo interculturale.

Il "Libro bianco sull'accoglienza" sarà disponibile dalla giornata di oggi su Open Toscana.

Redazione Nove da Firenze