Mare di Toscana, limpido e inquinato: l'acqua si muove

Criticità alle foci di fiumi, fossi e torrenti, su 19 monitoraggi 7 siti fortemente inquinati


Legambiente ed Arpat mettono in campo ogni anno sistemi tecnologicamente avanzati per il monitoraggio "Usiamo anche il satellite" sottolineano dall'Agenzia per la tutela ambientale, ma il problema è che il sistema depurativo è scarso ed in alcuni casi completamente assente.
La Toscana si attesta quale meta turistica di eccellenza ed ogni anno cresce il numero di arrivi e soggiorni, è inevitabile dunque l'aumento di rifiuti che preoccupa non poco gli ambientalisti.
Il rispetto della normativa di salvaguardia diventa fondamentale così come le risorse da impiegare nella pulizia della costa, sotto osservazione la comunicazione perché "La cartellonistica in spiaggia è ancora troppo scarsa, nonostante da tre anni sia scattato l’obbligo per i Comuni costieri di apporre pannelli informativi circa la qualità delle acque. Nei 19 punti monitorati dai tecnici, soltanto in 3 i tecnici hanno potuto riscontrare la presenza di questi cartelli che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare, i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa" sottolinea Legambiente.
Arpat non si espone, non ha potere di richiamo né sanzionatorio limitandosi a "divulgare a largo spettro i dati raccolti attraverso posta certificata ai sindaci titolari della salute pubblica" ma dietro precisa domanda la risposta è "esistono casi in cui le amministrazioni ritardano.. probabilmente per motivi economici legati al turismo".

A fornire gli ultimi dati sono Giorgio Zampetti, Responsabile Scientifico di Legambiente e Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana, Guido Spinelli, Direttore Tecnico ARPAT e Raffaele Gaudio, Segretario Regionale Sindacato Medici Italiani.
Ascoltando Legambiente e poi Arpat sembra di avere davanti due soggetti in antitesi: il mare è sporco, il mare è pulito. In realtà i due soggetti operano e si concentrano su aspetti sensibilmente diversi; Arpat monitora 260 siti nei mesi estivi analizzando elementi chimici e rapportandoli sulla tabella che la normativa riconosce all'interno di alcuni "limiti" ed esordisce con un positivo "per il 90% l'acqua è di ottima qualità", mentre Goletta Verde di Legambiente si muove per punti distanti l'uno dall'altro circa 30 km concentrandosi presso i corsi d'acqua minori sui quali insistono divieti e scarichi "attenzionati".
Legambiente compie un monitoraggio inutile? Se sussiste il divieto di balneazione che senso ha certificare lo stato pessimo delle acque?
Se Arpat commenta "Non rischiamo di far passare il messaggio che il mare toscano sia inquinato", Legambiente puntualizza "Da anni cerchiamo di mettere in evidenza come situazioni di criticità sussistano a pochi metri da aree frequentate e balneabili. Non possiamo accettare che esistano luoghi off limits dove il divieto di balneazione è storico, non funziona così...".

La logica alla base del sistema è semplice. L'acqua non è gelatina, pertanto si muove ed in caso di eventi atmosferici quali l'aumento della portata dei corsi d'acqua o la variazione dei venti e delle correnti marine, si sposta lungo la costa. A riprova di questo la notizia data nelle ultime ore sulle concentrazioni di "schiume bianche" nel Tirreno. "Si tratta di paraffina - sottolinea Arpat - sversata in modo criminale da qualche nave che ha pulito la stiva in mare aperto cercando di risparmiare. Non è nociva, salvo l'ingerimento da parte della fauna ittica. Auspichiamo pertanto che resti stoccata e si depositi interamente da qualche parte anche se i recenti rilievi ce la propongono a nord di Massa, nel pisano e ieri anche a sud di Livorno".
Anche la cosiddetta "alga tossica" è stata rilevata in più siti, "Questa è dovuta alle alte temperature ed al ristagno delle acque, ma basta una libecciata per riportare la situazione sotto controllo" rassicurano dall'Agenzia regionale.

Le analisi mirano alla contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare. I parametri indagati sono microbiologici quali enterococchi intestinali ed escherichia coli.

Preoccupa poi l'eccessiva presenza di plastiche sulle spiagge toscane. Non è possibile dire quali siano le spiagge coinvolte perché anche le plastiche si spostano, ma in alcuni casi la presenza di microplastiche è di 4 volte superiore alla media nazionale

 Goletta Verde si è mossa dalla Liguria verso la Toscana e terminerà la circumnavigazione dell'Italia sul versante nord dell'Adriatico. Nel mirino le foci di alcuni fiumi, canali e fossi d’acqua dove le criticità sono spesso già note da tempo e dove Legambiente chiede immediata verifica.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente commenta "Ancora oggi in Italia circa il 25% delle acque di fognatura viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato, nonostante siano passati oltre dieci anni dal termine ultimo che l'Unione Europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi. Continueremo a monitorare i gravissimi sversamenti di schiume sintetiche che hanno interessato le coste toscane e liguri nelle ultime settimane, affinché si applichi il principio chi inquina paghi, utilizzando la legge sugli ecoreati approvata nel maggio 2015, e non si sottovalutino i rischi per la fauna marina e per la stessa attrattiva turistica delle spiagge toscane”.

"Cattiva depurazione, rifiuti galleggianti e spiaggiati e continue illegalità ambientali, che seguitano a sfregiare coste e territori italiani. Un assalto che non si ferma" recita il dossier Mare Monstrum di Legambiente. 
La Toscana con 1.097 infrazioni accertate (il 7% a livello nazionale) 1286 persone denunciate e arrestate e 182 sequestri effettuati si piazza al settimo posto nella classifica italiana del mare illegale. In pratica, oltre 3 reati accertati al giorno, 1,8 infrazioni per ogni chilometro di costa.

Tra le tipologie di reato: insufficiente depurazione e scarichi inquinanti: 324 le infrazioni accertate con 431 denunce e 99 sequestri, violazioni al codice della navigazione, nel 2016 sono stati 301 i reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, che hanno portato alla denuncia di 302 persone, pesca di frodo con 250 infrazioni accertate, 249 persone denunciate e 14 sequestri (13.755 kg i prodotti ittici finiti sotto sequestro), ciclo del cemento lungo la costa (222 quelli accertati nell’ultimo anno, con 304 persone denunciate e 61 sequestri effettuati)

“Purtroppo, ogni anno continuiamo a registrare i soliti ritardi nell’adeguamento e nell’efficientamento del sistema depurativo locale, sia nei comuni costieri che nell’entroterra – dichiara Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana -. Si tratta per lo più di situazioni note, come dimostrano i 41 agglomerati toscani sottoposti a procedura d'infrazione per il mancato rispetto della direttiva 271/1991. Questo status esige la necessità d’intervenire al più presto, per evitare che la vocazione turistica, culturale e naturalistica di una delle più belle aree del Paese venga compromessa. La Toscana, d’altra parte, sui temi ambientali, è sempre stata all’avanguardia in Italia. Per questo chiediamo con forza a Regione e Comuni interessati, sia costieri che dell’entroterra, d’intervenire al più presto. Non solo per verificare queste fonti d’inquinamento, ma per porre in essere contromisure rapide, stringenti ed efficaci”.

Il caso del Moletto del Pesce a Marciana Marina. Spiega Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana "Conferma due cose: i prelievi fuori norma degli anni passati non erano un accanimento verso la precedente amministrazione comunale, il problema derivante da un troppo pieno fognario che sfocia all’inizio dell’area portuale continua ad esistere ed è un bene che la nuova Amministrazione Comunale abbia nel suo programma la costruzione di un depuratore che speriamo metta al più presto a norma l’intera vallata marcianese. I dati confermano una situazione intollerabile in un’area così importante e delicata, che ha bisogno immediatamente di una vera protezione, di cartellonistica adeguata e di un’opera di ripristino ambientale che inizi proprio dall’individuazione di chi inquina i preziosi fossi di Mola attentando alla sua biodiversità fragile e unica”.

Antonio Lenoci