Prato: l'ex BPVi fa ricorso al Capo dello Stato per il Bellini

Biffoni: "Scelta preoccupante, in linea con gestione Zonin". Collezione d’arte di MPS, Dallai (Pd): “Fare chiarezza e tutelare il patrimonio artistico”. Piccini: "Salviamo le opere d'arte del Monte dei Paschi"


La Banca Popolare di Vicenza, in liquidazione coatta amministrativa, ha notificato stamani al Comune di Prato il ricorso straordinario al Capo dello Stato per ottenere la revoca del vincolo sul "Cristo Crocifisso in un cimitero ebraico" di Giovanni Bellini. “Sul fronte meramente giuridico il Comune di Prato si costituirà in giudizio depositando una memoria difensiva nell'interesse di tutta la città – ha deciso il sindaco Matteo Biffoni -. Resta però aperta una questione politica perché questo atto segna un’imbarazzante e preoccupante continuità con la gestione Zonin. Appellarsi addirittura al Capo dello Stato significa tradire quel segnale di apertura vantato nei confronti della città di Prato mettendo a disposizione della città le opere provenienti dalla Galleria degli Alberti e continuare a percorrere la strada intrapresa dell’ex presidente Zonin. Come città faremo una battaglia culturale in tutte le sedi, ma credo sia doveroso da parte della liquidazione coatta amministrativa, proprietaria dei quadri, una spiegazione”.

Lo scorso gennaio fu siglato un accordo tra l'ex BPVi, il Comune di Prato, Confindustria Toscana Nord e la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato nel quale si impegnano le parti alla valorizzazione della Galleria degli Alberti (Bellini incluso) sul territorio di Prato indipendentemente da ogni pronunciamento degli organi di tutela. Oggi che la Popolare di Vicenza non esiste più quell’accordo deve essere onorato dalla liquidazione coatta amministrativa e da Banca Intesa (in quanto proprietaria di Palazzo degli Alberti). “Saremo accanto alla Soprindentenza toscana che già ha mosso i primi passi e che non deve assolutamente sentirsi sola in questa che non è solo una contesa legale ma è sopratutto una battaglia culturale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio del nostro territorio, patrimonio che vede nella Galleria degli Alberti una delle sue massime espressioni – ha dichiarato Biffoni -. E' una battaglia che non deve e non può essere ridotta ad una questione soltanto pratese. La BPVi, o quel che per colpa imprenditoriale di Zonin ne resta, non è il primo né sarà l'ultimo soggetto che tenterà di rendere privato e particolare quello che è invece di proprietà di una comunità, ovvero di tutti, in questo caso di tutti noi pratesi. Del resto, in questo senso va l'accordo stipulato a gennaio 2017 fra BPVi, il Comune di Prato, Confindustria Toscana Nord e la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, che continuo a ritenere essere il patto da rispettare”. Sulla collocazione delle opere il sindaco è chiaro: “La città è pronta ad ospitare le opere a Palazzo Pretorio e in particolare al Monte de' Pegni - che attualmente ospita la mostra sulla Cintola -, luogo naturale per la loro valorizzazione: sarebbe una beffa un rientro delle opere in città non accompagnato dalla possibilità di una loro restituzione alla comunità”.

La notizia che la Banca centrale europea abbia preteso la vendita del patrimonio artistico del Monte dei Paschi non può che gettare nello sconcerto i senesi. Se così fosse il danno per la città sarebbe enorme e aggiungerebbe rabbia e amarezza ad una comunità che ha già subito molto, troppo.

Quali sono le opere della collezione Banca Monte dei Paschi che potrebbero essere messe in vendita? E in quali modalità? Sono queste alcune delle domande al centro dell’interrogazione presentata oggi, giovedì 26 ottobre, da Luigi Dallai, deputato del Partito democratico a Pier Carlo Padoan e Dario Franceschini, rispettivamente Ministri dell’economia e delle finanze e dei beni culturali, in merito alla notizia della possibile cessione della collezione d’arte dell’istituto bancario nell’ambito del piano di ristrutturazione. “Prima di tutto – sottolinea Dallai – chiedo una verifica sui possibili effetti di quanto contenuto nel prospetto informativo sulla ristrutturazione della Banca. In secondo luogo richiamo in maniera urgente il Governo a indicare quali provvedimenti intenda prendere per tutelare l’integrità e la fruibilità pubblica di un patrimonio storico di valenza nazionale”. “La collezione d’arte di Banca MPS – continua Dallai – va ben al di là del suo valore patrimoniale. Le oltre 30 mila opere sono la testimonianza di una storia e di un legame con il territorio che è patrimonio dell’intero Paese. L’allarme suscitato nei senesi è giustificato proprio per quello che questa collezione rappresenta per la comunità. È bene, dunque, fare chiarezza, ricostruendo con la massima completezza, tutti gli elementi della vicenda e tutti i possibili sviluppi futuri. In questo senso sono fiducioso nella collaborazione e nella pronta risposta del Governo che, in questa legislatura, tramite il Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo ha perseguito politiche mirate ed efficaci per evitare la vendita all’estero di opere rilevanti del patrimonio artistico e culturale nazionale”.

"Una vergogna e un'umiliazione senza fine. Un Paese vinto che paga danni di guerra senza aver nemmeno combattuto". Così Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico Lega Nord e consigliere regionale in Toscana e Manuel Vescovi, commissario della Lega Nord Siena, commentano la notizia che tra gli obblighi imposti al Monte dei Paschi per gli aiuti di Stato vi è anche per il Monte l'obbligo di cedere l'inestimabile raccolta d'arte. "Nel 2015 presentammo un'interrogazione alla Giunta Regionale in merito ai rischi di dispersione della raccolta d'arte del Monte dei Paschi. Ci presero per matti ma purtroppo oggi scopriamo con sgomento che i nostri timori erano fondati. Se non si aprono gli occhi dopo notizie come questa non sappiamo cos'altro manchi per svegliarsi. E se domani a seguito di qualche debito fra banche passassero a Firenze a prendere il David? E se dopo essere stati affidati ad un tedesco, davanti agli Uffizi un giorno arrivasse il camion dell'Unione Europea con il gentile invito di consegnare la Venere di Botticelli? No, non ci stiamo, dopo che abbiamo dato 63 miliardi per salvare le banche tedesche via prestiti alla Grecia quando noi dobbiamo salvare una nostra banca senza peraltro ricevere un centesimo da UE o Germania dobbiamo accettare l'obbligo di vendere le opere d'arte? Non scherziamo. Non ci attendiamo nulla da Gentiloni"- concludono Borghi Aquilini e Vescovi - "noto per aver regalato senza dire nulla a nessuno chilometri di mare della Toscana; ma ci penseremo noi, una volta al governo, a rimandare all'Unione Europea la sua richiesta di vendere le opere d'arte della più antica banca del mondo spillata con una fattura per la restituzione dei nostri 63 miliardi dei fondi salva-Stati. Per ora non si provino a toccare nemmeno una cornice."

“Ma occorre - sostiene Pierluigi Piccini - un ulteriore intervento della banca e della Soprintendenza, che devono muoversi per dare ulteriori garanzie di tutela". Le opere d’arte più famose di proprietà della banca sono vincolate ope legis, regime che non cambia al variare della natura giuridica dell’istituto di credito da pubblico a privato. In più, pare che la Soprintendenza stia facendo una verifica per rinnovare il vincolo delle opere ai palazzi dove le stesse sono alloggiate. Questo rende inamovibile il patrimonio artistico lasciandolo a Siena, indipendentemente da qualsiasi variazione di proprietà. C’è una preoccupazione, ed è relativa ai tempi. Serve una spinta civica: la nostra comunità chieda alla Soprintendenza di accelerare la procedura per ottenere questo ulteriore vincolo e il Monte dei Paschi collabori attivamente per tutelare un patrimonio che appartiene ai senesi.
Poi c’è un’ulteriore preoccupazione da fugare. Non tutte le opere in deposito al Monte dei Paschi sono vincolabili. In altre parole, esistono documenti, oggetti, opere minori: tutto un altro patrimonio che può avere un valore affettivo, identitario, documentale che dobbiamo tutelare, indispensabile per ricerche, di cui la banca si deve porre come garante nei confronti della collettività”.

Redazione Nove da Firenze