Rubrica — Pugilato

Leonard Bundu vicino a lasciare la boxe

Dall’America arriva l’intervista sulle intenzioni del campione fiorentino


Le palestre di pugilato sono ricche di foto, vecchie e nuove. Pugili famosi, volti meno noti e semplici appassionati mostrano il pugno chiuso o sorridono a beneficio della macchina fotografica e di chi poi guarderà quelle immagini.

All’Accademia Pugilistica Fiorentina questa galleria è nel corridoio lungo e stretto che precede il vero spazio della palestra. Fra le tante immagini presenti, anche di campioni Mondiali, Olimpici ed Europei, c’è ovviamente il volto sorridente di Leonard ripreso in più momenti della sua carriera. In uno di questi scatti Leonard sfoggia il look con i capelli ossigenati tipico degli anni ’90.

Mi sono soffermato spesso ad osservare quelle foto ed a leggere le didascalie per capire meglio chi fossero davvero quei personaggi, chiedendo poi spiegazioni al Maestro Boncinelli e al presidente onorario dell’APF Ezio Sottili. Ne vengono fuori aneddoti interessantissimi, come quella volta al Palais des Sports di Parigi che sparì misteriosamente la luce, e Mario D’Agata, sordomuto dalla nascita, nel bel mezzo della sua sfida mondiale, si trovò anche - per alcun i minuti - cieco. Ed al ritorno della luce non trovò più la corona mondiale, finendo per perdere al termine delle quindici riprese.

Sarà un grande onore per me e per chi c’era, raccontare negli anni Leonard Bundu: quella volta al Foro Italico che combatté con un ematoma grosso come una pallina da tennis sulla fronte, tenendo testa a Petrucci per la sua prima sfida Europea. La volta dopo, nel rematch con Petrucci a Mandelaforum, che lo consacrò campione continentale a 44 anni dalla vittoria europea di Atzori. Poi di quando fulminò al primo round Ismael El Massoudi ed all’undicesimo Jackiewicz. Di quando a Londra chiuse la bocca e la carriera dello spocchioso Lee Purdy, che continuava a rinfacciargli che era troppo vecchio. E dopo poco tempo ripeté l’impresa, sempre in Inghilterra, nel giardino di casa di Frankie Gavin, costringendo l’arbitro a fare la sceneggiata del paradenti, dopo che Leo aveva stampato il suo montante sinistro sul fegato del ragazzo inglese.

Ci sarà spazio anche per le sfide mondiali perdute oltreoceano, viste attraverso le immagini TV, che hanno messo Leo davanti ai pugili meno raccomandabili del momento: Thurman e Spence. Sapendo, quando lo racconterò, di quanta strada hanno fatto i due talenti americani e forse il nome del prossimo italiano che sarà arrivato ai livelli di Leonard Bundu.

La verità è che avevo sentore delle intenzioni di Leonard, ma non mi andava di scrivere per primo, e così ora scrivo in questa maniera.

Grazie Leo, qualunque cosa tu scelga di fare, provare il tuo cambio guardia ed il tuo doppio montante sinistro, mento/fegato, è come provare a suonare la chitarra immaginaria di Jimi Hendrix. Chi ha solo messo una volta i guantoni a Firenze, e non solo, in questo momento si sente come me.

L'intervista a cura di Dario Torromeo su: http://news.boxeringweb.net/



Pugilato — rubrica a cura di Massimo Capitani

Massimo Capitani

Massimo Capitani — Massimo Capitani, Fiorentino. Da ragazzo pratica molti sport, fra cui il pugilato. Nel mondo della Boxe rientra, molti anni dopo, come inviato di Nove da Firenze

E-mail: boxe@nove.firenze.it