Rubrica — Agroalimentare

La vendemmia della Vernaccia di San Gimignano inizia sotto il sole di agosto

Rischio in Toscana a causa di caprioli e cinghiali. Fedagri-Confcooperative: “La Regione ci ascolti, serve rivedere la legge sugli abbattimenti”


Firenze, 25 agosto 2017– Lunedì 28 agosto per molti produttori (ma non per tutti, esposizione, suoli e altimetrie continuano a fare la differenza) inizia la vendemmia della Vernaccia di San Gimignano. Cinquant'anni fa sarebbe stata una notizia da prima pagina, oggi si merita si e no una colonna in Cronaca. Perché a San Gimignano, come in Toscana, in Italia, in Europa, nel Mondo, in questi cinquant'anni il clima è cambiato e certi fatti ad esso collegati non fanno più notizia, rientrano nella norma, e che il periodo di vendemmia dipenda dal clima è un dato di fatto.

La Vernaccia di San Gimignano è stato il primo vino italiano ad ottenere la denominazione nel 1966. Da quell'anno andamento climatico e data di inizio vendemmia sono monitorati e conservati. Leggiamo negli annali: 1966, inizio vendemmia terza decade di settembre, 1967, idem, 1968, seconda decade, 1969, fine settembre, e così fino al 1974, quando si registrarono temperature molto calde e siccità da giugno a settembre e una vendemmia anticipata ai primi del mese. Lo stesso accadde nel 1975, ma dal '76 in poi fino agli anni 2000 la norma per la Vernaccia di San Gimignano è la vendemmia nella seconda quindicina del mese, in prevalenza nella terza decade.

Dal 2000 tutto cambia. Senza soffermarsi troppo sul 2003, l'estate più calda e l'annata più siccitosa degli ultimi quattro secoli (a San Gimignano piovve solo 65 giorni su 365 e nel mese di agosto per ventitre giorni consecutivi la temperatura superò i 35° con frequenti punte sopra i 40°), quando l'inizio vendemmia fu il 7 settembre, la norma per i primi 17 anni del nuovo secolo è la raccolta delle uve di Vernaccia entro la prima metà del mese, frequentemente nella prima decade. Solo nel 2010 si è registrata una vendemmia 'tardiva' (solo per il periodo!), iniziata il 18 settembre. Nel 2011, altra annata calda e siccitosa, la raccolta delle uve Vernaccia di San Gimignano iniziò il 31 agosto: ecco spiegato perché la vendemmia 2017 a fine agosto non è più una notizia da prima pagina.

Ripercorrendo l'andamento climatico dell'anno e lo sviluppo vegetativo dei vigneti, vediamo che dopo un inverno degno di questo nome per quanto riguarda le temperature (particolarmente nel mese di gennaio, quando le medie sono state la metà di quelle degli ultimi due anni) nel mese di marzo è esplosa la primavera con caldo e tempo soleggiato. Quello che accomuna i primi tre mesi dell'anno (e l'ultimo del 2016) è la scarsità delle piogge, caratteristica costante della stagione fino all'inizio dell'estate, quando la scarsità è diventata assenza quasi totale di precipitazioni per lunghi periodi. La cacciata dei germogli si è verificata con almeno quindici giorni di anticipo nell'ultima decade di marzo e il tempo è rimasto invariato per tutta la prima metà di aprile, fino al 19, quando si è verificato un brusco abbassamento delle temperature, che sono arrivate a -1° la mattina del 19 e a +1° nei due giorni successivi. Le gelate hanno colpito a macchia di leopardo e in modo più deciso nei fondo valle, causando danni significativi ai vigneti già germogliati da oltre venti giorni, con perdite di prodotto che nei casi peggiori sono arrivati al 30-40%. Le temperature poi si sono mantenute basse al di sotto della media fino alla fine del mese, tanto da comportare il blocco dello sviluppo vegetativo dei vigneti. Nella prima decade di maggio le temperature hanno gradualmente iniziato a rialzarsi, aumento proseguito nella seconda e terza decade del mese, quando è ripreso lo sviluppo vegetativo che lentamente è rientrato nella norma: le piante colpite dalle gelate hanno ributtato i germogli dalle sottogemme, che però in seguito hanno prodotto meno infiorescenze rispetto a quanto avrebbero fatto i germogli originari, fatto che spiega la minore quantità di uve sulle piante rispetto al 2016. .

Giugno inizia e prosegue con temperature sempre più calde e assenza di pioggia a causa della presenza dell’anticiclone nord-africano. La fioritura è avvenuta nella prima decade, quindi nella norma rispetto alla media: l’anticipo registrato per la cacciata dei germogli è completamente rientrato a seguito del freddo tardivo della fine di aprile. Rispetto alla fioritura, scarsa a causa delle gelate di fine aprile, l'allegagione è stata buona e nella norma. I temporali di fine giugno hanno giovato allo sviluppo dei grappoli mitigando la calura e rimpinguando le risorse idriche, ma dai primi di luglio le temperature hanno iniziato a rialzarsi, restando elevate anche se pressoché nella media per tutto il mese. Sporadici i temporali, che non hanno mai interessato l'area per più di un giorno. L’invaiatura è iniziata circa a metà luglio, in particolare per le uve rosse, compreso il Sangiovese, ed è proseguita sino a fine mese con lentezza e disomogeneità. Il mese di agosto non porta novità: assenza di pioggia (a parte un temporale il 10), caldo, anche con picchi intensi, afa, sono la costante.

Si giunge così alla vendemmia: le uve di Vernaccia di San Gimignano sono sane, ma come abbiamo visto in quantità inferiore. E data la siccità, è facile prevedere che anche la resa uva/vino sarà inferiore alla norma. Il primo dato certo quindi è che la quantità di vino Vernaccia di San Gimignano prodotto nel 2017 risulterà al di sotto della media. 

“La Regione intervenga, caprioli e cinghiali distruggono le coltivazioni toscane di maggior pregio, la legge sugli abbattimenti e sui risarcimenti non funziona”. L’accorato appello viene da Ritano Baragli, responsabile del settore vitivinicolo Fedagri-Confcooperative Toscana che denuncia la situazione insostenibile provocata dai danni causati a viti e ulivi dagli ungulati che crescono in numero di anno in anno e sono l'incubo costante degli agricoltori. “Alla vigilia della vendemmia quest'anno si stimano perdite di uva che vanno dal 25 al 50 per cento a seconda delle zone: una gran parte, circa il 20 per cento della perdita, è stato purtroppo causato dalle gelate primaverili, un 15 per cento dalla siccità che non è ancora terminata, cause legate alla meteorologia su cui possiamo intervenire poco, la terza causa però è da attribuire a caprioli e cinghiali che si riversano su vigne e uliveti perché non trovano altro cibo", spiega Baragli. I campi toscani sono recintati, ma non basta questo ad arginare il problema degli ungulati: “Gli abbattimenti sono l’unica strada percorribile, i cittadini devono capirlo, ne va della nostra agricoltura come anche della sicurezza sulle strade. Gli Atc (Ambito territoriale caccia) non sono in grado con la legge attuale di controllare il numero di caprioli e non hanno sufficienti risorse per risarcire anche i danni riconosciuti. I coltivatori sono esasperati”.

Redazione Nove da Firenze