Rubrica — Agroalimentare

La Regione assume impegni precisi sul contenimento della fauna selvatica

Ma il bracconaggio fa da se con reti, trappole e numerosi uccelli vietati. E la Polizia provinciale di Prato interviene


Stimolato dalle domande del Presidente Tulio Marcelli, davanti agli oltre 10.000 imprenditori presenti alla convention Coldiretti Le Raegioni del Cuore, giovedi scorso, Rossi ha “siglato” con l’organizzazione agricola un patto importante, che punta a ridimensionare la burocrazia, a dare valore alle produzioni e soprattutto a difendere le coltivazioni dall’assalto di ungulati & C. ormai abbondantemente fuori controllo. Parole apprezzate dal popolo “giallo” che partecipato convinto e numeroso alla tappa toscana del tour per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle criticità che mettono in difficoltà uno dei settori più importanti dell’economia regionale. Per le oltre 55 mila imprese che ogni anno si rivolgono alla pubblica amministrazione per presentare una domanda e che, complessivamente, inoltrano più di 140 mila richieste di autorizzazione o finanziamento, in dodici mesi, la buona notizia: presto l’iter sarà più facile.

“Entro le festività di fine anno la Regione approverà gli atti necessari per consentire ai Centri di assistenza agricola aperti in Toscana di accogliere le domande delle imprese agricole e di istruirle, sollevando gli imprenditori dallo spreco di tempo a cui sono costretti". Lo ha garantito Enrico Rossi rispondendo alla domanda incalzante del Presidente Tulio Marcelli, che, davanti all’affollato parterre, ha sottolineato il ritardo nell’adozione dei decreti attuativi, necessari per dare efficacia alla legge sull’agricoltura. L’annuncio è stato accolto con entusiasmo da Coldiretti che da tempo sollecita un’accelerazione per portare a termine la sburocratizzazione delle pratiche attraverso il principio della sussidiarietà, tuttora in sospeso.

“Condividiamo – ha commentato il Presidente Marcelli – l’impegno di Rossi non solo a completare l’iter, ma anche ad effettuare verifiche sul funzionamento della legge e degli strumenti attuativi già a partire dal prossimo mese di febbraio. Anche noi vigileremo perché tempi e obiettivi vengano rispettati”, ha concluso il numero uno della Coldiretti Toscana. In una regione dove, secondo stime prudenziali, si contano oltre 230 mila cinghiali, 200 mila caprioli, 12 mila daini, 4 mila cervi, 3 mila mufloni, ma dove i numeri potrebbero essere di gran lunga più grandi, gli agricoltori di Coldiretti hanno sottolineato con un applauso l’impegno assunto da Rossi in materia di controllo dei selvatici: “Se non riusciremo a centrare l’obiettivo chiederemo il supporto del governo nazionale”, ha detto il governatore schierandosi al fianco degli agricoltori che riponevano forti attese nella legge obiettivo. "La noma c’è, adesso dobbiamo attuarla. L’obiettivo infatti non è riconoscere agli agricoltori i rimborsi per i danni subiti (che comunque devono essere erogati con sollecitudine), ma tutelare le aziende e il frutto del loro lavoro che contribuisce anche a caratterizzare il paesaggio e l’ambiente toscano”. La strategia? Snellire e monitorare con attenzione le procedure di contenimento degli animali selvatici, recuperando un rapporto corretto con il mondo venatorio, ma ricordando che a vivere di territorio è il mondo agricolo.

“Su questo tema non siamo disponibili a fare sconti – ha detto il direttore di Coldiretti Toscana Antonio De Concilio -. Nelle campagne l’esasperazione è tangibile e merita risposte urgenti e significative. Le promesse sono importanti ma il nostro compito è verificare sul campo la reale efficacia delle misure adottate dalla Regione per riportare alla normalità la situazione”. La chiusura delle filiere per rispondere alle speculazioni che hanno fatto crollare i prezzi nelle campagne e per valorizzare il vero made in è il terzo importante tema, toccato dal Presidente Marcelli, su cui il governatore ha ribadito l’impegno della Regione. E il punto di partenza non poteva essere che la filiera del grano, oggi una delle più disastrate.

“Non senza qualche difficoltà siamo riusciti ad ottenere la Dop per il pane toscano – ha spiegato Rossi-. Adesso stiamo lavorando con i panificatori perché questo riconoscimento diventi un’occasione per valorizzare il nostro grano. Il cerchio si chiuderà se, sul piano commerciale, riusciremo ad operare in sinergia con gli altri soggetti della filiera ed avvalendoci del ruolo delle Camere di Commercio”. “Con le quotazioni 2016, che vedono il grano duro superare di poco i 20 euro/quintale e il tenero i 16-17 euro/quintale, i nostri agricoltori sono tagliati fuori dal mercato perché producono con costi più alti”, ha commentato il direttore Coldiretti Antonio De Concilio, richiamando l’attenzione sulle difficoltà di una regione che si distingue per la qualità e che, con i suoi 3,5 milioni di quintali di prodotto, occupa il quinto posto della hit nazionale. “Iniziative di filiera sono indispensabili ma occorre intervenire immediatamente anche con misure straordinarie. Salvare la cerealicoltura è fondamentale, perché senza di essa muta il paesaggio della Toscana e si rischia una pericolosa desertificazione, con tutte le conseguenze ambientali ed idrogeologiche connesse, oltre agli evidenti riflessi occupazionali nella filiera e nell’indotto che questa crisi potrebbe provocare”. Ma l’obiettivo di Coldiretti, condiviso dalla Regione Toscana, è di percorrere la strada del completamento delle filiere per valorizzare tutto il made in Tuscany e di dedicare un’attenzione speciale all’extravergine autentico protagonista della tappa toscana del Tour delle Raegioni.

Reti, trappole e una cinquantina di uccelli vietati in un congelatore. E' il frutto del sequestro messo a segno sabato mattina da una pattuglia della Polizia provinciale a Castelnuovo di Prato, nel terreno appartenente a un cacciatore che adesso è accusato di cattura e uccisione illegale di uccelli e di utilizzo di mezzi non consentiti. “Un'operazione importante nell'ambito della lotta al bracconaggio che interrompe un'attività illegale probabilmente portata avanti da anni – spiega il comandante della Polizia provinciale di Prato Michele Pellegrini – L'intervento è stato possibile grazie alla presenza e al controllo del territorio da parte degli agenti. Siamo arrivati sul terreno grazie a richiami di uccelli insoliti in questa stagione e abbiamo trovato 24 metri (per 2 metri di altezza) di reti e alcune trappole posizionate”. Al cacciatore, un 65enne italiano, sono stati contestati i reati di uccellagione (reti), caccia con mezzi vietati (trappole), detenzione e uccisione di animali e specie nei cui confronti la caccia è vietata, maltrattamento di animali e omessa custodia nei confronti di due fucili e delle relative munizioni. Le reti e le trappole, come si detto, erano allestite in un terreno completamente recintato, di proprietà del cacciatore, opportunamente oscurato da una alta e fitta siepe di alloro. Qui il proprietario svolge abitualmente anche attività agricole, ci sono infatti coltivazioni a ortaggi, viti ed alberi da frutto. Intorno ai mezzi illegali appositi richiami vivi (merli e tordi bottacci) che attraevano gli altri uccelli in modo che rimanessero intrappolati. Al momento del sequestro nelle reti è stato rinvenuto uno storno, intrappolato ma ancora vivo, che è stato subito liberato. Sono state sequestrate complessivamente 4 reti per cattura di uccelli, 4 trappole in ferro a scatto, anch'esse in attività di cattura di uccelli ed altra fauna selvatica. Dalla verifica delle strutture e degli annessi agricoli son stati poi rinvenuti all'interno di un congelatore 53 uccelli morti quasi tutti appartenenti a specie vietate e due fucili da caccia (un calibro 24 ed una carabina) e 23 cartucce detenute in luogo non idoneo. L'operazione conferma il costante impegno del Corpo di Polizia Provinciale di Prato per la tutela e la salvaguardia degli animali della nostra provincia e per la lotta alle attività illegali e al bracconaggio, ma anche l'importanza, al fine di prevenzione e repressione degli illeciti in materia di caccia, pesca e ambiente, della presenza continua del personale di vigilanza sul territorio, soprattutto nelle zone periferiche e extraurbane.

Redazione Nove da Firenze