Italia fuori dai Mondiali di calcio: dramma sportivo e problema culturale

Il presidente del Consiglio regionale ha commentato la mancata qualificazione a Russia 2018


L'Italia dopo l'1 a 0 subito in Svezia e lo 0 a 0 di San Siro è fuori dal Mondiale di Russia 2018. Non accadeva dagli anni '50. Oggi tra ironia e sarcasmo, amarcord, titoli e vignette si consuma una riflessione che potrebbe essere utile, seppur tardiva. Ma quali sarebbero gli errori da riparare e le fondamenta sulle quali rinascere? 
 
Gli sportivi italiani sono caduti nello sconforto. Un'uscita di scena che sembra aver toccato tutti, nonostante il calcio sia ritenuto spesso ingombrante rispetto all'elenco di discipline amate e praticate in tutta Italia.
Numerose le reazioni, anche politiche. C'è chi ha accusato il sistema di non riconoscere nella Nazionale una figura più importante dei Club, chi di non coltivare i vivai, chi di non prevedere un limite di giocatori italiani da far crescere in nazionale, e chi di non aver motivato allenatore e giocatori per un traguardo delicato e dalle grandi ricadute sull'intera nazione.

Tutti ne parlano ma lo fanno con battute, in realtà che la nazionale dopo 60 anni non vada ai Mondiali è un fatto molto grave. Spero che oggi ci si renda conto di quanto sia importante lo sport nell'identità della nostra nazione, delle nostre regioni e delle nostre città” commenta il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani.

“Dobbiamo chiederci cosa possiamo fare perché lo sport diventi importante”. Il presidente Giani coglie l’occasione per fare una riflessione più ampia, per rilevare un “fatto culturale”. “Mi rivolgo – ha continuato Giani – agli insegnanti che impediscono ai ragazzi di andare ad allenarsi perché ritengono lo sport di secondo piano, lo dico alle autorità ministeriali, che non hanno mai voluto mettere insegnanti di educazione fisica nelle scuole primarie. Dietro l’eliminazione della squadra di calcio c’è questo fatto culturale. Auspico che si capisca la necessità di politiche per lo sport, importanti per la crescita dei ragazzi”.

Niente giri di parole, va dritto al punto il presidente del Coni Giovanni Malagò. Parlando del presidente della Figc Carlo Tavecchio dopo la mancata qualificazione degli Azzurri al Mondiale, dice: "Se fossi in lui mi dimetterei". Malagò riferisce di aver sentito il numero uno della Federcalcio: "Gli ho chiesto che intenzioni avesse e mi ha detto che domani ci sarà questa riunione in Figc alle 16.

Bergomi a Tutti convocati su Radio 24: L'anello debole è diventato l'allenatore, i giocatori si son presi degli alibi. “Dobbiamo partire proprio da quella riunione fatta dai giocatori, io penso, perché essendo stato io giocatore, se tu fai una riunione senza l'allenatore vuol dire che ti vuoi parare tu qualcosa. Tu senti qualche critica verso i giocatori? Nessuna. E invece perché non tocchiamo anche i giocatori? Mi spiace dire questa cosa, però da lì cos'è successo? L'anello debole è diventato l'allenatore, i giocatori si son presi degli alibi. Se noi fossimo andati ai mondiali, il merito lo davamo a Ventura o ai giocatori? Adesso a chi dai la colpa?A Ventura. Bisognava avere a quel punto lì il coraggio di cambiare l'allenatore” Così Beppe Bergomi a Tutti Convocati su Radio 24.

 Fino ad adesso Tavecchio, Conte, mi sembrava una buona operazione, le nazionali under 20, 19, 18 stanno facendo tutte molto bene perché c'è talento. La rivoluzione che vuole fare Tavecchio, non so se lo sapete - 18 squadre in A, 20 in B, due gironi di C - non gliela fanno fare perché è utopia, perché quando tu riesci a convincere le piccole squadre a non rimanere in serie A? Le idee ce le ha anche avute Tavecchio, a questo punto io penso lo capirà anche lui che diventa difficile rimanere. Però indipendentemente dall'età, secondo me, qualcosa di buono aveva fatto o aveva nelle idee di poter fare” Così Beppe Bergomi a Tutti Convocati su Radio 24.

Dobbiamo arrivare a questi grandi allenatori che possono lavorare ad interim. Tanto i soldi importanti li prendono dai loro club. Tu vai da Mourinho e gli dici: Tanto a te tanti soldi li dà lo United, te ne dà 12, 15, la federazione te ne dà 1, 2, vieni, lavori per il tempo necessario quando ci sono le convocazioni e vai lì. Perché tanto devi gestirli questi uomini. Dobbiamo arrivare a questo. Io dico Mourinho ma perché provoco in questo momento, che ne so, un italiano Mancini mi va bene. Non è stata un'idea mia, me l'ha detta un uomo per strada, dice: ma perché non mettiamo un allenatore straniero, di carisma e di personalità? E lì mi ha fatto scattare la scintilla di pensare di poter andare a prendere un allenatore importante, che allena già in un grande club. Se no questi non ti vengono, preferiscono rimanere nel club perché è un calcio diverso, è un calcio che preferiscono” Così Beppe Bergomi a Tutti Convocati su Radio 24.

Michele Anzaldi, deputato del Pd e Segretario della Commissione di vigilanza Rai, è intervenuto ai microfoni della trasmissione "Sport Academy" su Radio Cusano Campus, emittente dell'Università Niccolò Cusano.

“La Rai dal punto di vista imprenditoriale economico aveva una fortuna: i diritti della partita che tutti gli italiani speravano di vincere –ha affermato Anzaldi-. Infatti i dati di ascolto sono stati pazzeschi. A livello giornalistico questo andava sfruttato al massimo. Se tu hai una portaerei di 120 giornalisti sportivi, direttori e vicedirettori, hai la possibilità di rilanciare l’informazione sportiva in Rai per un evento del genere. 120 persone umiliate e pagate per non far nulla. Ora è uscita la lettera del cdr di RaiSport dice che addirittura l’azienda voleva interrompere la trasmissione alle 22.45 per dare subito la linea a Fazio, si è andati avanti fino alle 23 solo dopo una minaccia di sciopero da parte dei giornalisti. I giornalisti hanno fatto comunque un ottimo lavoro, mostrando la conferenza di Ventura in diretta su RaiSport, canale 57-58. Fazio andava benissimo perché è quello che ha fatto “Quelli che il calcio”, ma avrebbe dovuto ospitare il dibattito con i giornalisti di RaiSport. Il palinsesto è stato modificato per distruggere. Qui si tratta di soldi degli italiani bruciati e ascolti regalati alla concorrenza, ovvero al Grande Fratello". 

TOTO PANCHINA I nomi favoriti restano quelli fatti nelle prime ore del post Svezia, ma via via che passa il tempo il tabellone dei bookmaker internazionali sul prossimo allenatore dell’Italia, dopo il flop mondiale, si arricchisce di nuove e suggestive ipotesi. Carlo Ancelotti, riporta Agipronews, resta il nome forte per la successione di Ventura (a 3,50 secondo la sigla britannica Paddy Power), seguito da Antonio Conte e Roberto Mancini (a 6,00 e 7,00). Ma adesso spuntano anche altre candidature: alcune più plausibili e ritenute altrettanto probabili. Come, ad esempio, quella di Maurizio Sarri, dato a 7 contro 1. Oppure come l’opzione Luigi Di Biagio, probabile traghettatore nell’immediato, che vale 8,00 nelle vesti di prossimo CT a tempo pieno. Dopo aver passato in rassegna anche le posizioni di Max Allegri e Fabio Capello (entrambi a 13,00) si sale di quota in quota: dal 16,00 di Luciano Spalletti e Pippo Inzaghi, passando per il 20,00 di Gian Piero Gasperini, arrivando alle “fantaquote”. Opzioni tanto suggestive quanto poco realizzabili secondo i bookmaker: a 67,00 Francesco Totti, a 100,00 altri due ex di lusso, Andrea Pirlo e Alessandro Del Piero. Come riporta Agipronews, a 100 anche il passaggio in panchina di Gigi Buffon, mentre la quota più alta (500), influenzata dalla provenienza geografica dei quotisti, è riservata a un grande “vecchio” del calcio britannico: Terry Venables da Dagenham, già allenatore dell’Inghilterra dal 1993 al 1996.

Redazione Nove da Firenze