Inquinamento, locali a porte aperte: lo scopre anche la Toscana

Arpat si occupa dell'argomento ma non ci sono città toscane nell'elenco di chi ha compreso il problema


Secondo l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana sarebbe in atto una tendenza molto comune,ovvero quella di lasciare le porte degli esercizi commerciali aperte causando così un dispendio di energia e un aumento dell’inquinamento atmosferico.

Attività commerciali prive di porte di ingresso hanno però spesso un gettito di calore posizionato nel negozio, una soluzione che Arpat definisce "dettata da logiche di marketing, per favorire gli acquisti eliminando ogni forma di ostacolo e barriera", che però non terrebbe conto delle "problematiche legate all’impatto ambientale determinato dagli impianti termici sia di riscaldamento che di raffrescamento".

Nel recente rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano curato da ISPRA, si evidenzia come negli ultimi anni ci siano state campagne adottate dagli enti locali, sia durante i periodi estivi che invernali, per combattere l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria nelle città, soprattutto nei momenti di allerta per “allarme smog”.

Dal 2011 al 2017, ricorda Arpat "Vengono indicate possibili azioni per ridurre lo spreco energetico e tra queste ne viene introdotta una specifica che vieta la dispersione di energia prodotta dagli impianti, dovuta all’apertura permanente delle porte dei locali climatizzati, che vede coinvolti in prima linea gli esercizi commerciali, in quanto spesso hanno l’abitudine di lasciare le porte aperte o piuttosto non hanno le porte di chiusura dei locali, per questioni di marketing".
 Si tratta di misure che vengono adottate dagli enti locali tramite ordinanze che in linea di massima citano il seguente testo: "Obbligo di mantenere chiuse le porte delle attività commerciali ed affini: è vietato l’utilizzo di dispositivi che, al fine di favorire l’ingresso del pubblico, consentano di mantenere aperti gli accessi verso i locali interni, con il conseguente obbligo di mantenere chiuse le porte e gli ingressi direttamente posti verso l’esterno degli edifici".

Chi si è accorto del problema, intervenendo in materia? Arpat fa un elenco: "il Comune di Milano, Lecco, Parma, Novara, Reggio Emilia, Pavia, Vicenza, Bolzano che invitano a tenere chiuse le porte di ingresso degli esercizi pubblici e delle attività commerciali e produttive ad eccezione del tempo strettamente necessario al passaggio degli utenti. I Comuni di Torino, Mantova, Perugia, Bologna, che hanno dato seguito a provvedimenti similari, obbligando gli esercizi commerciali a non utilizzare dispositivi quali lame d’aria, ossia un getto d’aria costante e perpendicolare sulla soglia della porta d’ingresso che dovrebbe aiutare a prevenire la dispersione termica, e a chiudere le porte d’ingresso dei locali poste verso ambienti esterni al fine di evitare inutili dispersioni termiche e raggiungere il comfort termoigrometrico interno desiderato mantenendolo costante. Il divieto in genere prevede una sanzione pecuniaria per l’inosservanza". Assenti le città toscane.

Arpat segnala inoltre che "In Gran Bretagna, nel 2010 è stata introdotta una campagna dal titolo “Close the door”, che invitava i negozi a tenere le porte chiuse durante l’inverno per il conseguimento di risparmi energetici: ai negozi aderenti all’iniziativa veniva fornito un adesivo da apporre sulla porta chiusa, spiegando che si trattava di azioni di energy saving. A supporto tecnico dell’iniziativa adottata, è stato eseguito dall’Università di Cambridge un monitoraggio su alcune tipologie di attività commerciali, riportando un esito positivo sul risparmio energetico ottenuto dalla chiusura delle porte e di conseguenza un minor costo di gestione da parte dei proprietari delle attività commerciali, mentre chi operava con le porte aperte ha avuto difficoltà a raggiungere le condizioni di comfort termico per tutta la giornata, nonostante l’utilizzo delle lame d’aria".

Redazione Nove da Firenze