Inchiesta Antimafia a Firenze e Prato: sequestro dei beni

L'operazione ha l'obiettivo di tutelare l'imprenditoria che opera onestamente sul territorio


Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Firenze hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale del Capoluogo Toscano – Dott. Fabio Frangini – su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia diretta dal Procuratore Capo, Dott. Giuseppe Creazzo, nell’ambito di una complessa inchiesta che vede coinvolti nr. 9 soggetti, a vario titolo indagati per fittizia intestazione di beni e trasferimento fraudolento di valori ex art. 12 quinquies del D.L. n. 306/1992.

La citata misura cautelare reale scaturisce dagli esiti di un’indagine che ha interessato, tra gli altri, la posizione patrimoniale di una persona pratese (P.P. di 47 anni, soggetto vicino al clan Terracciano e pregiudicato per reati associativi in materia di traffico di sostanze stupefacenti), già coinvolta in passato nell’ambito di un’istruttoria giudiziaria in materia di prevenzione antimafia e nei cui confronti si era già proceduto alla confisca di varie attività commerciali di ristorazione e pizzeria presenti nel territorio pratese, ritenute sproporzionate rispetto al reddito dichiarato.

Più in particolare, nel corso delle investigazioni coordinate dal Sost. Proc. Dott. Giulio Monferini, i Finanzieri del Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria fiorentino hanno accertato che la persona indagata pratese continuava a gestire attività nel settore della ristorazione - attraverso l’interposizione fittizia di ulteriori soggetti - con l’intento di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, integrando così l’ipotesi di reato di cui all’art. 12-quinquies del D.L. n. 306/1992.

Attraverso la minuziosa ricostruzione degli investimenti patrimoniali e societari che l’imprenditore aveva posto in essere, è stato scoperto che il soggetto coinvolto aveva aperto nuove attività di ristorazione gestite - di fatto - per suo conto, nonché proseguito nella gestione degli affari relativi al gruppo “Don Chisciotte”, grazie anche alla compiacenza di altri 4 soggetti salvo poi configurare il concorso nei confronti di ulteriori 5 persone conniventi.

L’efficacia del citato provvedimento giudiziario acquisisce un particolare valore poiché, privando il soggetto pregiudicato pratese (responsabile di reati associativi in materia di traffico di sostanze stupefacenti) di una serie di disponibilità patrimoniali acquisiti con capitali illeciti e reinvestiti nel tessuto economico toscano, si consegue anche il fondamentale obiettivo di tutelare l’imprenditoria onesta.

La custodia e l’amministrazione del patrimonio posto sotto sequestro (costituito da quote societarie, avviamento aziendale, beni strumentali nonché denaro contante e crediti riferibili a 2 società ubicate in Prato operanti nel settore della ristorazione) per un valore complessivo pari a € 5.000.000, sono stati affidati ad un amministratore giudiziario individuato dal Tribunale, così da garantire la continuità aziendale in attesa di successivi definitivi provvedimenti che saranno assunti dall’Autorità Giudiziaria inquirente.

Redazione Nove da Firenze