Inceneritore e sogni d'oro: tutto ok, ma tanti rischi

Tutto sotto controllo, ma scatta il ricorso al Consiglio di Stato e "Se saltano i contributi le tariffe possono aumentare anche del 20%"


Si allungano i tempi per la realizzazione del Termovalorizzatore, un'opera strategica a livello nazionale e non solo locale, questo a causa della Sentenza con la quale il Tar della Toscana ha evidenziato delle lacune procedurali; è stato infatti accolto il ricorso sulla mancanza delle opere 'propedeutiche' di mitigazione dell'area interessata. 
Dove è finito il bosco? Si sarebbe domandata in pratica la magistratura amministrativa.
L'aspetto comico, se tale lo si vuole definire nonostante la delicatezza dell'argomento, è che anche questa volta si profila la fattispecie tutta italiana del peccato senza peccatore, ovvero c'è l'inadempienza ma manca il soggetto inadempiente.
Superare l'ostacolo sarebbe semplice se si trattasse solo di piantumare quegli 8000 alberi previsti: il problema è dove, dato che ancora non sarebbero state individuate le aree ed eseguiti gli espropri ed anche il come, permanendo la realizzazione di un'altra grande opera ovvero l'Aeroporto di Firenze, in attesa sempre di collocare il nuovo Stadio.

Dopo l'euforia e la soddisfazione espressa a gran voce dai Comitati e dalla politica in opposizione all'incenerimento dei rifiuti, fatte salve le piccole eccezioni sollevate da chi come WWF, Italia Nostra ed Ambientalisti hanno fatto cortesemente notare di aver effettuato personalmente il ricorso al Tar, la cui sentenza è stata poi sbandierata però da tutti come vessillo vittorioso, a parlare sono oggi gli addetti ai lavori. Si sono presi 24 ore per precisare cosa? 

Livio Giannotti, Direttore di Quadrifoglio Spa non ha dubbi: "Si tratta di una Sentenza rivoluzionaria che sancisce la compatibilità dal punto di vista tecnologico e sanitario e fa piazza pulita di tutti gli 'untori'. Invece il Paese si blocca per dei cavilli burocratici".

Ad entrare nei particolari è invece Giorgio Moretti di Q-Therma: "Questa è un'opera che produce energia elettrica da fonti rinnovabili, alimenterà 40mila famiglie servendo in primis l'Aeroporto di Firenze. Il Tar mette una pietra tombale su tutte le polemiche portate avanti sino ad oggi sulle tecnologie obsolete ed i rischi all'ambiente ed alla cittadinanza.  Il Tar indica la mancanza di una determinata procedura, noi pensiamo che l'opera ricada sotto gli impianti da fonti rinnovabili e pertanto il ricorso al Consiglio di Stato verterà sulla concessione senza necessità di una pianificazione urbanistica da parte del Comune di Sesto, così come prevede la normativa specifica".

Il Tar dice che i boschi devono essere realizzati prima dell'opera? "Capiamo che non potremo accendere il Termovalorizzatore senza la presenza dei boschi - sottolinea Moretti - ma questo non vuol dire che noi non possiamo portare avanti la realizzazione dell'opera e su questo ci sarà il ricorso".

Ma perché il bisogno di ricorrere? "Noi abbiamo avanzato la richiesta per i contributi di incentivazione che valgono decine di milioni di euro e determinano la riduzione della tariffa pagata dai cittadini e dobbiamo tutelare proprio quei cittadini per mantenere salve le incentivazioni atte a realizzare l'impianto. Sarebbe un danno da 80 milioni di Euro in 20 anni che incidono sulla tariffa per il 15-18%. Abbiamo bisogno della sospensiva dell'annullamento dell'autorizzazione, poi la Conferenza dei Servizi potrà esprimersi solo in merito ai boschi della piana".

Quali sono i nuovi tempi? "Se il Consiglio di Stato si esprime a breve sulla richiesta di sospensiva (90 giorni), accogliendola riattiverebbe l'Autorizzazione, noi a quel punto riconvochiamo la Conferenza dei servizi e decade l'elemento dell'annullamento. Auspichiamo di poter fare il tutto in 6-8 mesi per poi aprire i cantieri. Nel frattempo la Regione Toscana potrebbe anche individuare aree e disporre per la piantumazione.. ma non spetta a noi proporlo".

Ma chi doveva occuparsi dei boschi previsti nella Piana? "La Provincia, era tenuta a realizzare le opere di compensazione ambientale. Provincia che è diventata Città Metropolitana per poi traslare in Regione Toscana per competenza. Il Comune di Sesto Fiorentino, con i soldi della Provincia, avrebbe dovuto individuare l'area, poi il PIT, dove era previsto anche l'ampliamento dell'Aeroporto fiorentino ha allargato l'area di interesse cambiando alcuni parametri ed inserendo nuovi soggetti".
Oggi la realizzazione dei boschi a chi spetta? "Alla Regione Toscana in termini di decisione politica"
Chi è stato allora il soggetto inadempiente? (Silenzio). 

"Nel nostro Paese - a rompere l'imbarazzo è Giannotti - qualunque sovrapposizione mette in crisi il sistema e tra il 2005 ed il 2015 è accaduto di tutto. C'erano opere di compensazione ed atti urbanistici che dovevano essere, per affermazione del Tar, già realizzati nella conferenza dei servizi laddove Sesto non doveva essere d'accordo ma doveva solo svolgere i passaggi amministrativi. Qualcuno non ha realizzato le opere di compensazione e quindi l'autorizzazione decade".

Prossimi passi? Forse una lettera al governatore Enrico Rossi dal tono "Cara Regione Toscana le piantumazioni le gestisci tu.. Vedremo poi la forma" accenna Moretti cercando di dare così un finale alla conferenza stampa.

Livio Giannotti tiene infine a sottolineare che "Il Governo nazionale non ha deciso di realizzare Case Passerini, ma prende atto della struttura di Firenze che rientra tra altre necessarie sulla rete nazionale. Nel protocollo di intesa dell'agosto 2005 c'erano i boschi della Piana concertati da Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Sesto, Campi ed ATO 6. La Provincia destina 1,8 milioni al Comune di Sesto Fiorentino per avviare l'esproprio e la realizzazione dei boschi della Piana.. tutto si interrompe con la discussione sul PIT della Regione Toscana che sposta l'area dei boschi per la pista dell'Amerigo Vespucci, e prevede un'area più vasta individuando anche i soggetti attuatori (Aeroporto) che si faranno carico dell'acquisizione delle aree e della piantumazione del bosco. La vicenda del PIT ha bloccato la procedura di esproprio da parte del Comune di Sesto Fiorentino".

Nonostante la storica convalida di tutte le eccezioni sollevate in merito alla logistica, alla tutela ambientale e sanitaria tra bosco, alberi e piantumazioni non poteva mancare la zappa sui piedi da parte delle istituzioni che si sono intrappolate da sole.

Adesso a preoccupare sono più incognite. La decisione del Consiglio di Stato, il ruolo e la reazione del Comune di Sesto Fiorentino, la capacità della Regione Toscana di riprendere in mano una competenza passata dalla Provincia alla Città Metropolitana ed arrivata come la famosa patata bollente in mano a Rossi..e forse anche l'opinione pubblica?

Antonio Lenoci