Rubrica — Fiorentina

Il futuro dei Viola: tre scenari di fanta-economia del calcio

Inesorabile declino, cessione della proprietà, o insperato colpo di scena?


Fiorentina–Lazio si disputerà sabato 13 maggio, alle ore 18:00. E' considerata l'ultima spiaggia della stagione viola, i 90' in cui giocarsi le residue speranze di accesso alle coppe europee. La squadra di Paulo Sousa arriva al termine di una settimana di malumori, dopo le esternazioni domenicali di Federico Bernardeschi e di Andrea Della Valle. La reazione della tifoseria è stata immediata e unanime. Da giorni sulle radio locali, che misurano quotidianamente il polso della situazione, si sentono quasi soltanto parole di rabbia, o comunque di incomprensione per quanto espresso nelle due interviste del dopo partita.

L'aria che tira in città è quella della fine di un'epoca, segnata da una frattura apparentemente insanabile tra pubblico e proprietà. E gli addetti ai lavori si interrogano sulle prospettive societarie di una squadra in crisi che pare inarrestabile. Proviamo a delineare tre scenari verso cui potrebbe avviarsi il destino della Fiorentina.

Il declino

Il primo scenario conferma la sensazione dell'inesorabile declino. La Fiorentina perde ogni chance di Europa League per la stagione 2017-18 e si avvia ad un ridimensionamento delle proprie ambizioni. I Della Valle non possono, o non vogliono cedere la società, ma non intendono più buttare soldi grossi nell'avventura del calcio professionistico.

In particolare i fratelli marchigiani temono le ipotesi di riforma dell'Europa League, che circolano da mesi nei corridoi della UEFA. Pare ormai evidente che il pletorico torneo a 48 squadre non sia in grado di compensare i costi di partecipazione. Pertanto al vaglio dell'Unione delle Federazioni Calcistiche Europee c'è un taglio drastico del numero, per ingrandire le fette distribuite dalla torta dei diritti. Se così fosse e nel prossimo decennio la riforma comportasse non un aumento, ma addirittura un dimezzamento delle partecipanti italiane, le speranze europee di una società come la Fiorentina si ridurrebbero al lumicino, la lasciare spazio a club più blasonati.

In questo scenario depressivo, è ragionevole pensare a un allenatore catenacciaro, tipo Stefano Pioli, Massimo Oddo, o Leonardo Semplici, per gestire una rosa meno ambiziosa. La società, per far cassa, mette in vendita Nikola Kalinić e Bernardeschi. Con i proventi delle due cessioni il DS ricostruisce una formazione per navigare senza patemi a metà classifica. Gli abbonamenti per la prossima stagione crollano ai minimi storici.

La cessione

La famiglia Della Valle, dopo 17 anni di sofferenze e "zero titoli" getta la spugna e abbandona al suo destino l'iraconda Firenze. Non prima di aver ceduto i diritti sportivi di Babacar, Bernardeschi, Chiesa e Kalinić. Questi quattro calciatori, da soli, totalizzano quasi un centinaio di milioni di euro di valore, una fetta enorme del patrimonio complessivo della società. Vendere questi atleti è come vendere l'intera proprietà, senza cederla. Dopo può essere pure regalata.

Di fronte allo sdegno popolare, lo stesso che si manifestò quando i Pontello trasferirono Roberto Baggio alla Juve prima di cedere la Fiorentina, la politica torna a intervenire sul destino viola. I renziani cavano dal cilindro l'offerta di un principe arabo. Firenze è da tempo all'attenzione degli emirati: gli immobili di prestigio, gli alberghi, i grandi magazzini, e gli aeroporti toscani fanno gola nel Golfo Persico. Ma chi è in grado di gestire una simile riorganizzazione all'ultimo minuto? Ecco pronto un piano d'impresa basato su due bandiere della storia viola. I dirigenti ideali per rassicurare e convincere la piazza sono Giancarlo Antognoni e il bomber sudamericano a cui Firenze ha dedicato un monumento e che negli ultimi tempi è tornato spesso in città. Tanto che c'è chi giura che in una villa di sulle colline, già fervano attività di restauro per tornare a ospitare il proprietario, dopo che il cantiere era fermo da anni.

Il colpo di scena

Si dice che nel calcio italiano sia deciso tutto a tavolino dagli interessi economici e così accade anche stavolta. Le due milanesi ormai hanno assunto troppi impegni estivi, tra tornei internazionali e amichevoli super-lusso, per poter disputare il turno eliminatorio di Europa League. Così, nonostante i tentennamenti viola delle più recenti partite, la Fiorentina termina il campionato con un insperato sesto posto in classifica, più per demeriti altrui che per il proprio valore.

Ecco perché Andrea Della Valle ha pronunciato la frase sibillina "A breve avrò tanto da dire". Perché sapeva di avere nel cassetto l'asso nella manica. Un accordo per affidare la gestione tecnica della squadra a Luciano Spalletti, da mesi in rotta con la Roma, e nelle settimane scorse sorpreso al ristorante con Pantaleo Corvino. E' la voce che circola in Valdelsa e che vede l'allenatore certaldino alla guida di una nuova Fiorentina, con un giovane tridente d'attacco tutto Berna, Baba e Chiesa e la cessione all'estero di Kalinić per finanziare la ricostruzione e lo svecchiamento di difesa e centrocampo. E via, senza neanche il tempo di respirare verso un luglio rovente in Europa!

Fiorentina — rubrica a cura di Nicola Novelli

Nicola Novelli

Nicola Novelli — Fondatore e Direttore responsabile di Nove da Firenze, dal 1997 il primo giornale on line fiorentino. Laureato in Scienze Politiche è giornalista pubblicista dal 1989. Dal1999 presiede Comunicazione Democratica, associazione di promozione sociale che edita www.nove.firenze.it. Dal 2012 è membro del Consiglio regionale dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana e membro delegato della Consulta delle Libere Professioni presso la Camera di Commercio di Firenze

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